Radici inglesi, anima indiana. La storia di Royal Enfield

Nacque come fabbrica di biciclette, tosaerba e motori stazionari per poi iniziare a produrre anche motociclette dal 1901. Vi raccontiamo la nascita del Brand e la sua evoluzione fino ai giorni nostri e alla fondazione dello UK Technology Center nel Leicestershire

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Royal Enfield ha subito molti cambiamenti nei suoi 128 anni di storia - e 119 anni di motociclismo. Fondata nel 1891 a Redditch (Regno Unito) con il nome di Enfield Cycle Company, nacque come fabbrica di biciclette, tosaerba e motori stazionari per poi iniziare a produrre anche motociclette dal 1901. Uno dei traguardi principali nei primi anni di vita della compagnia venne raggiunto durante la Prima Guerra Mondiale, quando Royal Enfield mise a disposizione le sue motociclette - riadattate con sidecar e dotate di mitragliatrici Vickers - per utilizzo bellico. A seguire, durante la Seconda Guerra Mondiale, l'azienda fu scelta dalla Corona Britannica per sviluppare e produrre modelli prettamente militari. Tra le motociclette nate a questo scopo figura una delle più celebri dell'epoca, la Royal Enfield WD/RE, conosciuta come "Flying Flea": una moto leggera, di 125 cc, progettata per essere lanciata con paracadute insieme alle truppe. È da questo retaggio storico che deriva il motto "Made Like a Gun", ancora oggi utilizzato dal brand per mantenere saldo il collegamento fra il passato e la forza e affidabilità dei modelli dell’attuale produzione.

Lo sbarco in India fu in parte dettato da una necessità delle autorità locali. Le motociclette Royal Enfield erano vendute nel Paese fin dal 1949, ma l’arrivo a Chennai - dove ancora oggi vengono prodotte - avvenne nel 1955 dopo un massiccio acquisto da parte della polizia indiana. L'amministrazione locale era alla ricerca di motociclette adatte a pattugliare i confini del Paese e scelse la Bullet 350, di cui ordinò 800 unità - un numero enorme per l'epoca! Di conseguenza, nel 1955, l’azienda di Redditch si associò con la Madras Motors per formare quella che allora venne chiamata Enfield India. Da quel momento in poi, le motociclette Royal Enfield cominciarono a essere assemblate in India. Negli anni successivi Royal Enfield nel Regno Unito si focalizzò sul lancio di nuovi modelli tra cui la Royal Enfield Meteor, la Constellation e l'Interceptor 700, ma nel 1968 la fabbrica fu venduta e la produzione in territorio britannico terminò definitivamente nel 1971. Nel frattempo, in India, le Bullet prodotte localmente dominavano le strade. Ogni anno la popolarità del modello aumentava e già dagli anni '80 le motociclette cominciarono a essere esportate in Europa. Il marchio inglese continuò quindi a mantenere la sola produzione indiana attiva.

Negli anni '90 Royal Enfield iniziò ad avvicinarsi a quello che il brand rappresenta ai giorni nostri. Enfield India strinse una partnership strategica con il Gruppo Eicher - uno dei principali player indiani nel settore automotive - e nel 1994 le due realtà si fusero ufficialmente segnando il passaggio dal nome Enfield India a quello oggi in uso: Royal Enfield. Dopo una grave crisi che rischiò di far chiudere l'azienda all'inizio degli anni 2000, Royal Enfield ha operato significativi cambiamenti che hanno permesso di mantenere la produzione attiva e favorito il brand nel processo di espansione a livello internazionale attualmente in corso.

Vittima di una forte crisi che ne minacciava la chiusura o la vendita, il marchio fu affidato nel 2000 a Siddhartha Lal, attuale Managing Director del Gruppo Eicher Motors, il quale diede il via a un'importante svolta che ha portato Royal Enfield a diventare il marchio motociclistico in più rapida crescita nel mondo, un nome con cui fare i conti, con l'ambizione di guidare ed espandere il segmento motociclistico di medie dimensioni (250-750 cc) a livello globale. All'epoca, l'azienda vendeva meno di 2.000 moto al mese (con una capacità produttiva di 6.000 unità/mese) e il mercato indiano delle due ruote aveva costi bassi - calati del 18% tra il 2002 e il 2007. Dopo aver convinto il consiglio di amministrazione del Gruppo Eicher Motors a non chiudere Royal Enfield, Lal avviò una lunga indagine di mercato. Le sue prime azioni operative riguardarono rinegoziazione degli accordi con i concessionari, riduzione dei costi operativi, cambiamenti strutturali per migliorare i modelli e cambiare il modo di operare di Royal Enfield sul mercato locale. Nel 2004, assunta la posizione di COO del Gruppo Eicher Motors, chiuse 13 delle 15 linee di prodotto del conglomerato, mantenendo attive solo la linea di autocarri e Royal Enfield, che ricevette i maggiori investimenti. Nel 2005, Royal Enfield arrivò a vendere una media di 25.000 unità all’anno. Lal sviluppò nuovi modelli e propose ulteriori modifiche alle moto esistenti. In questo periodo, il marchio cominciò anche ad abbracciare la cultura del piacere motociclistico, creando eventi per gli appassionati come Rider Mania e Himalayan Odyssey. Lal rinnovò inoltre la rete distributiva su tutto il territorio nazionale, in modo da dare maggior visibilità ai prodotti e al marchio, rendendo l’esperienza d’acquisto più suggestiva. Con il nuovo ritmo a regime, la crescita e lo slancio globale del settore, Royal Enfield è passata da un totale di 50.000 moto vendute annualmente nel 2010 a vendere 825.000 unità alla fine dell’anno fiscale 2017-18.

Per sostenere questo nuovo momento di sviluppo e di espansione, il brand ha investito molto nelle infrastrutture, aprendo uno stabilimento produttivo a Oragadam nel 2013 che si è affiancato a quello di Thiruvottiyur – sempre nella regione di Chennai – dove vengono realizzate tutte le motociclette Royal Enfield. Per garantire la crescita prevista nei prossimi anni, il marchio ha inoltre acquisito un terreno di 50 ettari a Vallam Vadagal, in India, che permetterà di aumentare la produzione fino a 900.000 unità annuali. Nel 2015 è stata finalizzata l’acquisizione di Harris Performance Products Ltd., con sede nel Regno Unito, per produrre e dare un imprinting più autentico alle nuove generazioni di prodotto. Mentre due centri tecnici, a Leicester (Regno Unito) e Chennai, sono attivi nella ricerca di prodotto e nello sviluppo tecnologico. Mentre in India Royal Enfield vende attraverso più di 705 concessionari esclusivi e continua ad annettere al network un concessionario ogni due giorni, nei mercati internazionali il marchio si è imposto come leader nella vendita di moto di medie dimensioni, accessori e abbigliamento in più di 50 paesi in tutto il mondo inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Europa, America Latina, Medio Oriente e sud-est asiatico.

Il 5 novembre 2017, Royal Enfield ha annunciato l’inaugurazione del nuovo centro tecnologico a Bruntingthorpe Proving Grounds, nel Leicestershire. Il nuovissimo impianto, che noi abbiamo visitato (qui trovate il nostro approfondimento), è situato nel cuore delle Midlands, è ospitato all’interno del più grande circuito per il collaudo di veicoli di proprietà privata, permettendo così facile accesso a una serie di servizi utili per lo sviluppo, la progettazione e il collaudo di nuovi modelli. In linea con l’obiettivo di Royal Enfield di espandersi e di guidare il segmento globale delle moto di medie dimensioni (250-750cc), il marchio ha investito molto per incrementare capacità, infrastrutture e prodotti così come le capacità personali del proprio team. Il nuovo Centro Tecnologico è stato pensato per garantire un approccio più internazionale allo sviluppo di prodotto e di tecnologie. Il fatto che il Regno Unito fosse la patria natale di Royal Enfield ha reso ovvia la scelta della location, consentendo di rendere omaggio alle origini del brand. Lo UKTC (UK Technology Centre) funge da hub innovativo e da quartier generale globale per attività quali strategia, sviluppo di prodotto, design industriale, ricerca, gestione programmatica e analisi di Royal Enfield. La struttura dispone di attrezzature all'avanguardia e di una moderna officina interna che consente agli esperti ingegneri del marchio di sviluppare lo stile autentico e accessibile delle motociclette Royal Enfield e di studiare nuovi concept. Lo UKTC vanta un’estetica industriale contemporanea e futuristica che si estende su due livelli su un’area di 3.000 mq. Il vasto piano dedicato agli uffici offre uno spazio lavoro con Design Studio, area di sviluppo dei telai, verniciatura, lavorazione dei metalli e accessori. L’edificio dispone anche di piattaforme di modellazione di tecnologia avanzata mentre la zona dedicata alla prova dei motori, di 470 mq, ospita dinamometri e apparecchiature di controllo delle emissioni di ultima generazione. Lo UKTC impiega oltre 120 dipendenti che lavorano su differenti progetti in stretta sinergia con il team del Centro Tecnico di Chennai, incluso lo sviluppo di nuove piattaforme e prodotti.

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