di Marco Riccardi - 23 dicembre 2018

Ma dov’è finita la Lambretta?

Un omaggio alla Lambretta, che nel 1950 siglò il record di velocità sulla pista sopraelevata di Monthléry

Come fa uno scooter di famiglia a diventare un veicolo che batte nel 1950 la bellezza di 22 record mondiali di velocità della classe 125? E addirittura infrange ben 20 risultati che appartengono alla 175 cc e 5 pure della 250 cc macinando 1.600 km totali alla media di 132,662 km/h sulla sopraelevata di Monthléry. Bene. Cominciamo col mettergli addosso una carenatura sapientemente sagomata da esperti battilastra, una struttura aerodinamica che è molto vicina a quella di una carlinga di un caccia da guerra con tanto di impennaggio verticale, la grande coda che assomiglia alla pinna di un bel pescione e una finestratura frontale per capire dove si sta andando. Poi ci aggiungiamo un motore a due tempi di 123 cc, quello della Lambretta A primo tipo del 1947 scelto per via del cambio a pedale a tre marce più facile da manovrare rispetto alla manopola girevole al manubrio. Viene messo a punto con una fasatura ben più spinta grazie a luci di travaso modificate, un carburatore di maggiore diametro e una lavorazione dei volani interni dell’albero motore provvisti di una alettatura a “ventola aspirante” (citiamo Motociclismo del tempo).

Non basta, perché per galvanizzare l’economico due tempi il rapporto di compressione sale a 8,7:1 (rispetto allo standard di 6:1) e il carburante è “speciale” con titolo di Ottano di 100. Nessuna informazione sulla potenza sicuramente superiore al modello standard che ha 4,3 CV a 4.500 giri. Cambia anche la parte ciclistica con il motore che diventa oscillante per fare da sospensione posteriore (assente completamente sulla versione A) mentre le ruote sono da 12 pollici contro quelle ben più piccole da 7 pollici del modello di serie. La cronaca dell’impresa in Francia parla di un risultato inaspettato per un semplice 125 due tempi e di qualche difficoltà riscontrata nelle fasi preliminari quando Umberto Masetti, fresco campione del mondo con la Gilera 500 quattro cilindri, cade durante le prove. Nella sessione ufficiale dei record si marcia senza intoppi.

Tutto questo si deve a un grande progettista come Pier Luigi Torre, padre della Lambretta e come l’ingegner Corradino D’Ascanio, l’inventore della Vespa, brillante tecnico aeronautico. Nei vari tentativi di record che si succederanno, compreso quello sull’autostrada tedesca da Monaco a Ingolstadt, un posto magico per le imprese dedicate alla dea della velocità, dove per la prima volta una 125 supera la barriera dei 200 km/h (esattamente 201 km/h), c’è sempre la sua competenza di ingegnere meccanico e aeronautico (doppia laurea, la prima raggiunta a soli 20 anni a Torino). Prima dell’avventura con la Innocenti e la Lambretta, il tecnico pugliese (era nato a Vieste nel 1902) realizza la prima “scatola nera” che registra i dati di volo degli aerei e partecipa alla progettazione dell’idrovolante Savoia-Marchetti S.55X, quello della crociera aerea del decennale del 1933 che porterà 24 velivoli, al comando di Italo Balbo, dalla laguna di Orbetello sino al lago Michigan e poi alla baia di New York.

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