Suzuki GSX-S1000GT: come va, pregi e difetti

Abbiamo messo alla prova la nuova sport-tourer di Hamamatsu, la GSX-S1000GT, che si affaccia al 2022 ricca di novità. Ecco le nostre impressioni di guida, con pregi e difetti

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Su Motociclismo di ottobre trovate già la prova completa della nuova sport-tourer di casa Suzuki: le prestazioni rilevate dal centro prove, il peso effettivo, la capacità di serbatoio e valigie, l’altezza sella-manubrio-pedane e tutti i dettagli più importanti. La moto ve l’abbiamo già presentata (qui trovate tutto quello che c’è da sapere), ora possiamo verificare sul campo se quello che promette Suzuki, corrisponde alla realtà.

Alla presentazione stampa abbiamo trovato una prima giornata di pioggia, ma non è stata una grossa sfortuna: ci ha dato modo di scoprire come si comporta sul bagnato una moto che vuole essere (anche) una compagna per i lunghi viaggi, oltre a essere una sportiva stradale a tutti gli effetti. La prima cosa che colpisce, manco a dirlo, è il motore: se un 4 cilindri deve essere per natura dolce e regolare ai regimi medio-bassi, questo Suzuki da 999 cc non fa eccezione e aggiunge una bella corposità lungo tutto l’arco di erogazione, che diventa cattiveria pura sopra i 6-7.000 giri. Sul bagnato non si arriva certo a tirare le marce al limitatore, quindi si può godere di una prima risposta dell'acceleratore perfettamente gestibile, dove l’on/off è quasi assente (in mappa C, quella più soft), e la connessione con la manopola del gas è eccellente. Certo, la potenza viene limitata abbastanza, e se la strada non è del tutto allagata, si può passare tranquillamente alla mappa standard (la B) per divertirsi di più, forti di una risposta del motore sempre da riferimento per quanto riguarda la dolcezza e la linearità. Un poco di on/off in più, ma davvero poca roba, e una bella spinta decisa: se non abbiamo il coltello tra i denti, “B” è la mappatura perfetta in tutte le condizioni.

Proviamo a mettere alla frusta l’elettronica della moto per quanto riguarda ABS (non regolabile) e Controllo di Trazione (regolabile su 5 livelli): manca la piattaforma inerziale IMU, quindi niente funzione Cornering. Poco male, vien da dire, perché all’anteriore si fa fatica a farlo intervenire, anche sul bagnato, complice un impianto frenante da riferimento per quanto riguarda la dolcezza e la modulabilità (ma se si insiste, arriva anche tanta potenza). Mentre al posteriore fa sentire di più la sua presenza. Il TC non è da meno: se proviamo a far perdere aderenza alla ruota posteriore, in uscita di curva sul bagnato, abbiamo un intervento rapido, che riesce ad essere per nulla brusco nel taglio di potenza. Il massimo dell’intervento, livello 5, non è mai troppo invasivo, bisogna esagerare per farlo intervenire, tanto che anche su strada, guidando da turisti, può andare più che bene.

Suzuki ha lavorato parecchio sull’aerodinamica veicolo, e si sente: si viaggia ben protetti dai flussi del vento, per quanto riguarda le zone centrali e basse del corpo (sotto la pioggia, vuol dire bagnarsi di meno). Mentre per quanto riguarda il cupolino di serie, c’è da fare un discorso differente: la linea così aggressiva della moto, a forma di “freccia”, richiede un cupolino piuttosto compatto. Il petto è ben protetto, ma spalle-collo-testa sono colpiti dall’aria, perlomeno per piloti sopra i 180 cm. Gli ingegneri Suzuki lo hanno considerato, visto che è subito disponibile, come accessorio, un cupolino maggiorato di ben 70 mm e con diversa inclinazione, più verticale. Restiamo in tema comfort e parliamo di vibrazioni, perché anche qui è stato fatto un ottimo lavoro per isolare il manubrio (fissato alla piastra di sterzo tramite inserti antivibrazioni), e le pedane, rivestite da una gomma molto morbida. Sopra i 5.500 giri iniziano a farsi sentire, senza essere davvero fastidiose. Molto bene la sella, realizzata con uno schiumato sostenuto ma confortevole, ottimo sia per la guida sportiva, che per quella turistica. Non abbiamo provato la sella passeggero, che per quanto spessa e ben imbottita, ha comunque dimensioni contenute.

Altro aspetto cha abbiamo potuto approfondire è la connettività, ormai fondamentale su moto di questo livello. Suzuki introduce un bel dispaly TFT da 6,5 pollici, perfettamente leggibile. Ci sono 4 caselle di informazioni configurabili, un contagiri in stile analogico, i livelli di TC, mappatura motore e attivazione del QuickShift (non si vede motivo per doverlo disattivare, funziona a meraviglia) oltra alla marcia inserita. In alto, i dati relativi al telefono connesso (livello di carica batteria) e se ci sono interfoni pilota-passeggero collegati alla moto. In poche parole, dai comodi tasti al manubrio, si possono gestire le chiamate e visualizzare i contatti senza dover avere il telefono a vista. Con l’app Suzuki MySpin si ha accesso ad alcune funzioni, utilizzabili totalmente attraverso i comandi manubrio: il telefono non deve però mai trovarsi con lo schermo spento, altrimenti la connessione si interrompe, perché queste app non funzionano in background. È una limitazione comune tra le moto attuali, dipende dal sistema Bosh che fornisce la parte elettronica. Detto questo, il sistema funziona bene: cambiare brano musicale o stazione radio, alzare e abbassare il volume, o rispondere alle chiamate, senza staccare le mani dal manubrio, è una bella comodità. La parte di navigazione è affidata all’app Sygic, che funziona a dovere: è molto più comodo creare un itinerario, o cercare una destinazione, dal telefono, metterlo in tasca, e avviare la navigazione sul display della moto. La navigazione avviene a tutto schermo, come fossimo in auto, con mappe dettagliate scaricabili anche off-line. Ottimo.

Con l’asfalto asciutto del secondo giorno di prova, le cose cambiano, perché la GT può tirare fuori gli artigli, e sfoderare un carattere tutto pepe che fino ad ora avevamo solo potuto assaporare. Ciclistica sopraffina, da vera sportiva stradale. Agile ma non agilissima, sicura e rassicurante sempre, anche sul veloce o quando si viaggia a ritmi elevati. Ottime le sospensioni, completamente regolabili: il comfort è buono, ma da vera sportiva, non vanno in crisi quando si guida forte. La posizione di guida è molto raccolta, ci stanno bene anche i piloti alti, ma il manubrio risulta essere un po’ troppo vicino al busto. La mappatura A ora ha senso, il motore diventa più cattivo, e bisogna solo stare attenti ai limiti di velocità, perché la Suzuki ti porta ad andare veloce quasi senza volerlo. La categoria delle Sport-Tourer sembrava in crisi e ferma da tempo, ora abbiamo un prodotto moderno e prestazionale che potrebbe interessare tutti coloro che vogliono ancora una sportiva stradale vera. Si, perché il nome GT sta un po’ stretto a questa GSX-S 1000: una moto più sbilanciata verso il fattore Sport, rispetto a quello Tourer.

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