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Motociclismo d'Epoca – dicembre 2010/gennaio 2011

È in edicola il numero di Motociclismo d’epoca di dicembre 2010 e gennaio 2011

EDITORIALE

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EDITORIALE

 

Tributo dovuto (e acquisto mancato)

 

Potevamo lasciar passare il sessantennio del Featherbed senza dir niente? Sarebbe stato un delitto di lesa maestà nei confronti della Norton Manx, la prima ad adottare nel 1950 questo prodigioso telaio che rappresenta un capitolo fondamentale nell’evoluzione motociclistica.

E quindi, dopo quello dell’ormai lontano 1995 (come vola il tempo!), ecco su questo numero un dossier ancor più appropriato per la gran premio più famosa del mondo. E anche la più diffusa per almeno un ventennio, tanto da far scrivere a qualcuno che se ci fosse stata una gara alle Galapagos o in qualche altro sperduto angolo del mondo, quella gara l’avrebbe vinta di sicuro una Norton Manx.

Chi non si è innamorato di questa opera d’arte, paragonabile a una poderosa scultura? Ti affascinava (e lo fa tuttora) da qualsiasi parte la si contempli, dal minimo particolare all’insieme, in quella sua armoniosa fusione di elementi, nell’esaltazione della funzionalità. E poi, se ti capitava di udirne il canto, che faceva tremare anche il suolo, non avresti più dimenticato quella sua voce profonda e il risucchio alla chiusura del gas. Senza contare il carisma che la circondava per le centinaia di vittorie, per il suo stretto legame con tanti campioni leggendari.

Insomma, un’autentica magia.

 

Adesso, un caso personale. Fin dai primi anni Settanta le due tempi giapponesi, più leggere e potenti (ma anche meno stabili), avevano messo KO i Manx anche se preparatissimi. Pensavo che non li volesse più nessuno, che si trovassero a poco prezzo. Avrei così potuto coronare il mio vecchio sogno di portarne a casa uno (preferibilmente di 500 cc). Illusione! Infatti l’amico inglese che avevo incaricato delle ricerche, pur essendo ben introdotto nell’ambiente delle corse, non riusciva a trovarmi niente di buono sotto le 2.500 sterline, che per me erano troppe, anche facendo i salti mortali. Cos’era successo? Che i Manx avevano trovato quasi subito una seconda giovinezza tra i collezionisti e nelle gare per monocilindriche. Le loro quotazioni restavano quindi elevate (e sarebbero aumentate sempre di più. Oggi un bel Manx 500 non vale meno di 40.000 euro). Ho quindi dovuto rinunciare. Uno, nella vita, colleziona rimpianti vari. E in prima fila, nella mia, c’è quello per il Manx. Credo però di essere in buona compagnia.

 

P.S: Eccoci giunti rapidamente al termine di un altro anno. È dunque tempo di calorosi auguri agli amici lettori per Natale e 2011!

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