Passi alpini in moto: la magia del risveglio

I passi sopra i 2.000 metri vanno in letargo... ma poi si svegliano, proprio quando in pianura si boccheggia per il caldo

Passi alpini in moto: la magia del risveglio

I passi alpini li viviamo in tre modi. D’inverno sono ricoperti di neve, tanta neve e sono il regno delle bufere, delle temperature polari, dei crepuscoli col cielo rosa e la neve azzurra. Alcuni di essi sono aperti tutto l’anno e pochi motociclisti amano attraversarli pure nella stagione fredda, equipaggiati a dovere e consci del rischio di scivolare sul ghiaccio. D’estate, il cielo blu cobalto fa risplendere i prati verdissimi, dove le mucche brucano felici, insidiate dai tori in calore. Si tratta del periodo in cui sciami di moto li scalano, dato che non ci sono né temperature artiche, né ghiaccio su cui ammazzarsi. E il terzo modo qual è? Quello di fine primavera, quando i passi vengono riaperti e in moto li scavalchi guidando in un corridoio scavato nel manto bianco. Sembra un paradosso: siccome fa caldo, allora si può guidare tra muri di neve! È uno spettacolo: guardate la gallery.

 

LA MAGIA DEL PARADOSSO

Il Nord Italia è uno di quei pochi posti al mondo in cui, in estate, parti dal mare con l’afa dei 30 gradi e, dopo 200 km, sei immerso in un paesaggio nivale. In questa fase borderline, puoi beccarti pure una tempesta di neve, quando fino a poche ore prima stavi boccheggiando in spiaggia. Sembra incredibile, ma è così. E sono tanti i motociclisti a considerare una droga questo periodo. Il top è farsi la foto “UomoMezzo” appoggiati a un muro di neve più alto di noi. Nella maggior parte dei casi, se il tempo è buono, potreste trovare 25-30 gradi in fondovalle e 15-10 in quota, quindi servirà un abbigliamento a cipolla, ma non troppo pesante. Anche perché le tratte più fredde durano pochi km e non si guida passivamente come in autostrada, che è il luogo dove è più difficile resistere al freddo. Ma se in pianura, per esempio a Milano, ci sono meno di 15 gradi e sta piovendo, state certi che oltre i 2.500 m starà nevicando. E per scalare i passi in quelle condizioni dovrete scordarvi che siete a giugno, ma impostare la gita come se fosse gennaio.

A seconda delle annate, ovvero di quanta neve è caduta in inverno e primavera, i passi più alti aprono tra la fine di maggio e la fine di giugno. Questo è stato un anno molto nevoso, quindi in questi giorni c’è soddisfazione ad andare lassù. Ci sono motociclisti che si scrivono e-mail di continuo, aspettando con ansia che aprano le strade, per andare in cima il giorno stesso.

 

MERITO DELLO SPAZZANEVE

Ci sono queste specie di spazzaneve che, al posto della pala, hanno una fresa anteriore che scava un buco nel manto nevoso, accumulando la neve sui lati. Per questo i muri vengono così alti: non è che la neve sia alta tre metri per davvero, eh! Però alcune volte la raggiunge sul serio, quell’altezza. Poi, quando la fresa deve aprirsi il varco attraverso una slavina, ecco che l’altezza del muro di neve può passare i cinque metri. Ovviamente, più alto è il passo, più spesso sarà il manto nevoso, ma ci sono anche altri fattori a determinarne il risultato. Ad esempio, sullo Stelvio non ho mai visto muri di neve alti come sul Rombo o sul Gavia, che sono più bassi. Quest’anno, sul Rombo hanno dovuto usare una fresa da 16.000 kg e 400 CV, che ha prodotto muri da oltre sette metri. Sulle Dolomiti non se ne trovano di altissimi, perché i valichi stradali sono tutti al di sotto dei 2.400 m. Per trovare muri esagerati bisogna salire oltre i 2.500 m, quindi parliamo di passi come l’Agnello (2.748 m) in Piemonte, la Bonette (2.802 m) e l’Iseran (2.770 m) in Francia, lo Stelvio (2.748 m) e il Gavia (2.632 m) in Lombardia, il Furka (2.430 m) e il Nufenen (2.492 m) in Svizzera, il Rombo (2.509 m) in Alto Adige, lo Hocktorpass (2.575 m), il Kaunertal (2.750 m) e il Tiefenbachferner (2.829 m) in Austria. E questo solo riferendoci a quelli asfaltati. Sulle sterrate, tipo quelle altissime come il Sommeiller (3.009 m) in Piemonte, i muri possono essere ancora più suggestivi, dato che accentuano l’aspetto selvaggio del paesaggio.

Non sempre, però, i muri valgono l’attesa. Nel 2009 sembrava si dovesse battere ogni record, non fu così. Mentre nel 1986, a metà maggio, la strada dello Spluga aveva dei muri esagerati già a quota 1.900 m.

 

IL MITO DEL CICLISMO

Ho sempre amato i passi alpini, ma non sapevo che potessero “produrre” dei muri così alti finché, negli anni Settanta, mi cadde l’occhio su una foto di Coppi mentre scalava lo Stelvio accanto a una di queste pareti bianche. Gli organizzatori del Giro d’Italia sono sempre stati consci della magia di queste strade appena aperte, ancora coperte da metri di neve, per cui hanno sempre fatto sì che la gara si concludesse sulle Alpi durante i giorni di apertura. Anche il rischio di beccarsi nevicate rende questa gara estremamente affascinante (sebbene negli ultimi anni si tenda a cancellare le tappe a rischio neve, o ad aggirare i passi più alti). Per questo il Tour de France, che viene considerato più prestigioso, per molti non lo è, perché si svolge quando la neve ormai è sparita, insieme al rischio di nevicate. Nel 1960, quando il Gavia venne “usato” per la prima volta dal Giro d’Italia, il più veloce a scalarlo fu Massignan e venne immortalato mentre pedalava sullo sterrato, accanto a un muro di neve. In discesa, il poveretto forò due volte e venne ripreso, ma gli rimase la soddisfazione di essere stato il più veloce nella prima volta di un passo storico. Il Gavia, poi, è entrato definitivamente nella storia per la bufera del 5 giugno 1988, che colpì i concorrenti cogliendoli impreparati, anche se non ho mai capito perché: era a tutti evidente che in cima nevicava da bestia... Si videro scene assurde, con ciclisti che si facevano la pipì sulle mani per scaldarsele, o che chiedevano agli spettatori di farli entrare nei loro camper, quando le ammiraglie avrebbero potuto passare loro abbigliamento invernale. Chi riuscì a non fermarsi, facendo la discesa su Bormio in calzoncini e sfidando il fondo innevato con i copertoncini da strada, entrò nella leggenda, come Breukink che vinse la tappa o Hampstein che vinse il Giro. In seguito, però, hanno sempre cercato di evitare ai ciclisti di pedalare sotto la neve in discesa. Quest’anno credo che sia stato il più freddo Giro d’Italia della Storia. La tappa che comprendeva Gavia, Stelvio e Val Martello è stata annullata, dato che nevicava fin dai 500 m di quota! La tappa finale, che doveva scalare un’orgia di passi dolomitici, è stata ridotta alla sola salita delle Tre Cime di Lavaredo: la neve scendeva già dai 1.200 m di quota.

 

IL DELIRIO

Da diversi anni, su internet, girano foto della strada del Monte Tateyama, in Giappone, con i muri di neve più alti che io abbia mai visto. Questa strada, che viene aperta in aprile, si arrampica fino a quota 2.450 m, quindi entra in un tunnel e scende dall’altra parte, passando sotto alla vetta del Tateyama (3.015 m). Guardate voi stessi le dimensioni di quei muri, che abbiamo preso da internet: da non crederci, al punto che sono diventati delle mete turistiche, con tanto di volantini e gite organizzate in pullman!

 

 

 

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