Carbon Dream

Prova nuova Moto Guzzi MGX-21, impressioni di guida della nuova “bagger” made in Mandello del Lario. Il design fortemente caratterizzato non compromette la stabilità e il comfort; il motore ha la stessa e ottima spinta già “sentita” sulle California; la frenata è impeccabile. Basta prendere le misure

Fortezza volante

Nessuno pensava che la volessimo davvero costruire. Ma è qui, sta uscendo dalle catene di montaggio, è in vendita. Ed è praticamente uguale a quella che avete visto ad Eicma due anni fa”. Miguel Galluzzi è orgogliosamente felice quando si avvicina alla prima bagger firmata Moto Guzzi. È lui che ha dettato le linee di questa grande, grossa bicilindrica che ha sorpreso un po’ tutti, dove il carbonio è davvero carbonio e non una serigrafia bellamente applicata. Guzzi doveva aggredire nuovamente il mercato USA, dopo lo sbarco delle nuove California, ed essere entrati in un mondo custom che sta avendo un buon successo è decisamente una impresa non da poco, specialmente se le concorrenti si chiamano Harley-Davidson. E pure la scelta del nome Flying Fortress (“Fortezza Volante”, il Boeing B17, il bombardiere quadrimotore Usaf usato nella Seconda guerra mondiale) che accompagna la sigla MGX-21, è giustamente voluto per attirare ulteriormente attenzione negli States. 

Non solo comfort

La MGX-21 deriva dalla serie delle California sia per il motore sia per la parte ciclistica. Così abbiamo il poderoso bicilindrico di 1.380 cc a V trasversale di 90°, raffreddato ad aria e olio, con distribuzione a bilancieri e rullini e 4 valvole per cilindro, che dispone della potenza di 96,6 CV a 6.500 giri, di una coppia massima di 121 Nm a 3.000 giri, di iniezione Magneti Marelli integrata con l’accensione elettronica, tutto conforme alla Euro 4. Il telaio è tubolare in acciaio dal disegno a doppia culla chiusa con il motore che è montato su biellette davanti e dietro per minimizzare le vibrazioni sempre secondo uno schema già collaudato sulle grosse bicilindriche di Mandello.
La bagger secondo Guzzi non è comunque solo una “tutta comfort” destinata alle lunghissime arterie, tutte dritte, che attraversano l’America: ovvero si riesce a guidare quando la strada diventa una curva.

Se la guidi la capisci (e te la godi)

Al primo impatto, il feeling non è immediato perché sino a 30-40 km/h l’avantreno è pesante e tutta la stazza della “Fortezza” è evidente. Superata questa soglia, che non è solo psicologica, l’avantreno diventa tutto più fluido, sincero e ben gestibile. Sulle strade trafficate della Brianza dove è iniziato il test della nuova Guzzi occorre comunque stare all’occhio sia per le misure sia per la necessità di avere il massimo dell’agilità. Quando il percorso ha cominciato a salire per la Valsassina, lasciando Lecco, decisamente la MGX-21 ha trovato la sua andatura ideale. Mappatura su “Veloce”, per avere una decisa progressione del grosso bicilindrico che ben si accorda con le caratteristiche di telaio e sospensioni. Giù dai tornanti per rientrare sul lago Como (in zona Bellano e poi verso Mandello del Lario), diventa anche più facile, assecondando la iniziale e naturale tendenza a chiudere le curve. Affrontando un tratto autostradale alla massima velocità consentita, la nuova Guzzi avverte la scia di una grossa auto o le giunzioni longitudinali dell’asfalto, ma non sono perturbazioni che davvero possono disturbare. La pressione dell’aria sul busto è solo mitigata dalla carenatura batwing: esiste in optional uno schermo più alto e verificheremo la sua efficacia.
Con una simile stazza, anche il comparto freni deve essere adeguato e in questo caso non ci sono incertezze e nemmeno fenomeni di fading insistendo in discesa.

Dovremmo parlare ancora delle valigie, della radio, della soluzione tecnica “inventata” da Guzzi per addomesticare l’avantreno alle basse velocità, degli accessori; e poi approfondire il design, la filosofia… Ma per questo vi rimandiamo a Motociclismo di ottobre, dove trovate il test completo e le interviste.

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