Riviviamo la Dakar: Coma leader dopo una tappa folle

Vi proponiamo un riassunto del rally più famoso del mondo. Lo facciamo attraverso gli highlights video di ogni tappa, oggi parliamo della caotica tappa 5 e della tappa 6. Continua anche il racconto di Francesco Catanese, tester di Motociclismo FUORIstrada

Riviviamo la dakar: coma leader dopo una tappa folle

Il pilota spagnolo Marc Coma ha vinto la 35esima edizione della Dakar, la quarta in carriera in sella ad una KTM. Per rivivere al meglio l’emozione del Rally più duro al mondo, vi proponiamo dei video-riassunti di ogni giornata, tappa per tappa: i momenti salienti, le immagini più belle, le difficoltà, i trasferimenti e i fuori gara.

 

VITTORIE A SORPRESA

Nella tappa più lunga della Dakar, la numero 5, è successo di tutto: moltissimi piloti si sono trovati in difficoltà di fronte ai 527 km di speciale e gli organizzatori sono stati costretti a ridurre lo stage a causa delle temperature estreme che hanno messo a rischio la sicurezza dei rallysti. A fine giornata Marc Coma si è trovato in testa alla classifica con 41 minuti di vantaggio su Barreda. La tappa 6 è stata teatro della seconda vittoria della Sherco, del numero 22 però, Alain Duclos: ancora una volta il Team Sherco Rally Factory ha dimostrato la validità della nuova rally 450.

Il nostro tester Francesco Catanese, quest’anno pilota alla Dakar (qui le foto), descrive quanto sia stata devastante la tappa 5, che lo ha costretto al ritiro. Sotto i video non perdetevi la terza parte del racconto del “Catano” (cliccate qui e qui per la prima e alla seconda parte).

 

Tappa 5, Chilecito - Tucuman

 

Tappa 6, Tucuman - Salta

 

CATANESE: DA SOGNO A INCUBO!

La tappa di oggi misura 911 km... Mi capita di fare 900 km in macchina per lavoro: arrivo alla sera che sono da buttare via! Durante il trasferimento mi accorgo che l’Iritrack è spento. Al via della speciale, uno dei tecnici sempre presenti a inizio prova armeggia in fretta per non farmi perdere tempo, ma io gli dico di fare con calma, perché quello strumento è fondamentale per la mia sicurezza. Dopo una quindicina di km inizia la sabbia, ma la moto sprofonda continuamente con l’anteriore: un vero incubo! Finisce il tratto di sabbia e… sono già cotto. Cambia il terreno, si entra in un canyon con fondo di sabbia bianca solcato dai canali lasciati dalle moto. Ad un certo punto arriva una macchina, un missile rosso mi sorpassa a velocità folle alzando un polverone che annulla ogni visibilità. Mi fermo per aspettare che la polvere si depositi ma… ne arriva un’altra. Poi un’altra e un’altra ancora. Poi i camion. Guidare è diventato un calvario, ma devo avanzare, devo fare altri 850 km! Ne faccio 70 in queste condizioni e finisco le forze, l’energia, la motivazione, la saliva... Respiro a fatica e il cuore mi scoppia. Picco me lo aveva detto: “Nelle Dakar sud-americane i camion distruggono il percorso, la polvere ti soffoca e non riesci più a guidare. Non è come in Africa dove gli spazi sono larghi e puoi scegliere traiettorie libere dalla polvere”.

 

Sento che mi manca poco al ritiro. La cosa migliore sarebbe fermarsi all’ombra anche una o due ore. Spogliarsi, calmarsi, riposarsi e bere, bere, bere… L’ansia degli 800 km da fare ancora mi fanno invece proseguire in stato di semi-shock. Ad un certo punto in una salita devastata vedo Camelia Liparoti insabbiata con il suo quad. Mi prega di aiutarla ma io le dico: “Camelia... non riesco neanche a scendere dalla moto... mi spiace...”. Ma in qualche modo liberiamo il quad, e riparto. Faccio 20 km, poi sento dentro di me qualcosa che non va. Ho la certezza di stare per morire. Fermo la moto e mi sdraio. È mezzogiorno e la mia gara è finita, perfino l’istinto di sopravvivenza è spento. Arriva Camelia che si insabbia di fianco a me: “Dammi una mano Francesco!”. Le dico: “Chiama l’elicottero”. Lei lo fa, poi mi sta vicino. Arriva anche Eric Palante, pure lui in cerca di acqua, ma decide di procedere. Avrà il mio stesso malore e non avrà la forza di spingere nessun pulsante rosso sull’Iritrack. Verrà trovato morto l’indomani.

 

Dopo un’ora arriva l’elicottero, i dottori mi misurano la pressione: 8 di minima... Ma l’elicottero ha l’aria condizionata, mi attaccano la flebo e mi fanno bere un litro di sostanza blu. Sento la vita che ritorna e intanto vedo che i piloti in difficoltà sono una miriade. La speciale è interrotta al km 211. Arrivati al campo mi verranno iniettati 6 litri di soluzione fisiologica. Sull’elicottero ho giurato a me stesso che non avrei mai più messo piede in  un deserto. Dopo 4 giorni mi trovo nel mio ufficio: cosa faccio qui in mezzo a computer, stampanti, fatture? Non seguo più la corsa, mi sento in colpa verso gli altri che sono là a soffrire. Eppure dovrei essere soddisfatto, ho fatto la Dakar…

Macchè soddisfatto! Sento un nuovo fortissimo stimolo dentro di me: io la Dakar voglio finirla.

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