Yamaha XT 500: la fuoristrada che tracciò la strada

La prima versione è del 1975. Si distingue per l’assenza del paramotore in alluminio e per Io scarico basso che risale sul Iato destro con una vistosa griglia protettiva di chiara ispirazione britannica. La più iconica, però, è la terza versione, quella dell’81, al cui aspetto si ispira nei colori anche la moderna “XTribute”.

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Yamaha XT500

La XT 500 è la monocilindrica che nella seconda metà degli anni Settanta ha lanciato la moda delle enduro stradali a 4 tempi di grossa cilindrata. Nel progettarla i tecnici giapponesi si dimostrarono maestri nel prendere ciò che di buono era stato fatto in passato (l’inglese BSA nel 1970 aveva presentato le monocilindriche 250 e 500 Gold Star, che però ebbero vita breve) e riadattarlo ai tempi in modo pressoché perfetto. Rappresentò una svolta: in quel momento le moto da fuoristrada erano specialistiche - potenti e leggere però a volte difficili da guidare e tutt’altro che parche - oppure stradali adattate “alla buona” allo sterrato. Lei invece è veloce su strada e si difende in fuoristrada nonostante rapporti del cambio abbastanza lunghi. È maneggevole, anche se ovviamente non come una leggera due tempi, e divertente. In più, particolare non di poco conto visti i tempi e le “mono” inglesi che si erano viste fino a quel momento, è affidabile e silenziosa, vibra e consuma poco, non soffre trafilaggi d’olio. Addirittura i tester di Motociclismo nella prova di fine 1976 si chiedono “come questi benedetti giapponesi abbiano potuto risolvere così brillantemente l’annoso e difficile problema delle inesorabili e insopportabili vibrazioni di un monocilindrico”. La prima versione è del 1975 e viene importata in Italia in pochi esemplari. Colpisce per la linea snella e filante e per le ottime finiture. Ha un grande successo di vendite, soprattutto negli USA.

Parecchie le finezze progettuali: per ridurre il peso (142 kg rilevati a vuoto) i tecnici Yamaha realizzano il carter motore in magnesio e il serbatoio in alluminio. L’olio motore è ospitato nei tubi del telaio. Il motore di 499 cc è a corsa corta (87x84 mm) con distribuzione monoalbero, azionato a catena, e due valvole. Il nostro centro prove certifica una buona potenza (31 cv a 6.250 giri/min) e una buona coppia (3,8 kgm a 5.250 giri/min); ottimo l’allungo. La velocità massima è di 144 km/h. Di negativo viene evidenziato il prezzo (1.657.000 lire: non pochi per i tempi), la sella un po’ troppo inclinata in avanti e le pedane basse, che toccano facilmente nel superare ostacoli. Il fascio di luce generato dal faro anteriore è fievole e l’avviamento (a pedivella) non è agevolissimo. Motociclismo riassume dicendo: “è in grado di soddisfare pienamente le esigenze dell’appassionato che voglia fare un po’ di tutto con la stessa moto”. Il crescente successo di vendite (anche) nell’Europa occidentale e le prime affermazioni nelle maratone africane convincono Honda a seguire la strada tracciata da Yamaha e nel 1979 arriva la XL 500 S. La più iconica è la terza versione (1981), al cui aspetto si ispira nei colori la XSR700 XTribute (nelle foto qui sotto). Serbatoio nero con guance cromate e logo rosso, cerchi color oro, forcella con soffietti. Rispetto alla prima versione le fiancatine hanno dimensioni ridotte e il tubo di scarico non passa più sotto il motore.

1/20 Yamaha XSR700 XTribute 2019
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