Riviviamo la Dakar: Honda parte a razzo, il nostro tester debutta

Vi proponiamo un riassunto del rally più famoso del mondo, edizione 2014. Lo facciamo attraverso gli highlights video di ogni tappa, iniziando dal trionfo di Barreda e Sunderland nei primi 2 stage. Francesco Catanese, tester di Motociclismo FUORIstrada, racconta della sua prima esperienza con la Dakar

Riviviamo la dakar: honda parte a razzo, il nostro tester debutta

Sabato 18 gennaio si è conclusa la 35esima edizione della Dakar. Marc Coma ha mostrato le sue doti di grande campione fino all’ultima tappa e, per la quarta volta, in sella ad una KTM, è riuscito a guadagnare il primo posto in questa durissima gara di resistenza tra le dune e le montagne dell’America Latina. Per rivivere al meglio l’emozione della Dakar 2014, vi proponiamo dei video-riassunti di ogni giornata, tappa per tappa: i momenti salienti, le immagini più belle, le difficoltà, i trasferimenti e i fuori gara.

 

HONDA PARTE ALLA GRANDE

La Dakar parte in Argentina e sono due piloti della Honda a comandare la classifica dei primi due giorni: come da pronostico, la tappa 1 va nelle mani di Barreda, che si tiene alle spalle i due big del rally (Coma e Despres). La tappa numero 2 viene conquistata da un altro pilota ufficiale HRC, Sam Sunderland, mentre Joan Barreda consolida la leadership con un 3° posto. Godetevi i video con i piloti in azione e i commenti a caldo a fine giornata.

 

Tappa 1, Rosario - San Luis

 

Tappa 2, San Luis - San Rafael

 

“CATANO”: IL TESTER DI MOTOCICLISMO FUORISTRADA ALLA DAKAR

Quest’anno, alla Dakar, tra gli italiani era presente anche il nostro tester Francesco Cataneseesperto dell’off road con le endurone bicilindriche. Per la Dakar, in sella ad una - per lui inedta - Yamaha WR450F (preparata da Franco Picco), il “Catano” ha affrontato i difficili territori del Sudamerica fino alla disastrosa quinta tappa, che ha messo in crisi anche i piloti più esperti in questa disciplina. Tanto esausto quanto soddisfatto della sua prima esperienza con la Dakar (cliccate qui per guardarlo in azione), Francesco ci racconta le sue emozioni e i suoi pensieri giorno per giorno, cominciando dall’arrivo in Argentina e dai primi chilometri tra terra, polvere e caldo.

 

L’emozione di essere alla Dakar

Essere alla Dakar non è spiegabile a parole. È un po’ come spiegare cosa si prova a fare l’amore… impossibile rendere l’idea, bisogna viverlo e basta. Quando abbiamo fatto il giro d’onore a Rosario, in una città blindata e trasformata in passerella con un pubblico di oltre 500.000 persone, mi  sono reso conto dell’enormità dell’evento. Qualunque pilota alla Dakar viene visto dagli argentini come un eroe. Una specie di  gladiatore che sta per affrontare l’arena. E non importa se ti chiami Barreda o Catanese. A loro non interessa. Il solo fatto di essere lì ti “eleva” a star. E tu non te lo spieghi come mai non riesci a fare un solo metro per le città e i paesi  senza essere fermato, fotografato, abbracciato. Ragazzi, bambini e perfino nonnine ti fermano ovunque per chiederti foto e autografi. Nell’iscrizione alla gara è compresa  anche l’emozione di capire cosa prova Vasco Rossi quando passeggia per Milano…

 

Cosa mi ha portato in Argentina

Fare la Dakar è sempre stato uno dei miei sogni fin da ragazzino. Ero completamente ipnotizzato dai racconti dei privati che partecipavano alle Dakar della fine degli anni ’80. Con lo zainetto e via, all’avventura in mezzo al nulla, con il solo obiettivo di arrivare in fondo. Le sfide tra Picco e Orioli mi esaltavano, ma la vera ammirazione l’ho sempre avuta per loro: i privati. Sono loro che incarnano il vero spirito di Thierry Sabine. Ho iniziato a correre in moto ispirato dai privati, i veri Eroi della Dakar.

 

Rosario-San Luis 809 km (405 km trasferimento + 180 km speciale + 224 km trasferimento)

Sveglia alle 3:30, alle 4:30 sono in parco chiuso a montare il road book sulla moto. La prima sorpresa: il porta road book ha una cinghietta di gomma rotta… in pratica non funziona. Per fortuna la mia assistenza non è una qualunque, ma di un mito che ha fatto 20 Dakar, Mr. Franco Picco. Gli telefono e ci diamo appuntamento al primo benzinaio lungo il trasferimento. In mezz’ora mi sostituiscono il porta road book e riparto. Vorrei andare forte per recuperare ma lo speed control  è fissato a 120 km/h e se si superano fioccano le penalità. Dopo 405 km arrivo al via della speciale. Parto molto prudente, non mi interessa la classifica, io voglio arrivare a fine tappa senza problemi, la gara è lunga. La moto va benissimo, ho solo un problema di sospensioni che sono troppo “dure”.  L’altro problema è che io… sono troppo alto e faccio a fatica a guidare in piedi. Dopo un po’ mi si spezza la schiena. Il percorso è abbastanza tecnico, ricorda molto la Sardegna. Siamo in tantissimi piloti e la polvere è veramente terrificante. Corri perennemente in una nuvola bianca che ti impedisce di vedere bene dove mettere le ruote. Arrivo alla fine senza troppi problemi e mi faccio altri 224 km di trasferimento su asfalto. Ovunque c’è gente che ti saluta, e passo il pomeriggio con il braccio sinistro alzato a salutare le centinaia di migliaia di persone che seguono la gara a bordo strada.

 

San Luis-San Rafael 724 km (304 km trasferimento + 359 km speciale + 62 km trasferimento)

Per non soccombere alla Dakar la regola è questa: arrivi a fine tappa, monti la tenda, fai la doccia, mangi, prepari il road book e vai a letto. La sveglia è sempre alle 4:00, quindi per dormire almeno 6 ore devi andare a letto alle 22. Non sempre è possibile, ma se non dormi è la fine. Il trasferimento mattutino avviene al buio, ma nonostante questo la gente è sempre lì a migliaia che ti saluta, una roba pazzesca. Arrivo al via della speciale e iniziano i problemi. In Argentina è pieno di letti di fiumi: i Rio. Tutto il giorno verrà corso dentro i fiumi che sono con fondo sabbioso e sassoso. Faticosissima la guida. I km sul trip non scorrono mai. Ecco, una delle differenze tra i rally africani e questo sud americano è che là fai tanta strada, vedi il trip che “corre”. Qui ne fai veramente pochissima, e speciali da 300 km possono durare (per un pilota non professionista come me) anche 9 ore. Verso la fine della speciale ci sono le famigerate dune grigie di Nihuil. Picco ci aveva avvertito: è un inferno di dune molli. Io, abituato a bisonti da oltre 200 kg, con questa Yamaha leggerina mi sembra di guidare una bicicletta. Le dune sono veramente “bastarde” ma per fortuna riesco a superarle senza troppi problemi a parte una continua sete. La cosa preoccupante è che finisco la tappa ma sono già stravolto… 

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