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Vincent concept: tecnica e semplicità

Abbiamo scovato sul web la proposta di un designer britannico che rievoca un Marchio storico, avanzando soluzioni meccaniche e ciclistiche all’avanguardia

Vincent concept: tecnica e semplicità

Periodo di revival. L’anno scorso abbiamo visto al Salone di Milano la rinata Brough Superior, la moto che negli anni Trenta fu del colonnello Thomas Edward Lawrence (meglio noto come Lawrence d’Arabia) e che veniva definita le Rolls Royce delle due ruote. Poi recentemente è tornata alla ribalta la Matchless (ne abbiamo parlato qui) e, per stare in tema di marchi inglesi, pure la Lotus si è data alle moto e sono attivi anche i mitici nomi Triton e Hesketh (in America hanno invece rifatto la Indian Scout, che Motociclismo ha già testato). Ora sembra arrivato il turno di un’altra icona della prima metà del Novecento: la Vincent HRD, altra meravigliosa e aristocratica creatura a motore dell’Inghilterra pre-elisabettiana. Per adesso si tratta solo di una concept, che acquisisce tridimensionalità con raffinati programmi di computer grafica, ma già così titilla i nostri neuroni di malati di special (guardate la gallery, dove trovate anche foto di qualcuna delle sue… antenate, tra l’altro super ricercate alle aste di moto d’epoca: leggete qui).

 

COSÌ SAREBBE VINCENT SE NON AVESSE CHIUSO I BATTENTI

Il suo ideatore è Aleck Jones che ha presentato il suo progetto alla mostra di Transportation Design 2014 organizzato dalla Coventry University. La moto, futuristica e sportiva, presenta soluzioni tecniche e di design a dir poco innovative, così come è stato nella tradizione del Marchio inglese sin dalla sua apparizione, nel 1928. Vincent HRD infatti costruiva da sé motori e sospensioni, mentre altri produttori dell’epoca si affidavano a terzi, proponendo spesso idee originali. “Questa concept mostra dove sarebbe arrivata la Vincent se avesse continuato ad esistere”, dice Jones. Così la Vincent che ha realizzato, seppur virtualmente, è un esercizio di minimalismo, una naked estrema dove tutti gli elementi funzionali sono a vista. Tutto serve, nulla è superfluo. E i dettagli sono curatissimi. Composta da 127 parti e 96 viti, questa concept esprime il desiderio di “mostrare i componenti, in modo che la gente possa guardarle tutte e apprezzarne la funzione”, prosegue l’ardito progettista.

 

CONCEPT SÌ, MA FATTIBILE

Nelle idee di Jones, la Vincent del Ventunesimo secolo è spinta da un motore ibrido capace di erogare 200 CV totali nel funzionamento combinato. Ma c'è la possibilità di usare solo l'endotermico (V2 da 116 CV), ricaricando le batterie nelle decelerazioni, o solo l'ìelettrico, da 86 kW. Sovrintende il tutto la trasmissione a doppia frizione, che si occupa dei cambi di velocità ma anche di "staccare" il motore termico per trasmettere solo la coppia generata dall'elettrico. Nelle intenzioni del suo creatore però, questa concept non vuole solo essere una esagerazione fine a sé stessa: Jones ha pensato -disegnandola- a come avrebbe potuto realisticamente essere costruita. Così ci sono sospensioni con forcellone oscillante sia davanti, sia dietro (monoammortizzatore posteriore posto trasversalmente!), come sulla Bimota Tesi e sulla Vyrus, ma con gli organi dello sterzo comandati idraulicamente e non tramite rinvii meccanici. Guardate la video presentazione.

 

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