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Jonathan Rea: “Voglio correre altri 3 anni in SBK, vincere altri 3 titoli e poi forse ritirarmi”

Abbiamo intervistato il campione del Mondo SBK 2015. Cosa ha imparato dalla MotoGP (“il metodo di lavoro”), come si sente ora che ha il titolo in tasca (“ancora più affamato”) e quali sono le sue prossime sfide
 

Incontri "iridati" ad Eicma

Al 73° salone di Milano abbiamo incontrato Jonathan Rea, il Campione del Mondo Superbike 2015 (leggete qui come è andata la sua ultima stagione). Ovviamente non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di fargli qualche domanda nel faccia a faccia allo stand Kawasaki (guardate qui le foto). Ecco cosa ci ha detto. Se invece allo sport non siete interessati,  cliccate qui per tutte le novità di Eicma 2015.
 
1/9 Intervista ai piloti Kawasaki: Jonathan Rea e Fabio Meloni

Fabio Meloni intervista Jonathan Rea

Quando guidavi la Honda ti aspettavi di essere così forte in sella a una moto più competitiva?
Mi aspettavo di essere molto più forte, perché capivo il livello delle moto mentre ero in pista. Sapevo che avrei potuto fare bene con Kawasaki. Ma non mi aspettavo questo incredibile livello di solidità e di velocità. Sono molto contento della stagione, di com’è andata, ho fatto moltissimi punti e il gap con il secondo in classifica è stato molto ampio.
 
Forse è stato addirittura più facile di quanto ti aspettassi, no?
Dopo aver guidato la moto per qualche giro nei test invernali, l’anno scorso, ho capito che avrei potuto vincere il titolo. Avrei solo dovuto essere intelligente e consistente. Ma davvero non mi aspettavo sarebbe stato così facile, e di vincere così tante gare.
 
E ora che sei campione del mondo hai ancora fame di vittoria?
Ancora di più, perché ho provato che potevo essere veloce su una buona moto ma non mi accontento, voglio essere ancora più forte e continuare a vincere. La sensazione di vincere una gara è davvero incredibile, crea dipendenza e voglio continuare a farlo. Il Campionato è cosa passata, ora quello che ho in mente è vincere le gare. Il mio obiettivo è essere ancora più preparato e concentrato, perché so che la prossima stagione sarà più difficile.
 
Perché, cosa cambierà?
Cambierà tutto. Questo anno non abbiamo affrontato così tante sfide, a parte qualche giornata no siamo sempre stati consistenti, ma mi aspetto che nella prossima stagione i miei avversari impareranno dai loro errori, e ripetere il mio livello di quest’anno non sarà facile per me. Non sarà facile vincere di nuovo il campionato, e soprattutto farlo dalla prima gara.
 
Come ti vedi fra 5 anni?
Voglio provare a vincere ancora il campionato nel 2016, poi d’accordo con la mia famiglia e il mio manager vorrei firmare un altro contratto per due anni, credo ancora in SBK, provando a vincere altri due campionati. E alla fine di questi tre anni… insomma, non voglio continuare a correre a lungo. Voglio solo fare del mio meglio finché sono in pista, divertirmi e cercare di non pensare troppo al futuro.
 
Non ti piacerebbe metterti alla prova in MotoGP?
No, perché non posso mostrare il mio livello in MotoGP. Credo che alla mia età non avrei mai l’occasione giusta. Per essere davvero competitivo in MotoGP devi salire su quelle moto da giovane, come hanno fatto Marquez, Pedrosa, Lorenzo, Miller, e imparare tutto, e a 28 anni è troppo tardi per fare questo. Per me è meglio rimanere in SBK. Mi piace molto, sono rispettato e ho la moto migliore.
 
In un’intervista che abbiamo fatto a Valentino Rossi, ha detto che guidi la SBK in modo simile a una MotoGP. Cosa significa?
Rispetto ad altri piloti che hanno uno stile aggressivo mi piace guidare in modo dolce e con tanta velocità di percorrenza, e forse in questo sono simile allo stile di Lorenzo, Valentino, Biaggi. Ma tanto di quello che faccio in moto dipende dal lavoro che faccio col mio team, dall’assetto, da come organizziamo il lavoro ai box. Ho fatto due gare in MotoGP con la Honda, e in questo senso mi è servito.
 
Bei ricordi o rimpiangi di non aver fatto di più?
Mi è dispiaciuto non poter fare una stagione intera, perché credo che magari non avrei lottato coi migliori quattro, ma me la sarei giocata con degli altri. Non ho nessun rimpianto, sono stracontento della mia vita. Se questa occasione non c’è stata non è un motivo per me per provare rabbia, né per sentirmi meno completo come pilota.
 
Cosa hai imparato dalla tua esperienza in MotoGP?
Ho lavorato coi migliori tecnici del mondo, e per quanto io sia già un pilota che si adatta rapidamente alle moto, ho imparato a essere più efficace nel lavoro al box. Come impostare un week-end, a quali cose dare importanza e a quali no. Ho dovuto imparare in fretta perché ho fatto solo due gare, Misano e Aragon, entrambe sfortunate dal punto di vista del meteo perché ha piovuto nei turni di libere e poi è stato asciutto in qualifica, cosa che ti obbliga a reagire velocemente e a ed essere ben organizzato. E alla fine non era nemmeno andata male, mi sono qualificato in terza fila e ho finito la gara una volta settimo e una volta ottavo, senza poter dare il massimo, perché la squadra mi aveva detto che non potevo cadere… Alla fine è stata un’esperienza divertente e dalla quale ho imparato molto.
 

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