di Paola Verani - 18 febbraio 2014

Simone e il viaggio “ai minimi termini”

Lo abbiamo sempre presentato come lo “specialista” dei raid in sella a 50 cc, ma Simone Cannizzo è l’ultima persona al mondo a voler essere etichettata: ironico e pungente nei suoi report, persegue con ostinazione la volontà di “destrutturare” il viaggio

Simone e il viaggio “ai minimi termini”

Dopo aver conosciuto Totò Le Motò e Gionata Nencini, oggi parliamo di e con un altro "traveller": Simone Cannizzo. Per alcuni è un esteta dei viaggi in moto, per altri semplicemente un masochista. Dipende dai punti vista. Certo è che i suoi lunghi raid in sella a 50 cc (per esempio Milano-Dakar su SH o Terra del Fuoco-Alaska su Beta Enduro RR) rappresentano esattamente il suo modo di affrontare la vita: in maniera cruda, senza impalcature (guardate la gallery). Vuole avere il tempo di godersi le cose fino in fondo ed essere all'altezza delle persone che incontra e questo per lui vuol dire viaggiare con un ciclomotore. È figlio del suo tempo, è anche uno che ci capisce davvero di internet, social, high-tech, ma quando parte lo fa alla vecchia maniera, concedendo molto spazio all'imprevisto, non bombardando il mondo dei suoi “post”, lasciando a casa GPS e, a volte, anche le mappe. È appena tornato dall'Elefantentreffen (la sua storia, insieme ad altre cinque la trovate nello speciale dedicato al raduno su Motociclismo di marzo, qui invece un bel racconto di Mario Ciaccia), fatto in sella ad un Rieju Tango 50 e muovendosi “a naso”, senza l'ausilio delle cartine. Forse lo attrae proprio la sensazione di perdizione che si prova quando si percorrono strade nuove. E lui è in continua ricerca di nuovi percorsi: “Mi sono impegnato a vuotare tutto il cassetto dei desideri. Ho fatto molti lavori, ho avuto successo (e me ne sono stancato), ho avuto momenti negativi (e mi sono stancato molto pure di quelli). Ora semplicemente vivo in preda alle passioni, vincolato anche dal mio terrificante tema natale che recita Gemelli come segno ed egualmente Gemelli come ascendente. Talvolta sono tremendamente competitivo, talvolta invece dormo sereno sull'amaca per interi pomeriggi”. In generale, non ama parlare di sé (non abbiamo ancora capito se è riservato, sfuggente o snob), ma sa raccontare davvero bene le sue esperienze “on the road”. La sua scrittura è ironica, sensibile, fine quanto basta. Lo mettiamo senz'altro nella cinquina dei migliori reporter di viaggio in moto italiani (potete conoscerlo anche sulla nostra pagina Facebook “Motociclismo All Travellers”).

 


Un tempo viaggiare con piccole moto era la normalità oggi fa notizia. Cosa è successo nel frattempo?
È successo che ci hanno venduto un sacco di cavalli e di ghisa inutile, se rapportati al piacere di andare in moto. Ci hanno venduto della velocità, quando questa fa più coppia per  muoversi che con viaggiare. Ci hanno svuotato il portafogli con della tecnologia che si rompe e che dura poco in condizioni estreme. Impegnare le proprie energie nel dosare una potenza estrema che non ti serve, invece che salvaguardarle per godersi il momento. Questo, forse, è quello che è successo.


Quando hai scoperto la dimensione slow?
Per caso, seguendo un amico con l'idea di raggiungere Bamako con una Fiat Uno, 10 anni fa. Non avendo tempo per fare i documenti doganali, ho inforcato un mezzo che non ne aveva bisogno: un ciclomotore. Il colpo di fulmine è scoccato ed il viaggio mi ha regalato emozioni moltiplicate dal contatto prolungato con le persone e l'ambiente circostante, oltre che dall'indeterminatezza di non sapere dove sarei arrivato quella sera. In poco tempo è diventata una prospettiva irrinunciabile che mi regala la libertà di non avere nessun programma definito. Ogni curva è una deviazione logica e possibile, ogni problema un'opportunità, ogni inconveniente tecnico un modo per scoprire che l'uomo non è poi così malvagio per chi si pone al suo pari. Non viaggio per rilassarmi ma per conoscere, per soddisfare la mia bulimica esigenza di esperienze.


Milano-Dakar su Honda SH: come ti è saltato in mente?
Come detto prima, il caso. Che è poi il motore di quasi tutto. Tecnicamente ero a tavola e stavo bevendo del vino. Quindi in una condizione ottimale per prendere decisioni stupide ed avventate.


Terra del Fuoco-Alaska su Beta Enduro RR 50: 9 mesi di viaggio, oltre 30.000 km in solitaria. Dicci tre scoperte importanti (per te) che hai fatto.
Ho scoperto che San Francisco è ancora più bella che nei telefilm anni '70 in onda su La7. Ho scoperto che guardare una tempesta sull'oceano al riparo di una capanna di legno, con una birra, una coperta ed un fuoco acceso mentre tutto attorno volge al nero è una delle esperienze più belle al mondo. Ho scoperto che viaggiare per tre settimane su una barca cargo colombiana per superare il Darien, approdando su isole dove sei tu quello strano, ti fa incrociare sguardi che ti mozzano il fiato e ti impediscono quasi di metterli a fuoco dentro un obiettivo. Aggiungo una quarta. Ho scoperto che perdersi nel deserto boliviano mentre dall'alto è in corso un bombardamento di stelle senza eguali dovrebbe essere qualcosa da vivere almeno una volta nella vita.


Il tuo prossimo viaggio?
Non so ancora che mezzo che userò, ma di certo sarà ancora un ciclomotore. Percorrerò l'Africa scendendo la costa Ovest dal Marocco al Sud Africa, per poi risalire fino in Egitto sulla costa Est. E' un viaggio che ho già fatto con un noto 750 di casa Honda, vediamo cosa succede rallentando il mio percorso e rendendolo meno definito. 


Hai sempre fatto i tuoi viaggi in solitaria: è una necessità o un caso?
Non è proprio vero. I viaggi compiuti in macchina (Milano-Ulaanbatoor, Milano-Tokyo e Milano-Sidney oltre che la risalita Cape Town-Cairo in moto) sono stati fatti in coppia. Tutto sommato in auto è più semplice, anche se le Fiat Uno, Cinquecento e Daewoo Nubira utilizzate hanno avuto i loro problemi meccanici.  Poi resta una indubbia difficoltà nel far incastrare viaggi della durata media di sei mesi con la vita di molti, ma non sono un orso solitario. Non lo sono mai stato. Adoro condividere la strada e spesso, mezzo permettendo, viaggio con altre persone. Tappe fugaci con persone che probabilmente non rivedrò più. Ed anche questo va bene, perché so che la condizione nella quale ci siamo trovati e che ha acceso lo scambio tra esseri umani non potrebbe replicarsi in un sushi bar a Milano oppure di fronte ad una birra sulle Ramblas. Cristallizzo l'esperienza e la porto con me, guardandomi bene dal diluirla.


Sei appena tornato dall'Elefantentreffen su Rieju Tango 50: quando arrancavi sulla neve ti sei immaginato come sarebbe potuto essere in sella ad una Transalp o a un Dominator, giusto per citare due moto che sappiamo tu hai in garage?
Probabilmente più complicato! Ovviamente una moto leggera in una condizione dove comunque avanzi a 20 km orari è solo un vantaggio. Di certo sarei stato più agile in salita o sulle lunghe autostrade in Germania, ma penso che il panorama sarebbe corso via troppo velocemente per i miei gusti. Magari delle tassellate, al posto di due piccole gomme da motard, sarebbero state apprezzate. Ma il fato aveva questo in serbo per me ed il mio primo Elefantentreffen; vivo con terrore l'abitudine alla comodità che fatalmente inizierebbe ad escludere viaggi ed esperienze.


Si è sempre fatta la distinzione fra turista e viaggiatore, è ancora valida visto che anche la seconda figura è un po' vittima della globalizzazione?
Il viaggiatore globalizzato esiste, ma tendo a vedere sempre una certo distacco tra le due figure. Forse, per come la vivo io, la differenza principale sta nel confronto col calendario e le sue scadenze che per il primo sono imprescindibili. Per me, che tendo a mettermi (ma non sempre) nella seconda categoria, è quello che tramuta un giro in moto in una avventura. E quindi in una scatola imprevedibile da riempire di immagini, di ricordi e di persone.


Un tempo a raccontare i propri viaggi erano scrittori ed esploratori, oggi abbiamo un po' tutti voglia di rivolgersi ad un pubblico. C'è spazio per chiunque abbia voglia di proporsi come globe-trotter?
Assolutamente. Non è facile raccontare senza scadere nel didascalico, ed anche viaggiatori famosi spesso non riescono a trasmettermi nulla con i loro scritti. Non è detto che chi ha compiuto 3 giri del mondo su una ruota sola sia in grado di passarmi le sue emozioni, se ne ha avute. A volte, invece, trovo appassionante un racconto di un viaggio breve ma sentito ed intenso, che non si perde in mille rivoli descrittivi cercando di passarmi sensazioni che forse non potrò mai provare, ma si concentra su certi momenti, sull'estasi da viaggio che si fissa di norma in pochi minuti all'interno di un viaggio lungo mesi. 


Perché si viaggia oggi. Quante tipologie di travellers esistono?
Concentrandosi sui due estremi, probabilmente c'è il viaggiatore puro (che non troveremo mai su queste pagine o su Facebook) e quello che scrive, twitta e feisbucca per suscitare l'effetto stupore nella sua cerchia sociale, per ottenere gradimento dallo sponsor o per la sindrome di Macho Man.

 

Nell'età dell'oro delle esplorazioni c'erano i committenti, quasi sempre teste coronate, ora ci sono le sponsorizzazioni. Sono lecite? E a quali condizioni?
Parliamoci chiaro: raramente la sponsorizzazione va oltre la fornitura di qualche materiale e magari di apparecchiature in comodato d'uso. Personalmente, va bene così. Non mi obbliga a farmi fotografare in cento scatti col logo a favore di camera e mi garantisce il necessario ricambio di materiali, che spesso si polverizzano letteralmente durante il viaggio. Preferisco cercare una collaborazione diversa con le realtà che ruotano attorno a questo mondo, sfruttando le mie competenze per fornire un servizio mentre viaggio ma nel quale il valore aggiunto è ben presente. Viaggio, scrivo, fotografo, conosco nel profondo le dinamiche sul web e sui social media.


Come finanzi i tuoi lunghi viaggi?
Diciamo che ho lavorato molto, troppo, in passato. Ma l'aspetto economico, per quanto ovviamente fondante, fa parte di una serie di scelte che ognuno di noi compie nella vita. C'è chi cambia il cellulare ogni 6 mesi facendo rate per due anni e reputandolo normale, chi spende 700 euro per l'ultimo modello, chi va dal parrucchiere ogni settimana, chi cambia la macchina quando raggiunge i 50mila chilometri perché ormai "è vecchia", chi spende follie per borse o vestiti o giacche alla moda, chi spende 30 euro per 2 bicchieri di (poco) alcool con (molto) ghiaccio ogni sera, chi ormai ha bisogno di "consulenze tecniche" per cambiare una presa in cucina, sostituire un lampadario, imbiancare una parete o smontare un mobile. Probabilmente finanzio i miei viaggi con tutte le volte che non ho chiamato un idraulico, un antennista, un imbianchino oppure un elettricista. Oltre a questo, c'è una convenzione sociale che ti spinge ad avere una moto zeppa di elettronica che costa come un caccia ipersonico, caricata di una attrezzatura spesso sottoutilizzata. E tutto questo per andare da Milano fino in Umbria. Si può fare anche con molto meno, fidatevi.


C'è qualche viaggiatore del presente o del passato che ti ha ispirato?
Direi di no. Ho un enorme planisfero sulla mia scrivania nello studio. Li sopra c'è tutto quanto necessario. Tranne alcune notevolissime eccezioni, non amo la letteratura di viaggio.


Ti conosciamo come "slow traveller” eppure in garage hai anche moto di altra stazza: LC8, Transalp, Dominator, ecc. Che ci fai?
Le uso poco, ma se devo andare una domenica al lago con la bella non ci vado certo in ciclomotore. Vorrei arrivare prima dell'ora di pranzo. Anzi ho già fame quando accendo la 990 o sento il rumore ciclico e rassicurante di una qualsiasi delle altre compagne di box.

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