Maico Mobil, lo scooter che sognava l'auto

Nel dopoguerra, negli Anni 50, in Germania qualcuno ha voluto provare a realizzare "l'auto su due ruote", un'alternativa più voluminosa e pesante dei nostri scooter di allora

Maico Mobil, scooter con carenature più abbondanti con baule integrato

Siamo negli anni del boom economico, tra il 1950 e il 1960, la guerra è ormai alle spalle, quasi dimentichi degli strazi del conflitto mondiale. La voglia di ricominciare aleggia prepotente in tutta Europa, senza distinzioni tra quella dei vinti o dei vincitori. Muoversi in completa autonomia, in un mondo che sta evolvendosi in fretta, è la principale necessità. Che questo avvenga perché dobbiamo andare a lavorare, oppure che sia per sfruttare una domenica fuori porta a divertirsi con la morosa o la famiglia, non c’è distinzione.

Così è un vero boom di biciclette motorizzate grazie a ingegnosi micromotori, o alla quantità di ciclomotori, in realtà piccole moto, che affollano le strade, per non parlare di Vespa e Lambretta che sciamano in gran numero.

Dalle nostre parti, il fenomeno scooter viene coniugato con i modelli che sono diventati iconici, e vanno oltre il puro aspetto tecnico o di aiuto al trasporto; in Germania siamo di fronte a pezzi ben più voluminosi, pesanti e ingombranti: la struttura dello scooter come la conosciamo noi si gonfia a dismisura, sino a diventare quasi una piccola vettura, e altrettanto lievitano i pesi con una stazza che supera i 130 kg e cilindrate che viaggiano verso i 200 cc. Il Maico-Mobil del 1951, dei fratelli Wilhelm e Otto Maisch, è uno di questi e rispetta pienamente quella voglia di microvettura che viene sposata dai tedeschi, che invece snobbano i nostri più agili scooter. “L’auto su due ruote” è lo slogan – non gli diamo torto – che accompagna i dépliant pubblicitari che mostrano il Mobil adatto anche a un’utenza femminile.

La carrozzeria della prima versione è in lega leggera: non deve stupire il materiale perché la Maico costruisce durante la Seconda guerra mondiale parti per gli aerei da combattimento. Al di sotto della copertura c’è un telaio in tubi che sorregge tutta la carrozzeria, mentre a muovere il tutto ci pensa un motore 2T di 150 cc con raffreddamento ad aria forzata, una mega ventola che elimina il calore a testa e cilindro: potenza di soli 6,5 CV a 4.800 giri/min e cambio a tre marce al manubrio.

Il primo anno ne vengono costruiti solo 600 esemplari che diventano dieci volte tanto quando si usa un più performante motore da 175 cc e quindi quello da 200 cc che accompagna il Mobil nel 1954. Siamo lontani dai numeri della Vespa che supera il milione di pezzi nel 1956.

Poi la Maico abbandona il gigantismo e passa alle moto da fuoristrada, che le vengono decisamente meglio.

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