Il Mondiale 2020? Un prodotto televisivo. Austria la pista che eviterei

Una chiacchierata virtuale con Davide Brivio. Incontrato per un'intervista online, il Team Manager di Suzuki Ecstar MotoGP ci ha parlato di stagione, piloti, mercato e futuro della casa di Hamamatsu nel Motomondiale

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La nostra intervista a Davide Brivio, Team Manager Suzuki Ecstar MotoGP

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In questo periodo siamo tutti chiamati ad avere pazienza: le sorti del Motomondiale sono ancora incerte, anche se si vocifera un ritorno in pista nel mese di luglio (qui l'ultima bozza del calendario). Per non far calare l'attenzione sulla MotoGP e garantirci la nostra dose quotidiana di sport news abbiamo intervistato Davide Brivio, Team Manager di Suzuki Ecstar. Di seguito una sintesi della chiacchierata con la stampa italiana.

Come impatterà il congelamento dello sviluppo in MotoGP sul lavoro di Suzuki?

“Siamo tutti nella stessa barca. Penso sia stato corretto fare così. Inizialmente si erano fermate le sole aziende europee, mentre quelle in Giappone stavano proseguendo nel lavoro; questo avrebbe creato un forte squilibrio. L’effetto di tutto questo, più che su Suzuki, impatterà su tutti per quanto concerne i costi. Ora i budget sono ridotti e la situazione è complessa. Lo scenario creato è quello di un bilanciamento relativo allo sviluppo e un abbassamento generale delle spese dalla Classe Regina: a noi va bene così. Il motore verrà usato anche nel 2021 e al momento opportuno proseguiremo con lo sviluppo del motore 2022”.

Considerando il lavoro culminato nei test, il congelamento è un vantaggio per voi?

“Si tratta di una scelta al buio attualmente. Non saprei dirti. Aver congelato tutto prima dell’avvio crea incertezza, ma i valori in campo si conoscono. Qualsiasi sia il risultato dovremo portare avanti il pacchetto per tutto il 2021. La nostra moto ha caratteristiche meno legate al motore, perché sotto questo punto di vista non siamo i più performanti. Però abbiamo un ottimo equilibrio generale e la GSX-RR può sfruttare altre doti. Per ora, posso dire che il motore si adatta bene alla nostra filosofia costruttiva. In questi anni siamo stati tra i primi cinque e per una squadra partita da zero pochi anni fa è un risultato che mi rende orgoglioso”.

Lo scorso anno ci avevi detto che, rispetto ai principali competitor, Suzuki ha un budget minore destinato al racing. Con i risultati ottenuti è cambiato qualcosa?

“Si, è una sensazione quella di avere a disposizione un budget inferiore agli altri, ma in realtà non sapendo quanto spendono i competitor non so dire con esattezza. In Suzuki abbiamo tutto quello che serve, non ci possiamo lamentare, ma nelle corse non basta mai. Dal Giappone non ci fanno mancare nulla e c’è da considerare che senza sponsor tutti gli sforzi sono fatti dall’azienda. L’introito degli sponsor aiuta alcuni”.

Dove avete investito maggiormente le vostre risorse per sviluppare la moto 2020?

“La maggior parte dei costi sono relativi allo sviluppo tecnico di motore e telaio. Spendiamo maggiormente in queste aree e poi cerchiamo di gestire al meglio ciò che avanza per tutto il resto”.

Largo alla fantasia: Suzuki schiera un team satellite nel 2021. Vorrei mi indicassi due piloti della moto 2 su cui investiresti per un futuro passaggio nel team ufficiale.

“Bella domanda. Non avendo questo problema non ci ho mai pensato. In 5 stagioni abbiamo avuto ben 3 debuttanti. Quando devi fare delle scelte osservi e cerchi di capire chi fa al caso tuo, ma quest’anno non ne avevamo la necessità. Purtroppo l’assenza di un campionato ha, per ora, negato ogni sorta di valutazione. In queste scelte bisognerebbe affidarsi al campionato precedente e ho in mente dei piloti che potrebbero occupare le prossime selle in MotoGP, ma non essendomi posto il problema nel concreto non mi sbilancio”.

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Test MotoGP Qatar 2020 - Alex Rins 

Il progetto del team satellite riguarda, nel concreto, il 2022. Il Coronavirus ha cambiato i vostri piani in tal senso?

“Ancora non li ha cambiati. Speriamo sempre di poter partire tra due anni con la squadra satellite. Nei piani di Dorna, dal 2022, deve partire un nuovo contratto con i vari Team. Per questo poteva essere il momento giusto per affiancare altre due moto. Da qualche mese a questa parte non se n’è più discusso molto e non si tratta di una cosa semplice perché in questo non abbiamo esperienza. In più occorre l’accordo con una squadra esistente. Ora siamo fermi, però continuiamo a pensare di volerlo fare”.

Campionato MotoGP ridotto. Quali piste sono “amiche” alla Suzuki GSX-RR? E su quali fareste a meno di correre?

“Tolgo subito l’Austria. Purtroppo sembra che lì ci saranno due gare. Sulle altre piste invece non abbiamo grossi problemi e vanno tutte bene”.

Il Covid-19 ha stravolto la stagione 2020. Se fosse confermato un calendario solo in Europa, che peso avrebbe per Suzuki non poter andare a correre in Asia?

“Quest’anno è un anno speciale e bisogna accontentarsi di quello che viene. Se ci saranno delle gare solo in Europa andrà bene così. Sappiamo che non si tratti della situazione ideale ma riuscire a correre sarebbe in ogni caso meglio che niente. È importante anche solo fare quelle 10 gare che si stanno ipotizzando. Alla fine, stiamo organizzando un prodotto televisivo, accessibile solo in digitale dato che non ci saranno spettatori. I tifosi asiatici potranno vedere la stagione allo stesso modo di quelli europei”.

Vedendo i risultati dei test, dove piazzeresti in classifica la Suzuki 2020?

“La nostra moto non eccelle nelle prestazioni del motore, ma ha un ottimo equilibrio generale che le permette di dire la sua in molte piste. In base ai test svolti posso dire di essere molto soddisfatto. Sia Rins che Mir hanno lavorato molto bene e sarebbero stati competitivi. Joan ha cambiato mentalità, ha ora una marcia in più. Se dovessi fare un bilancio sarebbe positivo. Piazzerei la Suzuki nella lotta dei primi 5 o 6 piloti. La nostra ambizione è portare sempre tra i primi cinque almeno uno dei due piloti”.

I rinnovi di contratto con Mir e Rins sono stati facili o complessi da finalizzare?

“Devo dire facili. Entrambi i piloti sono contenti del lavoro svolto e si sono dimostrati felici di rimanere. Allo stesso tempo noi siamo felici di tenerli con noi. Su Mir avevamo anche un’opzione, ma non c’è stato bisogno di esercitarla. Tutti volevamo la stessa cosa. I piloti ci hanno sempre fatto sapere che sarebbero felici di stare a lungo in Suzuki. Io credo, in più, che possano inserirsi tra i top rider e per questo non abbiamo cercato altro. Anzi, Mir è stato preso dopo un solo anno di Moto 2, questo fa capire quanto crediamo in lui”.

Prima ci hai detto che Mir è cambiato, ha fatto un passo avanti. Il rinnovo del suo contratto dipende da questo? Avreste lo stesso puntato su di lui se avesse faticato maggiormente?

“Onestamente, Joan ci ha convinti subito. Un anno fa, aprile 2019, andai in Giappone per una riunione e già in quel momento l’obiettivo era fissato: continuare con Alex e Joan fino al 2022. Il rinnovo è arrivato adesso per rispettare le procedure aziendali, non per altro”.

Quali sono le principali differenze tra Mir e Rins nella guida della GSX-RR?

“Mir è più violento, soprattutto in staccata. Ora è migliorato molto e stressa molto meno le gomme. A fronte di un risultato che posso definire simile, Rins è più pulito e guida in modo meno nervoso la moto”.

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Test MotoGP Qatar 2020 - Alex Rins 

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