Percorsi diVini: in moto dal Chianti alla Maremma

Il nostro viaggio nei luoghi più iconici della Toscana: il Chianti con le sue colline-cartolina, le Crete Senesi con il suo paesaggio modellato dall'argilla e, infine, la Maremma, che ci introduce al mare con la sua "macchia"
1/12 Viaggio in Toscana: dal Chianti alla Maremma in moto
Quando si decide di puntare le ruote verso la Toscana si sa di andare sul sicuro. Abbiamo percorso in 3 giorni oltre 700 km senza mai incontrare un paesaggio uguale all'altro, senza guidare per più di 300 metri in rettilineo, toccando colline, borghi medievali e spiagge. E abbiamo deciso di farci condurre, nella scelta dell'itinerario, dagli incontri con personaggi dalle storie diverse, tutti legati all'ospitalità, al buon cibo, all'ottimo vino e alla passione per le due ruote. In particolare abbiamo costruito le nostre strade scegliendo come testate d'angolo le vigne dell'azienda vinicola Carpineto, un nome d'eccellenza per quanto riguarda il mercato mondiale del vino (esporta in 70 Paesi), che ci ha suggerito un percorso per i motociclisti.

IL TESORO DI DUDDA

Partiamo da Gaville, piccolo centro a 300 metri sul livello del mare, che prende il nome dall'antico villaggio Etrusco poco distante, dove 13 ettari di Sangiovese dell'azienda Carpineto guardano la valle dell'Arno verso sud e la regione del Chianti Classico verso nord ed est. Le vigne in questo periodo si stanno riprendendo dal letargo invernale, è tempo di potatura, grandi falò con i tralci tagliati e carciofi cotti sotto la brace, siamo immersi nel profumo dei querceti e nel baluginio argenteo delle foglie d'ulivo. Solo una manciata di chilometri e di curve ci separano da Dudda, frazione di Greve in Chianti, in pieno territorio del Chianti Classico DOCG. È qui che Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, nel '67, fondarono l'azienda, ed è qui che conosciamo Antonio Michael Zaccheo che, con la sorella Francesca, Caterina ed Elisabetta Sacchet, rappresenta la giovane generazione della Carpineto, ancora saldamente gestita dal padre (Carlo purtroppo è venuto a mancare all'inizio dell'anno scorso). Ci viene incontro un omone sorridente, un motociclista purosangue che ci racconta, con un accento misto toscano e ciociaro, storie divertenti e rocambolesche di viaggi interminabili in sella ad una vecchia Yamaha XT 600, al tempo in cui era uno studente squattrinato negli Stati Uniti: tutta la West Coast da Denver a San Francisco e poi fino a Cancun in Messico, e l'estate in cui raggiunse il Circolo Polare Artico, sempre in tenda, sempre procurandosi pranzi e cene con una canna da pesca. Ascoltandolo ci chiediamo, con una piacevole malinconia, se è ancora possibile viaggiare così, con l’entusiasmo e l’incoscienza a fare da compagni e carburante. Da Dudda ci dirigiamo a Greve in Chianti, ma non possiamo utilizzare la bella (e più breve!) Chianti-Valdarno (SP 16) perché bloccata da una frana; percorriamo quindi il largo anello della SP 66, arrivando dritti in piazza Matteotti, quell'ampio spazio triangolare che caratterizza Greve, con la Chiesa di Santa Croce a fare da vertice. L'armonia dei loggiati fa di questa piazza uno dei simboli della regione, un posto in cui scambiare due chiacchiere con gli anziani del paese e concedersi una rilassante passeggiata tra i negozi di vino, ceramica, mobili, prodotti di artigianato e alimentari di tutti i tipi. Tra questi spicca sicuramente l'Antica Macelleria Falorni, una certezza per tutti gli amanti dei salumi fin dal 1806.

PAESAGGI D'ARGILLA

Scendendo verso sud, subito dopo Lecchi in Chianti, dobbiamo lasciare la SP 408 di Montevarchi e deviare verso la 484 per un’altra frana. In effetti l’asfalto è segnato da profondi avvallamenti un po’ dappertutto e chiede di guidare con prudenza, soprattutto in curva. All’altezza di Arbia imbocchiamo la SP 438 “Lauretana” che, assieme alla Strada Provinciale del Pecorile, è tra le strade più spettacolari della zona, annodata attorno a calanchi, biancane, piccoli deserti e declivi improvvisi. Merita una sosta il paese di Asciano: imperdibile la Collegiata di Sant’Agata, raggiungibile percorrendo una scenografica scalinata in travertino bianco. Le Crete Senesi le riconosci subito: il paesaggio è già da un po’ che sembra più aspro, brullo, lontano dalle immagini di cipressi e linee verdi ondulate che ci vengono in mente appena nominiamo la Toscana; poi all’improvviso, arriva un’irrequieta mutevolezza cromatica, e la scena nella quale entri è un crudo scenario scolpito nel terreno argilloso (da qui il nome). Siamo tra Siena e la Val D’Orcia, uno di quei posti che quando arrivi dici: "Ma perché non ci sono tornato prima?" Se le Crete Senesi ci avevano proiettato in un paesaggio lunare, la Val D’Orcia ci riporta d’improvviso nell’iconografia classica toscana, e lo fa da un momento all’altro. Stai andando tranquillo per la tua strada, fai un destra-sinistra (uno dei migliaia giornalieri) e paf! Ti ritrovi a guidare tra boschetti di faggi, morbidi declivi punteggiati di cipressi, campi di grano verdissimi e borghi di centenaria bellezza. Sullo sfondo, appena camuffato da una leggera foschia, il Monte Amiata. Considerate che, oltre a Pienza, l’intera valle è inserita tra i Siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Montalcino non è stata sempre la patria di uno dei vini più apprezzati al mondo, anzi, questa tradizione si impose a partire da una data precisa: quel 1559 che la vide capitolare di fronte al Granducato di Toscana, contro il quale aveva resistito per tre secoli. E i suoi abitanti da guerrieri diventarono agricoltori: si dedicarono alla coltivazione del Sangiovese. Insomma, botti di vino al posto di botte da orbi e, nel cambio, molto probabilmente ci hanno guadagnato. A circa 500 metri slm c’è la tenuta di Carpineto (la più alta tra tutte quelle della denominazione), protetta da un fitto bosco di macchia mediterranea e da un uliveto. Ovviamente da queste parti l’attrazione maggiore è il tour delle enoteche, le cantine visitabili sono circa 200. Per farla breve: parcheggiate la moto, prendetevi una stanza confortevole e fate i sommelier per una sera. Se poi vorrete smaltire l’eccesso di degustazioni, cimentatevi nel piccolo trekking urbano (circa 4 km) attorno alle mura, godendovi la severità marziale dell’architettura medievale. La SP 14 prima e la SR 2 , subito dopo, sono entrambe piacevoli: 18 km che ci conducono a San Quirico D’Orcia e alla visionaria Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, edificata tra il XII e il XIII secolo sopra un’antica pieve dell’VIII secolo (visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 18). Proseguendo lungo la SR2 incontriamo Bagno Vignoni, con la sua Piazza d’Acqua, una vasca termale lunga 49 m e larga 29, circondata da palazzi del ‘500.

TERME, TORRI E TORNANTI

Poco dopo, deviando a sinistra sulla SP 40, abbandoniamo la Val D’Orcia per entrare nella Val di Chiana e raggiungere Montepulciano, abbarbicata su uno stretto crinale roccioso come un lucertolone che riposa alle ultime luci del giorno. Purtroppo ci concediamo solo un passaggio veloce in questo borgo dall’architettura così originale, in cui l’impianto urbanistico medievale si fonde con le influenze gotiche e soprattutto con il grande sviluppo rinascimentale nato sotto l’influsso di Firenze, nell’epoca delle guerre contro Siena. Ci aspetta il nostro albergo a Chianciano Terme e una bella cena a base (manco a dirlo!) di bistecca chianina condita dai bei racconti di Zaccheo. Di nuovo dobbiamo effettuare una deviazione, anche la SP146 è interrotta da una frana, non ci resta che percorrere a ritroso la SP88 e prendere la Strada della Foresta, un viottolo imbrecciato. Chianciano ha un’aria malinconica, accentuata da un susseguirsi ininterrotto di hotel (molti dei quali chiusi durante la crisi del settore termale), ma sa regalare momenti unici, come la visita al Museo della Collegiata, gratuita e possibile solo contattando il parroco (338/2683014), o un bagno rilassante alle Terme Sensoriali, appena rinnovate (www.termesensoriali.it, tel. 0578/68501, ingressi giornalieri festivi/feriali 45/38). Inoltre sorge in un punto strategico, da cui partire per diversi percorsi motociclistici tutti interessanti. Uno dei migliori è sicuramente quello che lambisce il Monte Amiata, antico vulcano che, nonostante sia alto solo 1.738 m, si erge tra le province di Siena e Grosseto con l’imponenza di una vetta himalayana.

La SP19, teoria di curve continue lunga 10 km, ci conduce a Sarteano, borgo collinare noto soprattutto per l’olio di oliva e per la Tomba della Quadriga Infernale, risalente al IV sec a.C., scoperta nel 2003. Visitabile tutti i sabati (interi/ridotti 8/6 euro) stupisce per i suoi affreschi incredibilmente vividi, che rappresentano una sorta di Caronte etrusco con una veste rossa fiammante e due uomini semidistesi durante un banchetto. Se passate da queste parti in agosto non perdetevi il festival Sarteano Jazz & Blues (www.sarteanojazz.it). Da qui proseguiamo verso sud salendo leggermente in quota e ci immergiamo nella fitta faggeta della Strada Provinciale della Montagna, con il sole che disegna coriandoli di luce sull’asfalto (in condizioni mediocri, ed è l’unica nota negativa) e il profumo di resina che arriva dalle pinete dell’Amiata. La strada scorre in continui saliscendi che è un piacere finché, subito dopo una breve discesa, non ci troviamo a sbattere contro le mura splendide di San Casciano dei Bagni, inserito nella lista dei “Borghi più belli d’Italia” e descritto nella rivista americana Travel Leisure come il luogo con “Le terme più belle del mondo”. Da qui le strade che conducono a Sorano sono una più gustosa dell’altra. Entriamo nella provincia di Grosseto e il paesaggio cambia di nuovo: rocce di tufo, boschi fitti e intricati che evocano romanzi di cappa e spada, corsi d’acqua che accompagnano curve e tornanti. La Maremma, poi, si cambia d’abito vestendosi di borghi arroccati in cima ad alte rupi, case di pietra lavica, una varietà infinita di sentieri tortuosi e di altopiani panoramici segnati dalle tracce degli Etruschi. E poi Sorano, con questa sua aria misteriosa e irreale che ci catapulta in un’altra epoca, quando solo il susseguirsi delle stagioni dettava ritmi sociali e lavorativi.

Qui non ci sono né negozietti di souvenir, né ristoranti, né comitive di turisti. Mistero e irrealtà, lontani anni luce dai fasti del Chianti e dall’iperturistica Toscana che conosciamo, si devono all’abbandono che ha colpito il borgo in seguito all’erosione delle piogge e ad alcune frane. Passeggiando tra le viuzze del paese, tra case di pietra fatte di incavi, cunicoli e gallerie scavate nel tufo, sembra di trovarsi in mezzo a sculture piuttosto che a edifici. Non perdete una visita alla magnifica Fortezza Orsini, fondata intorno all’anno Mille e rinforzata dagli Orsini nel 1555, una poderosa opera di architettura militare medievale che domina il paese nella sua austerità perfettamente intatta.

NELLA "PICCOLA GERUSALEMME"

A due passi dal borgo, conosciamo Erika, capelli corti e uno sguardo penetrante e divertito, che con Alessandro ha avviato otto anni fa l’agriturismo Sant’Egle, improntandolo all’autosufficienza energetica, la coltivazione biologica e l’accoglienza sostenibile. Tutti paroloni che si possono riassumere con due paroline: posto meraviglioso. Erika arriva dritta da Firenze e dai campionati motorally UISP, dal suo motonoleggio e dalle lezioni di guida in off-road. Ma vivere qui l’ha un po’ trasformata: le gite nei boschi che faceva con la sua monociclindrica tassellata ora se le gode lo stesso (e forse un po’ di più) con le e-bike supertecniche che affitta anche ai clienti e, soprattutto, in città non potrebbe più viverci. Le chiediamo cosa fanno d’inverno, quando da gennaio a Pasqua la loro attività è chiusa. Ci risponde “Viaggiamo, siamo appena tornati da un viaggio in India con due Royal Enfield in affitto”. Anche Pitigliano è splendida, così austera sul suo altopiano tufaceo con le pareti a strapiombo sui torrenti Lente, Procchio e Meleta. Inespugnabile senza bisogno di mura.

L’architettura fatta di passaggi stretti, arcate e cunicoli è simile a quella di Sorano e della vicina Sovana, solo che Pitigliano è assolutamente viva (e molto più turistica), soprattutto perché non ha mai subito lo spopolamento delle altre due. Il centro storico è tutto bello da visitare, ricco di attrattive (una su tutte il minuscolo ghetto ebraico, chiamato anche “piccola Gerusalemme”) ma, se avete un po’ di tempo, esplorate le Vie Cave, opere enormi, profonde fino a 20 m e larghe circa 3, scavate dagli Etruschi ancora non si sa bene perché. Le ipotesi spaziano dalla rete di collegamenti tra i vari luoghi di culto al sistema di difesa in caso di attacco nemico, ma qualcuno dice che potrebbero essere stati solo utili camminamenti per spostare il bestiame. Forse non lo sapremo mai, ma sappiamo che sono 15 e che sono tutte incredibilmente suggestive, in particolare quella di Fratenuti, mezzo chilometro a est di Pitigliano sulla strada per Sovana, ricca di graffiti etruschi (per informazioni consultate il sito www.trekking.it o chiamate il Museo Archeologico all’Aperto “Alberto Manzi”).

LE DUNE IN ALTA MAREMMA

Per chiudere in bellezza il nostro itinerario non ci manca che il mare: la strada che ci conduce a Castiglione della Pescaia degrada dolcemente e altrettanto dolcemente l’odore delle conifere e del tufo umido si mescola a quello della salsedine, fino a venirne sopraffatto. Da Scansano evitate la SP 159 e imboccate invece la SP 160 (o via Amiatina), un bijoux di curve con un asfalto finalmente perfetto che taglia fitti boschi, mentre sulla sinistra occhieggiano le valli della Maremma. A Castiglione incontriamo William (Carozza), che lavora nel ristorante Le Dune, di proprietà della sua famiglia dall’82. Un nome casuale e fortunato: William, dopo il primo viaggio in moto in Marocco nel 98, alle dune, quelle vere, non ha più saputo rinunciare. Dopo sono arrivate Tunisia, Algeria, Libia e un bel po’ d’Africa e di Sud America. Ormai è diventata un’abitudine: si lavora da febbraio a fine ottobre e, nel frattempo, si pianificano i due mesi e mezzo di viaggio invernali. William è alla sua quindicesima moto (una BMW R 1200 GS Adventure) e mediamente le cambia dopo 100.000 km. Un bell’andare insomma, che riesce a legare di volta in volta a una raccolta fondi per piccoli progetti di charity da realizzare nei Paesi che va a visitare.

L’ultima tappa del nostro tour è Gavorrano, nella tenuta di Valcolomba, dove salutiamo Antonio Michael Zaccheo e i suoi maiali di Cinta che grufolano liberi nel querceto da sughero. Un paesaggio magnifico, con 5 ettari di olivi della varietà Frantoio, Moraiolo, Leccino e Pendolino che, mescolate, danno un olio eccezionale. Siamo sempre in Toscana, alta Maremma, ma qui il clima è tipicamente mediterraneo e la brezza tiepida proveniente dal mare ci ricorda che anche questo inverno è passato ed è ora di programmare le vacanze.

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