di Nicolò Codognola - 11 maggio 2019

BMW R90S, regina in incognito

Una sportiva classica ed elegante rivista e non stravolta per regalare emozioni d'antan; il tutto confezionato in un abito succinto che, se necessario, può essere rapidamente svestito per tornare alle origini. Il motore, quasi di serie, è grintoso; rigorosa la ciclistica. Certo il comfort non è tra i suoi pregi, ma se bello vuoi apparire...
1/13 BMW R90S Cafè Racer

Io penso che nel mondo delle special la giusta via è nel mezzo: fare modifiche che siano reversibili e che non stravolgano le caratteristiche fondamentali di una moto.
È il caso di questa café racer, che in origine era una elegantissima e pregiata BMW R90S del 1976. Sotto il succinto abito che le è stato cucito addosso si riconosce ancora la sportiva bavarese. E il proprietario, Riccardo, conscio di avere tra le mani un pezzo raro e che potrà solo rivalutarsi col tempo, non ha voluto modificare telaio né motore: con una giornata di lavoro si può ripristinare la moto di serie, con tutti i componenti originali tenuti da parte.

Il telaio non subisce modifiche: solo le sospensioni sono riviste, con una coppia di ammortizzatori sportivi e regolabili al retrotreno, mentre la forcella ha un maggiore precarico con spessori interni. A livello di motore, il grintoso Boxer è sottoposto ad una accurata revisione, mantenendo alimentazione e scarico originali. Solo l'albero motore è alleggerito e ribilanciato, mentre l'aspirazione è modificata: la scatola filtro lascia il posto a due cornetti e al suo posto una cover arrotondata chiude la porzione posteriore del motore. Le sovrastrutture sono ridotte al minimo: un serbatoio identico all'originale è tagliato nella parte inferiore, lasciando totalmente scoperto il propulsore e raccordandosi perfettamente al nuovo cupolino sportivo in fibra di vetro. La linea orizzontale che disegnano prosegue col piano sella, essenziale e chiuso da un tondeggiante codino, anch'esso in fibra. C'è un po' di sproporzione tra il "culetto" piccolo e i lunghi silenziatori cromati: il primo spinge in avanti e accentra - esteticamente - le masse, i secondi invece sembrano stirarle verso il retrotreno. Forse due tromboncini mozzi armonizzerebbero l'insieme. Anche i parafanghi in alluminio e a filo ruota acuiscono questa sensazione. Tuttavia, nel complesso si percepisce una certa armonia.

Collante di questo insieme è anche la verniciatura - impeccabilmente eseguita da Kaos Design - sobria, ma evocativa: due tonalità di grigio che richiamano quelle delle BMW degli anni Settanta e che qui sono reinterpretate con sfumature più calde. Decisamente "tedesca" questa café racer: poco appariscente e molto raffinata. Ma anche efficace ed emozionante.

I mezzi manubri Tommaselli, preferiti al manubrio turistico originale, impongono una guida carica sui polsi, ma non del tutto affaticante. Le gambe stringono bene i fianchi dello smagrito serbatoio e solo la sella, così dura e striminzita, indolenzisce presto il fondoschiena. La ciclistica è solida e sincera; con le sospensioni riviste, sostiene gli strapazzi della guida sportiva. Non eccelle in maneggevolezza, ma la stabilità esalta. I rapidi cambi di direzione richiedono un certo impegno fisico, ma se le curve sono ampie e veloci, è una gioia lasciar scorrere questa sportiva su traiettorie precise e ben pennellate. I freni, potenti e discretamente dosabili, non mettono in crisi anche nelle staccate più decise la forcella, che restituisce una rassicurante sensazione di solidità. Bello più di tutto è però il motore, pieno, pastoso, generoso. Non è un fulmine a prendere giri, ma non gli manca nulla a qualsiasi regime. Usciamo dalle curve acquattati dietro il cupolino, con il naso sul contagiri e seguiamo la lancetta nella sua corsa sul quadrante fino a quota 8.000 giri/min. Tutto senza vibrazioni fastidiose o assordante fracasso: un rombo gutturale alza la voce e si fa notare, ma non sbraita e non richiede tappi sulle orecchie. Cambio e trasmissione, ad essere pignoli, non sono proprio da sportiva. Il primo ha innesti un po' lunghi e la spaziatura tra le marce è abbastanza "turistica"; la seconda, con quel cardano, trasmette qualche reazione per nulla "racing". Ma, se guidata da gentleman rider, questa café racer dispensa emozioni e godimento puro.

Ed è questo il suo bello: il non essere estrema, ma sempre fruibile, proprio come la moto di serie da cui deriva. Torniamo al dilemma iniziale: meglio originali pezzi d'epoca o elaboratissime special? A volte, la virtù sta davvero nel mezzo...

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