Moto Morini: "La Seiemmezzo nata e sviluppata in Italia"

Insieme a Massimo Gustato, direttore tecnico Moto Morini, scopriamo i perché delle scelte tecniche che caratterizzano le "gemelle diverse" Seiemmezzo, un progetto tecnicamente vicino alla cugina enduro X-Cape ma che porta con sé specifiche dedicate

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Come nasce la Seiemmezzo? Era già prevista al momento dello studio della X-Cape?

"Sì c’è sempre stata l'idea di fare due moto con una base comune, composta dal motore, dal telaio (con quote ciclistiche differenti), forcellone e freni".

Ma sono state progettate insieme?

"Sì, il progetto 6½ è partito contestualmente all'X-Cape, condividono alcune componenti mentre il disegno del telaio e le quote ciclistiche sono dedicate".

Per la Seiemmezzo dichiarate 200 kg a vuoto, 13 meno della X-Cape. Resta un bel peso per una moto di questo segmento: era impossibile scendere ancora un po'?

"Sì perché il peso è dovuto a dotazioni importanti come il doppio disco anteriore, la ruota anteriore da 18", il pistone dell'ammortizzatore di dimensioni generose, come tutta la moto in generale. Abbiamo voluto fare una moto comoda, di dimensioni generose in rapporto alla cilindrata. Il baricentro comunque è favorevole, con il motore montato in basso".

A proposito del motore, come sulla X-Cape anche qui non c'è molta elettronica, niente traction control né riding mode. I motivi sono gli stessi?

"Il motivo principale è lo stesso, e cioè che il motore ha un'erogazione molto graduale; inoltre abbiamo puntato a fare una ciclistica che desse molta confidenza, in modo da rendere la guida facile e sincera".

Che origine ha il bicilindrico?

"È prodotto da CFMOTO e il progetto risale al 2017. L'abbiamo sviluppato, insieme al costruttore, per rispondere alle nostre esigenze, tra cui quella di rientrare nell'omologazione Euro 5".

I collaudi e lo sviluppo della Seiemmezzo sono stati fatti in Italia o in Cina?

Tutto fatto in Italia. Tra l’altro in azienda abbiamo ben 24 motociclisti praticanti, e ciascuno di loro ha guidato la moto in diversi stadi evolutivi, fornendoci un contributo importante sia dal punto di vista tecnico sia da quello dell’ergonomia”.

A tal proposito, la moto in effetti ha dimensioni superiori a quelle che ci si aspetterebbe. Era un obiettivo di progetto?

"Si, perché se ben studiate le dimensioni aiutano ad avere un'ergonomia corretta e piacevole per la maggior parte degli utenti. E questo secondo me è un aspetto importantissimo in una moto perché dispone l'utente a giudicare favorevolmente il veicolo. La prima impressione non è la sola cosa che conta, però conta molto".

Ultima domanda, fuori tema: a che punto siete con i lavori sul motore 1200?

"Abbiamo tre prototipi funzionanti, e abbiamo ormai raggiunto i target richiesti dall'omologazione Euro 5+, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2024. Ciononostante il motore ha qualche CV più di prima. Dobbiamo definire chi sarà il fornitore dell'elettronica, che sarà europeo o giapponese. La moto definitiva sarà in vendita tra circa tre anni".

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