di Nicolò Codognola - 29 maggio 2019

Piloti a quarant’anni

Superato il traguardo degli ‘anta, Valentino Rossi continua a dare il massimo in pista e fuori. Il suo segreto è non perdere il gusto di divertirsi e un rigoroso allenamento per mantenere giovane anche il fisico. Abbiamo intervistato la dottoressa federale Monica Lazzarotti, che ci ha parlato del fisico dei piloti, dell’allenamento, dei rischi…
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Abbiamo intervistato la dottoressa Monica Lazzarotti, Presidente della Commissione Medica FMI, membro della Commissione Medica Internazionale FIM e FIM SBK Medical Director, che ci ha parlato del fisico dei piloti, del loro allenamento, dei rischi che si corrono ad andare in moto ad una “certa età”….

Che cosa succede al fisico di uno sportivo a 40 anni?
“Bisogna evidenziare che negli ultimi anni l’atleta “Master” ha suscitato l’interesse del mondo scientifico. Basti pensare che l’ulitmo Congresso Nazionale FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) ha avuto come tema “Età biologica, età anagrafica”. Sono stati condotti numerosi lavori sia su atleti cosiddetti di Elite, partecipanti a campionati di alto livello, sia su atleti amatoriali. Le discipline più studiate sono state quelle di tipo endurance, cioè legate alla resistenza ed a un metabolismo principale di tipo aerobico. Il processo di invecchiamento incide sullo sportivo per numerosi aspetti: fisiologici, anatomo-funzionali (ad esempio la diminuzione massa muscolare), metabolici (come la decrescita del massimo consumo di ossigeno). Nonostante ciò, sembra che l’atleta sopporti molto meglio questi cambiamenti e riesca ad ottenere performance di tutto rispetto”.
Aumenta la stanchezza, diminuisce il rendimento: quanto incide l’età?
“Più che altro i tempi di recupero dopo intense performance sembrano essere aumentati. Sedute di allenamento costanti e specifiche condizionano positivamente l’ottenimento di risultati anche ad alto livello. L’allenamento è considerato un fattore molto importante nel contrastare la riduzione di performance legata all’età: sembra sia in grado di rallentare la diminuzione attesa di parametri quali il massimo consumo di ossigeno o la massa muscolare”.
Come cambia il modo di guidare?
“Il pilota con l’aumentare dell’età sportiva acquisisce maggiore esperienza ed abilità. Forse a volte perde un poco di follia giovanile che può condizionare uno stile di guida diverso. Non lo leggerei in modo negativo: a volte questo cambiamento determina meno errori nella gestione di gara”.

Quali allenamento e dieta specifici?
“Non bisogna cadere nell’errore che il motociclista “alleni “soltanto il gesto atletico o l’abilità che lo distingue, cioè la guida. I nostri atleti d’Elite hanno una ottima preparazione anche dal punto di vista aerobico, ad esempio ciclismo e corsa sono buoni compagni di lavoro e, come abbiamo già evidenziato, il valore relativo al massimo consumo di ossigeno ne trae beneficio. Questo tipo di allenamento aiuta a migliorare l’efficienza cardiorespiratoria e l’adattamento cardiovascolare allo sforzo. Si dovrà allenare anche la forza, con sedute di tipo anaerobico che intervengano sulla massa muscolare, ponendo però attenzione a non esagerare: se ciò avvenisse, potrebbe insorgere il temutissimo fenomeno "arm pump", ovvero l'indurimento degli avambracci. La vista, il sistema vestibolare, quello propriocettivo e tutto ciò che riguarda l’equilibrio sono importantissimi nella guida. Esistono tecniche di allenamento che “abituano” il pilota a rispondere a sollecitazioni importanti durante velocità molto elevate. Anche dal punto di vista dell’invecchiamento neurologico il training sembra rivestire un’importante fattore di rallentamento. L'allenamento seguirà ovviamente la stagione agonistica ed i vari periodi che la compongono, adattandosi ad essa ed alle esigenze specifiche, periodo di pausa competitiva compresa. Sul tema alimentazione, quello che emerge dagli studi sinora fatti, si consigliano sostanzialmente regimi alimentari non diversi da quelli richiesti dal giovane atleta: bilanciate proporzioni di carboidrati, lipidi, proteine studiate in base al fabbisogno calorico, al momento della preparazione e alla fase di reintegro”.
Con l’allenamento si può colmare il gap dell’età?
“Diciamo che con l’allenamento si può diminuire il divario e raggiungere buoni risultati agonistici”.
Quali sono i rischi maggiori per il fisico?
“Se parliamo di veri e propri atleti over 40, i fattori di rischio cardiovascolare modificabili (colesterolemia, pressione arteriosa, diabete, sovrappeso, fumo) che insieme all’aumentare dell’età costituiscono una causa di malattia, sono contrastati dallo stile di vita condotto: alimentazione ed allenamento corretti, prevenzione tramite controlli medici periodici, astensione dal fumo. In Italia chiunque pratichi attività sportiva agonistica deve effettuare un controllo medico sportivo annuale, occasione, anche, per ricevere buoni consigli preventivi”.
Quanto incide l’età sui tempi di recupero in caso di infortunio?
“Gli infortuni ed il recupero potrei metterli in relazione soprattutto ai tempi stretti tra una competizione e la successiva in campionato. Alcune volte il pilota è in grado di affrontare la gara con padronanza della moto ma non ha ancora recuperato del tutto dall’infortunio precedentemente occorso. Questo produce tempi di recupero maggiori in assoluto, ma è un problema che riguarda anche i giovani piloti. Riguardo gli infortuni muscolo-tendinei l’importanza di un buon allenamento della flessibilità e mobilità articolare riveste sicuramente un fattore preventivo

Fino a che età può essere competitivo un pilota a livello mondiale?
“È una domanda molto difficile. Intervengono non solo fattori fisiologici, ma anche motivazionali. Abbiamo l’esempio di Valentino Rossi che, nonostante i suoi primi quaranta anni, è in grado di giocarsela con piloti molto più giovani di lui. La fatica di un recupero con tempi aumentati può essere contrastata da una forte motivazione a gareggiare e a continuare a competere con i migliori. Senz’altro è un grandissimo sportivo: la preparazione atletica e il suo approccio psicologico alla competizione che agiscono su un substrato genetico come il suo, fanno il resto”.
Quale è lo sport motoristico più “adatto” ad un pilota quarantenne (Velocità, Enduro, Rally, Cross, Trial)? E quale il più “difficile”? Perché?
Il Cross ad alto livello è sicuramente molto impegnativo con l’avanzare dell’età, sia per l’estremizzazione e la spettacolarizzazione del gesto sportivo che si è avuto negli ultimi anni, sia per la disciplina in sé che coniuga l’offroad alla velocità. L’Enduro è molto gravoso dal punto di vista della fatica, rappresenta la maggior fucina per i piloti di Rally che hanno un’età un po’ più elevata. Questi ultimi oltre all’esecuzione di allenamenti intensi e programmati sono preparati ad affrontare la competizione anche psicologicamente, aspetto importantissimo in gare così “dure”. Alessandro Botturi, lo scorso gennaio, si è laureato campione nell’Africa Eco Race all'età di 43 anni. Mi sembra un ottimo esempio di atleta d’Elite non giovanissimo. Il Trial è una disciplina particolare, coniuga abilità come l’agilità, la forza esplosiva, la concentrazione. Piloti d’Elite over 35 popolano il mondiale indoor e outdoor. Non pensiamo che sia una disciplina semplice. È richiesta una grande preparazione fisica e mentale per affrontare questo sport. Gli infortuni sono sicuramente minori rispetto a quelli che si verificano nel cross o nelle corse in pista. Della Velocità abbiamo già parlato analizzando Valentino, ma potremmo aggiungere il cinquantenne Troy Bayliss. Bisogna ricordare che nel 2015 andò a punti in World SBK nel round australiano ed attualmente ancora corre nella Australian SBK”.
Psicologicamente, che cosa può spingere un pilota a continuare a correre fino e oltre i 40 anni?
“La motivazione, l’amore per questo sport, lo spirito competitivo”.

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