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Senza Rossi e Pedrosa, i Magnifici 4 sono rimasti in 2

Diversi per stile e carattere, Marquez e Lorenzo sono accomunati da doti di guida straordinarie che si sono rivelate superiori a quelle dei compagni di squadra. È vero che Rossi e soprattutto Pedrosa sono ancora in corsa ma, dopo Brno, non sono più paragonabili agli altri due

Senza rossi e pedrosa, i magnifici 4 sono rimasti in 2

Eravamo partiti a inizio anno con la speranza di un Mondiale stellare. Il ritorno di Rossi su una moto competitiva, l’arrivo del fenomeno Marquez, la certezza di due campionissimi come Lorenzo e Pedrosa. Con Casey Stoner sarebbe stato un Mondiale “pentastellare”, tanto per usare un’espressione d’attualità. Ma non c’è stato neppure il tempo di sognarlo in pista, questo squadrone, che il campionato più atteso degli ultimi anni ha acceso il semaforo verde. Valentino ci ha illuso a sprazzi prima di smarrirsi (definitivamente?) a 10 secondi dai primi, l’intero rettilineo di Brno a ratificare un distacco troppo grande da Lorenzo. Pedrosa ha fatto anche peggio: dopo le tre vittorie consecutive del compagno di squadra, a Brno c’erano tutte le condizioni per raddrizzare la stagione, o quantomeno per provarci. Dani però ha tallonato mollemente il rivale consegnandogli la quarta vittoria consecutiva senza neppure un concreto tentativo di sorpasso nonostante la sua moto sembrasse decisamente più a punto di quella di Marquez. Troppo poco per uno che corre tutta la gara a non più di 1 secondo dalla vetta ed è in lotta per il Mondiale. Tutto questo per dire che ieri, a Brno, Rossi e Pedrosa hanno mostrato definitivamente di essere un gradino sotto i rispettivi compagni di squadra.

 

PEDROSA, L’ETERNO SECONDO

Per capire che tipo di pilota è Pedrosa, secondo me è utile guardare il suo curriculum. Dani è indiscutibilmente un campione, sta scalando stagione dopo stagione la top ten dei più vincenti di sempre e, nella classe regina, ha più vittorie all’attivo di mostri sacri come Kenny Roberts, Freddie Spencer e Wayne Gardner. Eppure, tra tutti questi campioni, è l’unico a non avere mai vinto neppure un titolo in top class. Una mancanza che brucia davvero, visto che l’impresa è riuscita, per esempio, a gente come Kenny Roberts Junior e Nicky Hayden. Diciamo che Dani è un fenomeno a cui manca il sigillo più alto, e in questo mi ricorda Max Biaggi e soprattutto Randy Mamola. Non solo: se si esclude Valentino - che cannibalizza ogni genere di record - Pedrosa è il pilota che ha raccolto il maggior numero di secondi posti da quando esiste il Motomondiale. Già, il secondo posto. Uno che condivide il box prima con Stoner e poi con Marquez diciamo che ha pure una buona dose di sfiga. Ma nella arrendevolezza di ieri in bagarre e nella spietatezza dei numeri, Dani sembra destinato al ruolo di comprimario di lusso.

 

VALENTINO IN PARABOLA DISCENDENTE

A fine gara lo ha ammesso lui stesso, con una analisi della gara lucida e spietata: “Non ho fatto niente di diverso dall’ottimo warm-up, semplicemente quei tre là davanti hanno tolto ancora mezzo secondo tenendo un passo semplicemente insostenibile”. Sulla pista dove Valentino ha vinto con 6 moto diverse e dove la Yamaha ha svolto poche settimane fa una importantissima sessione di test (Honda era assente), queste parole suonano come una ammissione di impotenza rispetto alle prestazioni dei primi. La rassegnazione di Rossi e la caduta di Crutchlow (17° al traguardo) danno un sapore particolare alla straordinaria gara del compagno di marca, Jorge Lorenzo. Che è rimasto con le Honda ufficiali fino all’ultimo giro, ha lottato duro prima di cedere, ha tentato una fuga con “la partenza migliore della sua carriera” e ha stretto i denti per una condizione fisica non ancora ottimale. Nonostante un campionato ancora apertissimo per Pedrosa e forse anche per Rossi, Marquez e Lorenzo hanno evidenziato doti di guida superiori. I Magnifici quattro sono rimasti in due. Il terzo vive in Australia e ha la passione per la pesca.

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