di Alberto Motti - 25 novembre 2018

La pattuglia "anti-smartphone"

Abbiamo accompagnato per una giornata una "moto civetta" della Polizia Municipale di Torino in pattuglia anti-smartphone: vi raccontiamo com'è andata e perché il Governo ha ragione a voler inasprire le pene
1/9 La "moto civetta" della Polizia Municipale di Torino in pattuglia anti-smartphone

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Lo scorso luglio sono stati resi noti dall’Istat i dati sugli incidenti stradali del 2017 e per la prima volta dal 2001 le vittime tornano a crescere. Più 2,9% in generale e 11,9% per i motociclisti (735 vittime). Dei dati così non si spiegano: rispetto al 2001 le auto sono più sicure e iniziano a diffondersi anche i sistemi di frenata automatica. Le moto da anni hanno l’ABS di serie. Eppure le vittime crescono. La causa n°1 degli incidenti è la distrazione, che comprende anche l’utilizzo degli smartphone. Qualunque motociclista ha esperienza diretta di quanti automobilisti giochino con il cellulare invece di concentrarsi alla guida, basta risalire una coda al semaforo o fare un giro in tangenziale.
Ma le autorità quali strategie mettono in campo per limitare il fenomeno? Il Ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha proposto il ritiro immediato della patente a chi venisse sorpreso con il telefono tra le mani (ora la sospensione della patente avviene alla seconda infrazione nel biennio). E la multa è relativamente bassa: 161 euro, che scendono a 112 pagando entro cinque giorni. Il ritiro immediato della patente è appoggiato dalla stragrande maggioranza degli appartenenti alle forze dell’ordine cui abbiamo richiesto un parere. Tra cui la Polizia Municipale di Torino, che ha due pattuglie quotidiane in borghese, una in auto e una in moto, deputate soprattutto al contrasto dell’uso dello smartphone. Ed è proprio alla pattuglia sulla motocivetta che abbiamo chiesto di aggregarci: è bastata una telefonata al Comandante Emiliano Bezzon per organizzare il tutto in pochi giorni, a testimonianza dell’importanza di parlare dell’argomento – e di far sapere agli automobilisti che la paletta dei vigili può comparire in qualsiasi momento.
Il commissario Illengo, a capo del Reparto Radio Mobile, ci affida all’assistente Maria Teresa Ghibò e all’agente scelto Mario La Manna. La loro moto è una Aprilia Pegaso non proprio nuovissima, che passa inosservata. Il comando dei vigili è nella zona nord della città, a pochi minuti in moto dal centro. Chiediamo agli agenti di comportarsi come se non ci fossimo: usciamo dal cancello, percorriamo pochi metri e subito scatta il primo fermo. A scendere è l’assistente Ghibò che mostra il tesserino e si presenta con fare deciso. È importante, ci spiegheranno dopo gli agenti, dare una forte immagine di autorità e i primi secondi sono i più importanti: “Se esiti all’inizio, dopo ti troverai coinvolto in una discussione infinita”. La multa scatta inesorabile, le scuse sono sempre le stesse e coinvolgono amici o parenti malati o vittime di incidenti. I vigili controllano patente, libretto e assicurazione e se tutto è a posto in una decina di minuti si riparte. Dopo neanche cento metri tocca a una berlina scura e subito dopo a un furgoncino, la cui autista sta serenamente messaggiando. E poi ancora, un’utilitaria con il guidatore col telefono in mano e il vivavoce attivo: “le mani devono essere libere. Sarebbe bastato che appoggiasse il cellulare per essere in regola”, gli spiegano. Dopo questa sosta gli agenti puntano decisi verso il centro di Torino, per dieci minuti viaggiamo senza fermare auto. “Non abbiamo visto nessuno” sorride sorniona l’assistente Ghibò. Piazza Vittorio Veneto, via Po, Piazza Castello: i fermi si susseguono. A fine giornata ritroviamo il Commissario Illengo e gli chiediamo come arginerebbe il fenomeno: “ritiro immediato della patente, ma la prima volta per una settimana o dieci giorni. Una misura forte, ma di durata limitata. Solo alla prima infrazione, però…”
Al momento, in attesa dell'auspicato inasprimento delle sanzioni, la multa per guida con "uso di radiotelefono o cuffie sonore" (ricordiamo che è ammesso l'utilizzo di un solo auricolare) ammonta a 161 euro (112 euro pagando entro 5 giorni). Inoltre, vengono sottratti 5 punti (10 per i neopatentati). Alla seconda infrazione in un biennio si applica la sospensione della patente da 1 a 3 mesi e decade la possibilità di sconto del 30% della sanzione pecuniaria. Il divieto, messaggistica inclusa, è rivolto anche a motociclisti, ciclomotoristi e ciclisti "senza eccezioni". È tollerato lo smartphone nel casco, assimilato all'auricolare (un vero paradosso: in caso di incidente c'è un forte rischio di ferirsi testa e volto col telefono).
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