Dall'Igna: "Un pilota MotoGP alto e pesante può essere avvantaggiato"

Il direttore generale di Ducati Corse approfondisce alcuni temi: le strategie di moto e piloti per affrontare al meglio la Sprint Race 2023, gli stimoli tecnici legati alla nuova MotoE, l'importanza del pilota, le difficoltà avute da Jorge Lorenzo, ma soprattutto declina il peso del pilota MotoGP come un qualcosa di funzionale alla guida

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Ducati ha appena tolto il velo a moto e team factory 2023, presentando le squadre MotoGP e SBK (qui tutte le info e le foto). L'obiettivo è confermarsi, in una stagione importante perché rappresenta i 20 anni di Ducati nella MotoGP: il primo successo di Capirossi nel GP di Barcellona del 2003, il titolo iridato di Casey Stoner del 2007, poi Valentino, Lorenzo, Dovizioso; oggi Pecco Bagnaia ed Enea Bastianini. In questi 20 anni la Casa di Borgo Panigale si è evoluta, accogliendo Luigi Dall'Igna come direttore generale di Ducati Corse a fine 2014. È proprio Dall'Igna a svelarci alcune anticipazioni sulla prossima stagione, caratterizzata da tante novità, a cominciare dalla Sprint Race.

Pensate di dover allenare i piloti a una modalità di gara completamente diversa e più esplosiva, magari dedicando a questo uno spazio già nei primi test di Sepang?

“La Sprint Race non sarà una rivoluzione, ma certamente è un qualcosa di diverso e credo molto spettacolare. Sicuramente il pilota dovrà cambiare mentalità, perché la gestione della gara sprint è molto diversa rispetto a quella tradizionale: le gomme non avranno problemi ad arrivare alla fine e credo che anche dal punto di vista del consumo di carburante non ci saranno grossi vincoli. Sarà una gara in cui il pilota dovrà dare tutto, sin dall’inizio, senza fare troppa strategia e per questo ognuno dovrà arrivare preparato”.

Bastianini, per esempio, si definisce un “diesel”; uno come lui dovrà lavorare di più per essere competitivo nella Spint Race?

“Enea ci ha fatto vedere che la parte finale di gara è quella in cui rende meglio e per stare davanti nella Sprint Race dovrà per forza modificare alcune cose. Ma già lo scorso anno è stato chiamato a un cambiamento, quando era necessario che migliorasse la sua posizione in griglia e lo ha fatto. Per cui mi aspetto che lavori per arrivare competitivo già alla prima delle sprint race”.

Invece come cambierà la gestione tecnica delle moto?

“Ci saranno novità importanti, perché il motore o i motori che si dovranno usare durante la stagione saranno più sollecitati; sarà indispensabile rivedere la strategia sulla gestione della vita dei motori. A Sepang faremo le dovute valutazioni per affinare questi concetti”.

C’è la possibilità che venga tolta un po’ di potenza ai motori? Doppie gare uguale doppia usura?

“Non raddoppia l’usura, ma servirà una strategia dedicata. Adesso non posso dirti quale sarà la soluzione che andremo a usare, avrò le idee più chiare dopo i test di Sepang”.

Ducati è sinonimo di innovazione e lo scorso anno avete messo tanta carne al fuoco; quest’anno sarete più calmi da questo punto di vista?

“Come giustamente dici, Ducati è portata a innovare e di conseguenza a prendersi dei rischi. Ma siamo persone che imparano dagli errori e così quando abbiamo delle idee le mettiamo alla prova, pronti a scartarle se non si dimostrano in grado di portarci a fare passi avanti significativi”.

Uno dei temi su cui si dibatte è il peso del pilota; Bautista ha vinto il Mondiale SBK, dove forse la stazza è più importante rispetto alla MotoGP, in cui la potenza delle moto potrebbe livellare le caratteristiche fisiche. Secondo te il peso è così determinante?

“Per un tecnico il peso è sempre un qualcosa da ridurre il più possibile, ma bisogna fare un distinguo tra massa fissa (che è quella della moto) e massa in movimento, cioè il pilota. Il peso in questo caso potrebbe anche essere un vantaggio, perché è come avere una zavorra mobile sulla moto, capace di spostarsi nelle varie fasi di guida, mettendo peso dove serve; per questo, complessivamente, non è detto che un pilota più pesante sia più penalizzato”.

Per esempio, in frenata un pilota più pesante contrasta meglio rispetto a uno più piccolo.

“Esatto, ma possiamo analizzare anche la piega della moto in curva: se puoi sporgerti di più alla fine la moto è inclinata meno e quindi le gomme lavorano in una zona migliore, con la conseguenza di avere più grip a disposizione. Questo è un concetto oggettivo, anche perché i piloti più pesanti sono anche quelli più alti e possono sporgersi di più rispetto ai piccoli, che hanno una massa più concentrata”.

Le moderne MotoGP si fondano su uno sviluppo tecnico folle; eppure, in molti considerano minaccioso il ritorno di Marc Marquez. Nonostante tutto, il pilota fa ancora la differenza?

“Di fatto è l’uomo che vince. Anche tra piloti che usano la stessa moto è sempre uno a primeggiare. Soprattutto nel mondo moto questa differenza è importante e in quest’ottica noi siamo contenti dei piloti che abbiamo per il 2023”.

Torniamo un attimo indietro nel tempo, quando Lorenzo fece più fatica ad adattarsi alla Desmosedici rispetto a Dovizioso. Il motivo fu nella caratteristica della Ducati di richiedere maggior impegno fisico, rispetto alla guida tecnica e sopraffina di cui era dotato Jorge?

“Onestamente credo che Lorenzo abbia accusato la necessità di cambiare completamente stile di guida, cosa per niente facile. Yamaha e Ducati si devono guidare in maniera totalmente diversa e questo è un aspetto che forse avevamo sottovalutato all’epoca. Serve del tempo per capire gli automatismi e poter sfruttare tutto il potenziale di una nuova moto. Ma, oltre a questo, certamente la preparazione fisica è fondamentale; ormai il talento non basta più”.

Finiamo, invece, parlando di nuove tecnologie, cioè la MotoE: quanto è stato sfidante lo sviluppo di una moto alimentata a batteria, rispetto a una MotoGP o una SBK moderne?

“Fare la MotoE è stato un qualcosa di completamene inedito; è una moto che per caratteristiche fisiche pesa di più rispetto a tutte quelle su cui abbiamo lavorato fino a oggi. Questo, assieme a una erogazione completamente diversa, richiede delle geometrie abbastanza inusuali. Parlo di interasse e distribuzione dei pesi. Questo è stato il bello di questo progetto, dal mio punto di vista. Lo abbiamo sviluppato prima in simulazione e poi direttamente in pista con Pirro, De Angelis, Davies e gli altri collaudatori del gruppo, che ci hanno permesso di cominciare a capire qualcosa di questo nuovo mondo”.

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