“Guardo Valentino e mi chiedo come faccia a trovare la motivazione dopo così tanti anni!”

In un'intervista esclusiva Kevin Schwantz ci racconta quali erano i suoi circuiti preferiti, i riti scaramantici, qual'è la miglior moto che ha mai guidato e... i segreti per andare forte in moto!
1/38 Kevin Schwantz nel 1994, alla guida della mitica Suzuki RGV Gamma 500 XR84 Lucky Strike con cui tentò di difendere il titolo iridato vinto l'anno precedente.
Ci dici il podio dei tuoi circuiti preferiti?
“Donington e Suzuka in cima alla mia classifica. Mi piaceva molto il Salzburgring in Austria, anche se la sicurezza qui era terribile; aveva dei curvoni veloci, da togliere il fiato, dove io facevo la differenza (ride, coi suoi occhi cerulei che sfavillano follia, ndr). Era una pista dove si vedeva chi aveva le palle e chi no. E Assen! Che spettacolo! Quindi direi: Donington e Suzuka al top, poi Assen, quella vecchia, dove ha resistito per tantissimi anni il mio record, fatto registrare all’ultimo giro del Gran Premio del 1991. Wayne, che era in testa, commise l’unico errore della sua carriera, proprio all’ultima chicane prima del traguardo, servendomi la vittoria su un piatto d’argento; ma in quell’ultimo giro feci il record. Incredibile”.

Avevi manie strane o gesti scaramantici prima delle gare?
“No, direi di no. Forse è capitato che vincessi con un paio di mutande che poi ho gettato nella spazzatura la gara dopo, dove non avevo vinto”.

Ti senti in debito o in credito con le competizioni?
“(Qualche istante di silenzio poi risponde, ndr) Forse entrambe le cose: di sicuro io ho dato tutto ciò che potevo a questo sport. Avessi guidato una Honda? Magari non sarei stato in grado di portarla al limite, non mi ci sarei trovato e non avrei ottenuto risultati, chi lo sa”.

Con chi sei rimasto in stretto contatto nel mondo delle gare?
“Direi con nessuno. Vedo più spesso di altri Kenny Roberts Senior ai Gran Premi, e Darryl Beattie. Sono andato in Australia un paio di anni fa e ho partecipato ad un tour in fuoristrada organizzato da lui. Ho trascorso lì un paio di settimane e ora a volte ci vediamo”.

Qual è la migliore moto che tu abbia mai guidato?
“Suzuki RGV 500 del 1993. Era veramente vicina alla perfezione; in ogni circuito era fantastica, solo a Barcellona e a Brno abbiamo avuto qualche difficoltà. Se invece ti riferisci a moto stradali 'umane', allora dico la GSX-R 750 del 2001. Era l’anno in cui venne rivoluzionata rispetto al passato; la provai a Misano, tra l’altro con temperature gelide, e girai a meno di 10 secondi dalle Superbike del Mondiale”.

È vero che una RGV 500 è nella tua camera da letto?
“Sì, una delle due moto del ’93, l’anno del titolo, è in camera mia. Ed è pronta per correre in qualsiasi momento (spesso le moto ufficiali hanno parti mancanti e, quindi, inutilizzabili, ndr). Basterebbe metterci la benzina e partire”.
1/17 La nuova Suzuki GSX-R1000R 2017 colpisce per il suo motore, sempre pronto e con un allungo incredibile e per la sua “facilità”.
Cosa ti manca di più in un weekend di gara?
“La festa della domenica specialmente in caso di vittoria (ride, ndr). In caso di sconfitta non si festeggiava granché! Mi manca la competizione, gareggiare con i migliori piloti del mondo, vincere un Gran Premio; abbiamo battuto tutti, io come pilota ma anche noi come team. Ero assorbito 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno dal mondo delle competizioni, poi, quando mi sono ritirato, mi sono reso conto che da lì in avanti avrei vissuto una vita normale. Guardo Valentino e mi chiedo come faccia a trovare ancora la motivazione dopo così tanti anni!”

Conta di più la motivazione o il talento per un pilota?
“Assolutamente la motivazione. La grande motivazione serve a nutrire il talento. E chi ha grande motivazione può ottenere risultati migliori di chi ha solo talento”. 21Cosa proprio non sopporti, nella vita di tutti i giorni o nel mondo delle gare? “Nella vita e nelle corse non sopporto quelli che non danno il 100% in quello che fanno: che sia un lavoro d’ufficio o nell’ambito delle gare, se non dai il massimo la cosa mi irrita notevolmente”.

Qual è la parte del corpo più importante nella guida della moto?
“Se escludiamo la mente, direi i piedi; lo dico con cognizione di causa, visto che mi sono infortunato sia agli arti superiori che a quelli inferiori. Coi piedi si guida tantissimo la moto forzando sulle pedane. Ad Assen mi sono ferito al piede, fratturandomi alcune dita, e dovevo usare il tallone per compensare ma il dolore molto forte mi impediva di spingere come volevo sulle pedane”.

Qual è la fase di guida decisiva?
“Frenata e percorrenza sono momenti determinati, ma per me l’accelerazione in uscita di curva è fondamentale: in frenata puoi guadagnare del tempo e dei metri ma con grande rischio, mentre accelerare bene in uscita ti fa guadagnare di più rischiando meno”.

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