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Lisce o gasate?

Oggi va di moda la guida aggressiva: derapate in ingresso, curve strettissime e subito gas spalancato (tanto c'è l'elettronica). E se invece a me piacesse guidare come una volta? Frenata morbida, pennellata in ingresso, piega, pennellata in uscita...

Lisce o gasate?

Una delle cose più belle che mi sono capitate in questo lavoro per le due ruote è stato partecipare a un DRE. Imola, per la precisione, giugno 2004. Maestro: Marco Lucchinelli. Per noi normali guidare in pista con un pilota del Mondiale è un po' come cantare con Steven Tyler, se vi piace il genere; Gigi D'Alessio se ve ne piace un altro. In ogni caso è supereccitante e superdeprimente allo stesso tempo. Perché sia supereccitante non serve spiegarlo. Ma non serve nemmeno spiegare perché è  superdeprimente, si sa: cosa pensi quando fai una cosa che assomiglia a una piega sapendo che dietro di te c'è un campione del mondo? Come minimo te la fai sotto, poi sbagli, magari ti sdrai pure. Se invece sei fortunato può essere che una l'azzecchi. E se almeno una l'azzecchi sul serio e il Campione ti dice "Bravo!" allora puoi anche smettere di girare, andare a casa e pure vendere la moto, quello che c'era da fare nell'ambito delle due ruote l'hai fatto, non devi dimostrare più niente a nessuno, nemmeno a te stesso.

 

LUCCHINELLI, CHE SORPRESA!

Come ve lo immaginate Lucchinelli in pista? Uno come lui, che si chiama pure Cavallo Pazzo, come guiderà mai? E chi gli sta dietro? E cosa ci potrà insegnare? Allora, Marco te lo  immagini che entra alla Tosa di traverso con le gomme che fumano, poi spalanca, impenna e se ne va con il posteriore che va di qua e di là. Ecco, no, assolutamente no. Marco in pista è tutta un'altra cosa.

Guida rotondo elegante, perfetto. Non fa le curve, pennella, disegna. Se ti è davanti tiene un ritmo giusto, adeguato al tuo. Poi però, a un certo punto, decide di allungare e dopo due curve non lo vedi più. E non capisci come fa. Se ne va, semplicemente, sempre col suo danzare perfetto e aristocratico, senza una sbavatura, senza nulla. Poi ci pensi un attimo: è un campione del mondo, mica uno qualsiasi. Allora cerchi di imitarlo, dando fondo a tutta la tua capacità, senza strafare, cercando di lavorare sui comandi con i guanti di velluto, frenando con garbo, entrando in curva bello pulito, aprendo con criterio. Alla fine danzi anche tu, non un tango argentino come fa lui, ma un lento. Ma danzi anche tu. Imparato questo - e ci hai messo un bel po' - ecco che ti cambiamo le carte in tavola. E si ricomincia.

 

SPIGOLARE, SPIGOLAREEEE!

Quel giorno la festa ce l'ha guastata Dario Marchetti, all'epoca il direttore tecnico del DRE. Dicevo che stavamo guidando in elegante rotondità imitando Marco Lucchinelli (insomma, ci pareva così, non fate i pignoli, su) e Dario ci ha dimostrato che le maxi non vanno guidate rotonde: oggi infatti si spigola, per sfruttare l'enorme cavalleria che queste moto mettono a disposizione. Il concetto è quello che già ci ha mostrato Freddie Spencer, e cioè: stringere arrivando subito alla corda, fare la curva più stretta possibile, raddrizzare la moto immediatamente e spalancare. Marchetti infatti ci dice: "Frenate tardi e puntate al cordolo, non arrotondate l'ingresso come fate adesso ma fate la curva il più veloce possibile, e appena la moto è dritta spalancate tutto".

Il concetto è semplice, applicarlo un po' meno. Infatti ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti. Perché a te sembra di fare una follia, arrivare alla morte sul cordolo, fare la curva ad angolo acuto di circa 25-30°, rialzarsi subito e spalancare. Ah, che bello spigolare, adesso ho capito! Quasi...

 

MACCHÉ SPIGOLARE, SEI ANCORA ROTONDISSIMO

Ai box Dario ci riporta infatti alla (triste) realtà: "Voi staccate almeno cento metri prima, poi mollate i freni ed entrate in curva troppo veloci. Così siete costretti a fare il curvone rotondissimo, tutti piegati per almeno trenta secondi e dopo un bel po', appena riuscite a raddrizzare la moto, cioè tardissimo, aprite il gas". Insomma, per fare una mezza spigolata ti deve sembrare di fare una curva a scatti in due mosse: ingresso e piega, piega uscita e aprire, altro che pennellatine.

A pranzo ovviamente è scattata la discussione tecnica, una di quelle da cui non ci cavi le gambe. "Spencer spigolava - dice Marco - ma non è che noi pennellatori facessimo dei tempi peggiori". Qui vi risparmio le teorie sul perché percome, tanto, come dicevo, è un problema che non si risolve. Anche oggi si sente che i giovani guidano in un modo nuovo - per quello vincono - sono più aggressivi, sfruttano quello, quell'altro. E i maturi restano dietro perché non sanno adattarsi alla tecnologia. In realtà si vince o si arriva dietro per una serie di oscuri motivi, che io non so, perché altrimenti adesso sarei in un box di Misano a dispensare consigli.

 

GUIDA COME TI PARE

Allora, oggi il nuovo stile sembrerebbe imporre una guida ancor più aggressiva, a scatti: blocca, giù e moto di traverso, apri tutto, moto ancora di traverso e via. Sì, vero, molti fanno così, anzi pochi, per davvero uno solo: Marquez. Poi però arriva un Lorenzo, che a mio parere ha una guida molto rotonda che pare quasi antica, e vedi che poi non fa schifo del tutto.

Ma qui stiamo parlando dei top rider, che al mondo sono tre-quattro...  non di alcuni appassionati che vanno in pista per divertirsi. E poi, visti i prezzi, ci vanno anche raramente. Allora, io mi rivolgo a voi normali (e a me): volete credere di spigolare? Bene, credete di spigolare. Volete guidare rotondissimi? Bene, guidate rotondissimi. Tanto il tempo non verrà fuori mai, mettetevi il cuore in pace. La cosa importante è cogliere il nostro obiettivo. Che non è fare il tempo di Marc (perché sennò a quest'ora saremmo tutti in pista a Misano), ma godere al massimo delle nostre moto. Spigolando o arrotondando, che differenza fa?

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