26 novembre 2015

Record Motor Cycles: un siluro italiano per Bonneville

Superare i 420 km/h sul mitico lago salato dello Utah! Questo è l’obbiettivo che una nuova realtà italiana si pone, puntando al primato (anzi, ai primati) con due straordinarie moto spinte da propulsori V8 di 2.000 e 2.500 cc

malati di velocità

La malattia che spinge ad andare sempre più veloci è un virus che contagia molti uomini e moltissimi motociclisti. La cosa che agli altri appare strana è che i… malati non vogliono guarirne. Anzi, la cura è riuscire ad andare ancora più veloci e ciò si tramuta in una ricaduta ancor più grave in questa singolare patologia (ne sanno qualcosa in Triumph e Indian…)
È un gruppo di persone così - un gruppo di professionisti, ognuno specialista di alto livello e con lunga esperienza nel proprio ambito lavorativo- che ha dato vita alla Record Motor Cycles. A capo del team c’è Roberto Crepaldi, personaggio molto conosciuto nell’ambiente delle moto, specie quelle più anticonvenzionali. C’era lui insieme a Carlo Talamo a metà anni ‘80 quando le Harley-Davidson cominciarono a invadere le nostre strade. Il suo apporto è stato fondamentale anche per il neozelandese John Britten, l’ideatore della omonima V1000 che vinse le World Series B.E.A.R.S. nel 1995. Ed è stato anche tra i fondatori della CR&S (di cui ora non fa più parte), fabbrica milanese che ha sfornato la Vun e la Duu (ecco l’ultima nata, vista a Eicma 2015).
Ora è la volta di un altro eclettico, incredibile e per certi versi assurdo progetto. Ecco le foto, poi spieghiamo i dettagli.
 

Ti porterò sul lago

La nuova sfida mira alla pura velocità. Bonneville, lago salato, carenatura a siluro, motore potentissimo… Sono  questi gli argomenti che hanno appassionato il gruppo originario che sta attorno al progetto RMC; da vaghe proposte tecniche ai bozzetti di una moto da record il passo è stato breve. Si è giunti presto alla definizione di un vero e proprio gruppo di lavoro e alla creazione di una società commerciale il cui fine è quello di costruire una moto in configurazione “speed record”.
Il Tempio della velocità pura, il bianco lago salato di Bonneville, nello stato dello Utah, USA, sarà lo scenario del finale fantastico di un’avventura al limite del possibile”, dichiara il comunicato stampa. Sperando di avere più fortuna di chi ci avrebbe voluto provare nel 2015: tutto annullato per impraticabilità… del lago!

Omaggio all’Italia e a un mitico neozelandese

Saranno due le moto - la rossa “Pride of Italy” e la nera “Tribute to John Britten” - che tenteranno di stabilire nuovi record in altrettante classi (ne esistono di innumerevoli  definite dal regolamento FIM in cui iscrivere la propria moto: vedi paragrafo in fondo all’articolo). Entrambe avranno un motore 4 tempi aspirato (ovvero senza compressori o turbocompressori), alimentato con comune benzina verde (quindi senza additivi). Sarà un V8 longitudinale molto compatto, con distribuzione bialbero e con 4 valvole per cilindro. L’obiettivo è quello di raggiungere 400 CV e superare i 420 km/h. Dietro questo progetto c’è l’ingegnere Giulio Bernardelle, “papà” della Aprilia 125 campione del mondo 1997 con Valentino Rossi e della 250 di Roberto Locatelli. Maggiore riserbo per quanto riguarda lo schema della ciclistica, che comunque sarà dotata di regolazioni delle principali quote geometriche, quali angolo del cannotto, altezza del pivot, valore di interasse e molte altre.
Pride of Italy parteciperà al tentativo di record nella classe 2.000 cc con numero di cilindri libero.
Tribute to John Britten invece avrà il medesimo schema motoristico, ma con cubatura maggiorata per poter entrare a far parte della categoria 2.500 cc.
Nelle foto della gallery vedete una sola moto con doppia livrea che mostra le grafiche che saranno adottate sui due modelli. Verrà realizzato anche un “muletto”, destinato ai test di sviluppo, utili per verificare soluzioni difficilmente replicabili anche in un circuito di velocità.

A proposito di motori a 8 cilindri: cliccate qui per conoscere la “ultrabike” presentata a Eicma…

Produzione in serie dopo il tentativo di record?

Difficile credere che le moto possano essere pronte per agosto 2016 (in quel mese si corre a Bonneville): più facilmente le vedremo in azione nel 2017. E ancora più difficile è credere che un progetto tanto ambizioso sia fine a se stesso: immaginiamo che ne nasceranno dei modelli di -piccolissima- serie, riservati probabilmente a facoltosi appassionati. Perché le Record Motor Cycles aspirano, già prima di nascere, a diventare le Veyron a due ruote, ovvero le moto di serie più esclusive e veloci del pianeta.

NOTA SULLE GARE DI BONNEVILLE

Per stabilire un record di velocità per prima cosa è necessario decidere in che categoria o classe competere.
Il regolamento FIM ne prevede per moto di tutti i tipi, dalle piccole cilindrate ai mostri “streamliner” da oltre 1.000 CV, ripartite per cilindrata e per le caratteristiche del veicolo: si va dallo scooter, alle moto naked, a quelle di serie modificate per poi entrare nel mondo dei prototipi, sopra tutti i famosi “streamliner”. Si chiamano così i missili rasoterra di cui a malapena si intravvedono le ruote, dove solitamente il pilota è seduto come su un’auto e non ha la possibilità di appoggiare un piede a terra, essendo rinchiuso in una vera e propria “capsula”. Per evitare la caduta, il pilota può estroflettere delle rotelle che lo sorreggono fino allo stop definitivo. Il Team RMC ha scelto la categoria “Partially Streamlined”: la moto può essere quasi totalmente carenata, ma il pilota deve sedere nella posizione “classica” da motociclista, essere esposto, e vigono limiti rigidi sulle dimensioni della moto: un esempio l’altezza del codone, cruciale ai fini dell’efficienza aerodinamica.

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