Valentino Rossi, quello bollito

La MotoGP di quest'anno conferma una certezza granitica: che non si possono mai avere certezze. Chi avrebbe mai ipotizzato un 2014 con Rossi ancora competitivo e Lorenzo in crisi nera?

Valentino rossi, quello bollito

Quando si seguono gli sport, qualsiasi essi siano, è inevitabile appassionarsi alle vicende psicologiche-personali dei suoi protagonisti. Ad esempio, io odio il calcio da quando sono nato, le partite mi annoiano a morte e provo un enorme fastidio per il tifo da stadio. Ma se mi incatenassero davanti a un televisore che trasmette partite 24 ore su 24, finirei per conoscere tutti i giocatori, l'andamento del campionato, le storie personali, le aspettative tra una partita e l'altra. Il calcio finirebbe per appassionarmi non tanto per il gioco in sé, ma per i suoi aspetti collaterali. Figuratevi, perciò, con quanto piacere io segua la MotoGP, visto che adoro andare in moto. E quest'anno gli "aspetti collaterali" mi stanno entusiasmando.

 

LA LEGGENDA DI ROSSI

Quella di Valentino Rossi è una storia da leggenda. Dopo essere stato, per anni, il più forte del mondo, con 9 titoli vinti, è incappato in tre anni negativi: uno a causa degli infortuni e due per via di una moto che non capiva, la Ducati. La storia del motociclismo è piena di episodi simili: campioni di moto che, per colpa di situazioni sfortunate, vanno a fondo. Hanno ancora il talento, ma non riescono ad esprimerlo per colpa di fattori esterni; e soccombono. Perdono la fiducia nelle loro possibilità, perdono la cattiveria per sgomitare e vincere, perdono la fiducia delle Case. Rossi, a fine 2012, aveva 33 anni, l'età giusta per ritirarsi o passare in superbike. Invece ha fatto un bagno d'umiltà, è tornato in Yamaha, ha accettato il ruolo subalterno nei confronti dell'odiato Jorge Lorenzo. E s'è piazzato quarto nel campionato 2013, battendo il record di podi per un 34 enne e svolgendo il ruolo di tramite tra i "magnifici tre" là davanti (Marquez, Lorenzo e Pedrosa) e il resto della truppa. Come scrissi in un "Sentiero Pensiero" di un anno fa, lui non doveva dimostrare nulla a nessuno, il quarto posto era un risultato eccezionale per uno della sua età e con tre anni così frustranti alle spalle. Rossi si metteva regolarmente dietro giovani di belle speranze come Bradl, Bautista, Crutchlow, dotati di moto buone quanto la sua. Parecchi motociclisti da bar gli hanno dato del "bollito", con quel particolare godimento che prova l'essere umano di fronte al declino delle persone di successo, ma quella 2013 di Rossi è stata una stagione eccellente.

 

QUINDI?

Che cosa potevamo aspettarci di meglio dal 2014? Niente. Rossi avrebbe avuto un anno in più, Marquez sarebbe stato ancora più forte, Pedrosa e Lorenzo sarebbero stati sempre un gradino sopra Valentino e uno sotto Marquez. Rossi appariva un po' patetico quando spiegava che lui aveva ancora un margine di miglioramento e io pensavo: ma accontentati, che va già bene così. In fondo, aveva ritrovato stimoli e dignità dopo tre anni tormentati, quando ci sono 25enni che non riescono a rialzarsi da batoste simili. Ha sempre mantenuto la flemma e l'umorismo, anche nei peggiori momenti (quindi figuriamoci in quelli paradisiaci dove è circondato dalle bellissime paddock girls della MotoGP...) S'è rivelato grande anche nei momenti bui.

Poi c'è stato il clamoroso divorzio dal sessantenne Jeremy Burgess, che è il mammasantissima dei tecnici della MotoGP (ha vinto 15 titoli in 25 anni: due con Spencer, uno con Gardner, cinque con Doohan e sette con Rossi). Sintetizzando, tra i due c'è stato questo dialogo: "Jeremy, ti vedo demotivato, dai, datti una mossa, aiutami a tornare primo". "Vale, guardaci, siamo vecchi e stanchi, il nostro tempo è finito, smettiamola, fatti una famiglia, è già qualcosa che non ti sei ancora fatto male". "Ok, vecchio bacucco, te lo do io il tempo finito, vattene a coltivare l'orto, io adesso chiamo Silvano Galbusera e ti faccio vedere chi è vecchio e stanco". Già, Silvano Galbusera, uno senza esperienza nella MotoGP, che Rossi aveva frequentato per poche ore quando era tornato in pista, dopo la frattura alla gamba ed aveva iniziato con una Yamaha R1 da Superbike. Evidentemente, in quelle poche ore che erano stati insieme, Rossi era rimasto colpito. Galbusera è cascato dal pero, quando ha ricevuto la telefonata del pesarese.

Alla vigilia della stagione 2014, entrambi i contendenti (Rossi e Burgess) erano ai blocchi di partenza per la gara che stabiliva chi avrebbe fatto la figura di cacca. Valentino a dubitare di Jeremy o vicevera? Tanto per calcare la mano, Burgess rilasciava dichiarazioni pesanti, insistendo sulla tesi che Valentino fosse troppo vecchio per continuare a correre. Adesso sappiamo che avrebbe dovuto dire: "Vale ha ragione, sono vecchio e stanco, non ho più voglia, non vedo l'ora di andare a coltivare l'orto".

 

PRONOSTICI

Il mio pronostico razionale per il 2014 era: Marquez, assoluto fuoriclasse, con un anno di esperienza e un titolo in tasca, avrebbe dominato dalla prima all'ultima gara. Lorenzo e Pedrosa avrebbero fatto gli eterni secondi. Rossi, pur se motivato dal passaggio da Burgess a Galbusera, sarebbe rimasto comunque quarto, difendendosi a fatica dagli attacchi del giovane Bradl e dei ducatisti, galvanizzati dall'arrivo di Dall'Igna (ma i risultati sono un po’ deludenti: dite la vostra nel nostro sondaggio).

Invece, il 2014 è la dimostrazione che non esistono certezze. Marquez sta facendo quello che ci si aspettava, ma se due mesi fa mi avessero detto che Rossi sarebbe stato il secondo più forte e che Lorenzo sarebbe caduto in una crisi profonda ci avrei creduto come al "meno tasse per tutti" promesso dai politici. Che diavolo è successo?

 

CONFRONTI DA BAR

Valentino aveva ragione quando diceva che, con Galbusera, avrebbe fatto uno zik di qualità. Lo ha fatto. Pazzesco, a 35 anni è rientrato tra i Fantastici Quattro. Nessuno vorrebbe essere nei panni di Burgess, oggi. Marquez è un'anomalia, è un fuoriclasse assoluto, è il miglior ventunenne di tutti i tempi. Nessuno, alla sua età, ha mai vinto tre titoli mondiali, di cui uno nella classe regina e 37 Gran Premi (stiamo contando anche i primi cinque GP del 2014). Ha esordito a 15 anni e a 17 ha vinto il primo titolo. È il migliore pilota di tutti i tempi? Se ci dovessimo basare sui risultati conseguiti alla sua età, sì. Guardiamo i due più forti piloti della storia: Giacomo Agostini, a 21 anni, esordì nel Mondiale (classe 250) senza rimediare un solo punto, mentre Rossi, che ha esordito a 17 anni, quattro anni dopo aveva vinto due titoli e 26 GP (fermando la conta al quinto GP del 2000, anno del suo esordio nella classe regina). Certo, sappiamo che non sono confronti scientifici: ad esempio, quelli di Agostini erano tempi diversi, si iniziava più tardi, si correvano meno gare per classe, a stagione, ma si poteva correre in più classi contemporaneamente. Inoltre, pur essendo figlio d'arte ed avendo respirato l'aria del paddock fin da bebé, Rossi ha iniziato a 17 anni e non ai 15 dei più precoci, per cui, a 21 anni, pagava uno scotto di due anni di esperienza. Allora vogliamo fare il confronto dopo 6 stagioni e 5 gare? Come ho già detto, Marquez vanta 3 titoli e 37 gare; mentre Rossi era a quota 3 titoli e 43 gare e Agostini (approfittando del fatto che correva in due classi per stagione) a quota 5 titoli e 42 gare. Qui è Rossi il migliore, ma ovviamente restano discorsi da bar: dovremmo anche valutare il peso dei piloti e delle moto concorrenti e la cosa è impossibile.

E poi c'è un ulteriore confronto da fare, ma per quello ci vuole tempo: Marquez è un mostro, ma per quanti anni ne avrà ancora voglia? Manterrà questa mentalità fino ai 35 anni, come gli altri due? Agostini ha vinto il suo ultimo titolo a 33 anni, il suo ultimo GP a 34 anni e s'è ritirato a 35 anni, dopo essere riuscito a ottenere, a quell'età, ben tre secondi posti. Rossi ha vinto l'ultimo titolo a 30 anni, l'ultimo GP a 34 e quest'anno, a 35 anni, ha già centrato tre secondi posti. E sta spingendo Yamaha a tenerlo sotto contratto almeno fino ai 37 anni... Cosa succederà a Marquez nei prossimi 14 anni? Nessuno può saperlo.

 

ROSSI CAMPIONE?

Agostini, Rossi, Marquez: tre fuoriclasse come ne nascono ogni decennio o ventennio. La sfiga di Rossi è che questa sua rinascita avviene mentre Marquez è già all'opera, altrimenti staremmo ancora a parlare del Rossi numero uno. Eliminamo Marquez, facciamo finta che sia nato sull'Isola di Pasqua e che non sappia di essere un potenziale campione di moto: senza di lui, Pedrosa sarebbe in testa al Mondiale con due vittorie e 103 punti, mentre Rossi sarebbe secondo, con tre vittorie, 100 punti e una classifica rovinata dal settimo posto in Texas causato dal crollo del pneumatico anteriore. Su cinque gare, Rossi ha battuto Pedrosa tre volte. Insomma, attualmente Valentino è più forte e, se dovesse continuare così, senza sfighe alle gomme, il titolo sarebbe suo, per la decima volta. Ah, no, scusate, sarebbe suo il secondo posto: ci eravamo già abituati all'assenza di Marquez. Inevitabile, comunque, domandarsi cosa succederebbe se Rossi guidasse la Honda e Marquez la Yamaha, dato che tra le due moto c'è un certo divario, a sfavore dell'italiano.

 

IL SOCCOMBENTE

C'è un libro bellissimo e spietato, lo ha scritto l'austriaco Thomas Bernhard nel 1983: si intitola "Il Soccombente" e parla di due bravissimi pianisti che, quando sentono il canadese Glenn Gould (realmente esistente) suonare le Variazioni Goldberg di Bach, capiscono che non saranno mai in grado di arrivare a un tale livello di bravura e cadono in profonda crisi. Uno si suicida, l'altro smette di suonare e si chiude in se stesso. È un libro estremamente attinente con la vita vera e l'animo umano: ai massimi livelli, non ti importa nulla di essere bravissimo, il tuo unico scopo è essere il migliore e, se non ci riesci, hai la sensazione di essere un fallito totale. In MotoGP corrono piloti bravissimi, i migliori del mondo, ma sono in tanti a rischiare di soffrire della sindrome del soccombente. Prendiamo Bradl: è ancora giovanissimo, ha vinto un titolo in Moto2 battendo proprio Marquez, ha esordito in MotoGP nel 2012 con buoni risultati, mettendo in mostra una tecnica di guida simile a quella di Stoner. Ci si aspettava che, nel 2013, sarebbe diventato un top rider, invece non solo non riesce a tenere il ritmo dei migliori, ma viene regolarmente battuto da un 35enne. Pedrosa è al nono anno di MotoGP: ogni anno vince tra le due e le cinque gare, ma finisce sempre secondo o terzo. Trova sempre qualcuno più forte di lui. In questi casi mi domando: ma se per 9 anni sei costantemente ai vertici, possibile che neanche una volta ti capiti d'imbroccare un titolo iridato? Tuttavia, né Bradl, né Pedrosa, né tanti altri stanno reagendo da soccombenti. Si impegnano, corrono, perdono, ci riprovano: e fanno bene. Invece, Jorge Lorenzo quest'anno è irriconoscibile. Nel 2008, quando ha esordito nella classe regina, non aveva paura di nessuno e si portò in testa al campionato dopo poche gare, prima di scendere fino al quarto posto a causa di due brutte cadute. Nel 2009 lottò strenuamente contro Rossi, perdendo il titolo solo alla fine, mettendolo sotto pressione. Era un mastino, una bestia. Quando vinse il titolo, nel 2010, si pensò che fosse iniziata la sua era, ma già nel 2011 veniva battuto dallo stratosferico Stoner, che aveva abbandonato la Ducati per la Honda. Nel 2012 ha vinto il secondo titolo e nel 2013 ha perso con onore contro Marquez, correndo, forse, la migliore stagione della sua carriera, con gare perfette, facendo sudare lo spagnolo fino all'ultima gara. Quest'anno è un disastro. Cade, parte in anticipo, arriva sesto... Che abbia la sindrome del soccombente? Ci starebbe in pieno: nel 2013 ha dato il 100%, non è bastato, nel 2014 scopre di avere meno feeling con la moto e subisce pure la mazzata di vedere il 35enne Rossi che guida meglio di lui (ecco il vostro parere, nei risultati del nostro sondaggio). Pazzesco: è proprio vero, non esistono certezze.

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