Nürburgring: la curva “da pelo” è la Antoniusbuche

Per la serie "Le curve più emozionanti del mondo", siamo in Germania, al Nordschleife. In fondo a un rettilineo da sesta piena bisogna buttarsi alla cieca in un “sinistra” da cuore in gola

Nürburgring: la curva “da pelo” è la antoniusbuche

Prima vi ho raccontato del Curvone di Vallelunga (cliccate qui). Poi ho iniziato a chiedere ai miei colleghi quale fosse secondo loro il punto più “da pelo” che ricordassero di aver affrontato. Aldo Ballerini mi ha prontamente fornito questo racconto che parla della curva Antoniusbuche al Nürburgring, l’ho ho integrato con alcune foto e soprattutto con due spettacolari video on-board di un giro completo, uno in moto, uno in auto. La Antoniusbuche è proprio all’inizio del video in moto, mentre si trova dopo 6’30” del video in auto. E se ci andate, occhio ai... postini!

 

UN GIRO AL RING CON LA KAWASAKI XZ-10R

 

UN GIRO AL RING CON LA PAGANI ZONDA

 

Oggi il rettilineo del Nordschleife non lo potete più fare tutto intero, perché a circa metà è interrotto dall'ingresso in pista. La prima volta che sono andato al Nürburgring, nel 1990, invece era libero, perché si entrava più giù, 4-5 curve dopo la fine di questo spettacolo. Tutto aperto era una cosa da brivido ma anche parecchio angosciante perché alla fine di quel drittone - che ovviamente si faceva tutto d'un fiato schiacciati dentro la carena in sesta a manetta e partendo pure da lanciati - c'è una semicurva.

 

AL… BUIO IN SESTA PIENA

È amplissima ma a 280 km/h diventa a gomito e dall'ingresso cieco per uno-due secondi (che a quella velocità sembrano dieci minuti). In sostanza ti dovevi fiondare in sesta piena in un buco nero, fare il curvone a sinistra, quindi chiudere il gas, scalare al volo una marcia e ribaltare la moto da sinistra a destra in quinta quasi piena, situazione in cui una maxi diventa pesante come una locomotiva. Non era un'impresa impossibile, infatti allora mi dissero che con una mille - io il primo anno avevo la pornografica GSX-R 1100 1986 - si poteva tranquillamente fare senza chiudere il gas. Tranquillamente, poi, parliamone.

 

SOPRAVVISSUTO

Dietro a questa curva a gomito cieca da fare ai 280, e già questo era più che sufficiente per lasciar perdere le moto e andare in birreria, si potevano pure nascondere una corriera piena di allegri turisti bavaresi oppure una Trabant polacca traballante a 80 km/h. Allora ogni volta che affrontavi il curvone della morte in quei secondi/minuti di buio immaginavi di trovarti davanti proprio la corriera piena degli allegri turisti bavaresi oppure la Trabant polacca traballante a 80 km/h. Quindi chiudevi il gas, davi un'occhiata e poi riaprivi. Con calma. Quando tornavi ai box nessuno ti chiedeva come avevi fatto il curvone, ma tu lo sapevi che avevi chiuso il gas, vaff... Una volta questa curva maledetta l'ho presa in pieno con la mia Gsxona, dopo aver fatto tutto il rettilineo in apnea. Poi però mai più: avevo superato la prova, ero sopravvissuto, e così ero a posto. Comunque è stato un bel brivido, garantito.

 

VOLETE SAPERE UN TRUCCHETTO?

Un consiglio tecnico. Se vi capita di andare su e riuscite a prenotare un posto in una giornata in esclusiva allora troverete il rettilineo aperto. In tal caso saranno cavoli vostri: volevate il Nürburgring? adesso sgasate. Allora, dopo aver fatto a manetta la curva della morte, provate questa tecnica particolare che mi è stata raccontata allora da un esperto. Dopo il curvone in pieno non scalate una marcia come fanno tutti i cristiani, ma passate dalla sesta alla quinta col gas spalancato. Se i pistoni restano al loro posto la moto rallenta naturalmente e si schiaccia sul posteriore, cosa che aiuta a imboccare la successiva curva a destra. Io questa acrobazia non l'ho provata che già avevo il miei bei problemini di sopravvivenza guidando normale. Fatemi sapere se funziona. Se non funziona me lo diranno i vostri amici. Insomma: non provatelo.

Aldo Ballerini

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