di Marco Riccardi - 30 dicembre 2018

Mister Desmo

Al genio dell’ingegner Taglioni sono sufficienti un tavolo da disegno e un tecnigrafo. Oltre alla bella meccanica, Taglioni aveva una passione per le orchidee, che coltivava personalmente. Ci ha lasciati il 16 giugno del 2001, lo ricordiamo così…

Non solo un popolo di poeti, santi e navigatori. Gli italiani sono pure eccezionali progettisti di moto e motori: vantiamo “pilastri” indiscussi del mondo della tecnica a due ruote che si chiamano Giulio Cesare Carcano (una per tutte delle sue tante creature, la straordinaria Moto Guzzi 500 otto cilindri da GP), Corradino D’Ascanio (il papà della Vespa, ma pure dell’elicottero, tanto per essere eclettici) e Piero Remor (la leggera matita della Rondine 500 dalla quale deriva la Gilera 500 da GP). E poi c’è l’ingegnere che vedete al suo tavolo da lavoro mentre disegna un inedito motore o un telaio a traliccio: è Fabio Taglioni, il creatore delle Ducati più affascinanti e vincenti, nonché uno dei massimi esperti della distribuzione desmodromica, la sua opera d’arte tecnologica che verrà usata su moto da strada e da GP. Il desmo è pure la sua tesi di laurea: nel 1948, presenta alla facoltà di ingegneria di Bologna il progetto di un 250 4 cilindri a V da competizione.

Il primo maggio del 1954 Mister Desmo, all’età di 34 anni, e dopo i trascorsi nel reparto corse della Mondial del conte Boselli, varca i cancelli di Borgo Panigale e ci rimane sino al 1995. Come primo compito gli viene affidata la realizzazione di una 50 da record che si basa sul motore del Cucciolo, il micromotore da bicicletta che aveva introdotto il Marchio Ducati nel settore delle due ruote: ha un motore quattro tempi monoalbero e per di più sovralimentato. Questo super Cucciolo non viene completato perché l’azienda ha altre mire che riguardano le moto “vere”. Gli viene commissionata una 98 sportiva e Taglioni accetta la sfida: ufficialmente si chiama G.S. (ovvero, Gran Sport), ma per tutti è la “Marianna” perché nata nell’Anno Mariano: sarà la indistruttibile moto da battere nelle competizioni gran fondo e in circuito risollevando le sorti della Ducati. Questa monocilidrica diventerà la capofila di una lunga generazione di modelli da strada e da pista. Altro capolavoro dell’ingegnere di Lugo di Romagna è la 750 bicilindrica a L, realizzata nel 1970, in piena era delle maximoto, sia in versione monoalbero a molle sia desmodromica.

Dalla versione GT verrà ricavata la 750 che nel 1972 trionferà nella 200 miglia di Imola con l’inglese Paul Smart: della moto di serie aveva addirittura i carter motore e il telaio. Il propulsore bicilindrico a L sarà maggiorato fino a 1.000 cc andando ad equipaggiare il modello Mike Hallwood Replica (1984), realizzato per ricordare la vittoria del campionissimo inglese al TT 1978 al suo rientro nelle competizioni motociclistiche. Nel 1971 Taglioni si concentra sempre nelle corse e prepara la 500 bicilindrica da Gran Premio che dispone di una potenza di oltre 70 CV. Altro autentico capolavoro è la Pantah, la 500 bicilindrica “più potente e veloce del mondo” come la definisce la nostra rivista al momento della prova pubblicata sul numero di dicembre del 1979. Il suo motore introduce il comando della distribuzione monoalbero desmo a cinghia dentata.

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