di Nicolas Patrini - 17 luglio 2019

Harley-Davidson LiveWire, primo "contatto"

Siamo volati a Portland (Oregon) per provare la prima elettrica di Harley-Davidson, la LiveWire. Si tratta del primo contatto per noi con lei e del primo contatto della sua batteria, perché viene provata per la prima volta! Vi diciamo come va e vi sveliamo pregi e difetti

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Molto spesso quando si pensa a una Harley-Davidson ci si immagina negli States e al vuoto assoluto attorno a noi, restare soli in compagnia del suono del motore. Questa volta è diverso. Non perché manchi la location (siamo a Portland, in Oregon), ma perché è nel silenzio che affrontiamo strade e curve americane. Fa strano essere sulla LiveWire, che al posto di vibrazioni, “clack” del cambio a ogni innesto e rumore di scarico regala accelerazioni brucianti.

Togliamo da subito ogni dubbio: è una vera Harley! La prima elettrica della Casa di Milwaukee non ha nulla da invidiare alle altre moto in gamma: fascino da vendere, dettagli studiati e un sibilo che sa rendersi riconoscibile nel panorama delle moto elettriche. Più che un fischio, sembra una turbina. In questo caso non ha senso parlarvi di come si comporti il motore, dato che avete sempre tutta la coppia erogabile (116 Nm) a portata di polso e quanto offerto è ben più di quanto serve su strada. È utile, invece, raccontarvi di come una volta in sella questa moto sia totalmente personalizzabile: ogni mappa motore (ben 4) regala al propulsore Revelation un carattere particolare. In Sport avete tutto, subito, e ci si diverte. In Range si recupera il più possibile la batteria. In Road, la via di mezzo. Le mappe personalizzabili (3) danno anche la possibilità di cucirsi addosso ogni parametro della LiveWire. Questo fa la differenza, perché potete passeggiare e godervi il panorama grazie a una risposta al gas dolce così come trasformare questa Harley in una roadster sportiva per divorare le curve.

1/20 Harley-Davidson LiveWire

Tutto è a portata di click, sospensioni pluriregolabili comprese. L’unica cosa a cui occorre abituarsi è la posizione in sella, che consegna tra le gambe una moto stretta e compatta, con pedane alte e manubrio largo. Non si sta scomodi, ma la vocazione sportiva della moto si fa notare dopo un centinaio di km. I più alti (chi scrive è 190 cm) si sentiranno raccolti e protesi con il busto in avanti. La posizione di guida invita però a divertirsi tra le curve, dove la LiveWire è precisa e divertente.

Concludiamo dicendo che il peso (249 kg) non si avverte una volta in movimento; il baricentro basso non affatica chi guida e aiuta a gestire la massa in gioco. Anche in città l’elettrica H-D è efficace, ma risente di un assetto tendenzialmente rigido: sconnessioni, buche e dossi vengono trasmessi al pilota. In cambio, però, avete una moto stabile e capace di assecondarvi in tutto.

Restano solo due piccoli scogli da superare per portare a casa la pietra miliare di una serie di modelli “green” Made in Milwaukee: il prezzo, 34.200 euro, e l’autonomia della batteria (percorrendo i primi 36 km abbiamo utilizzato il 28% della carica disponibile). Harley dichiara che con un “pieno” si possono fare 150 km di ciclo combinato.

Troverete il test completo dell'Harley-Davidson LiveWire, con approfondimenti e interviste, su Motociclismo di agosto, in edicola a fine mese.

1/20 Harley-Davidson LiveWire
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