Al Mugello vince il cinismo

Le dichiarazioni dei piloti della classe regina. Correre o fermarsi? Non tutti la pensano allo stesso modo: c'è chi crede sia stato meglio così, tanto non sarebbe cambiato nulla; altri denunciano la freddezza con cui il circus della MotoGP va avanti, senza sosta, anche in momenti del genere. Un minuto di silenzio, poi motori accesi e si va

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Solitamente, dopo la gara, pubblichiamo le interviste dei protagonisti della classe regina. Questo lunedì mattina, però, è diverso. Dicono "al Mugello non si dorme" riferendosi a tutt'altro, ma la notte dopo la gara in pochi sono riusciti a prendere sonno con serenità. La morte di un ragazzo di 19 anni che insegue il proprio sogno più grande è difficile da mandare giù, è un boccone amaro che si ferma nel punto peggiore e toglie il respiro per un attimo. E in quel momento di apnea la mente torna a sabato, all'elicottero che atterra dopo mezzora di telecamere puntate sul gruppo di soccorso. Lì in mezzo, proprio dove sognava il sorpasso perfetto, c'è Jason Dupasquier. Inerme. Vale pochissimo dire quanto dispiaccia e ancor meno ammettere che uno stop, forse, poteva starci. Eppure siamo tutti divisi su questo punto: c'è chi dice con un pizzico di retorica che stava facendo ciò che amava e che correre in suo onore sia stata la cosa più bella; altri puntano il dito contro un cinismo che si formalizza in contratti, business, sponsor, punti da conquistare. "Show must go on", e così è stato. Un minuto di silenzio a cavallo tra una ignara Moto2 e una scossa MotoGP.

Oggi, dunque, da parte nostra, nessuna dichiarazione di gara, ma una raccolta di pensieri su quanto accaduto, su Jason, sulla vita che, nel paddock, è fatta di spumanti stappati anche mentre si piange. Questa volta almeno le bottiglie sono restate chiuse.

“Era un bellissimo week end, ma poi è arrivata la notizia. Era impossibile restare concentrati e ancora adesso non riesco che pensare a Jason. Tutto passa in secondo piano. Ho provato a partire nel migliore dei modi, ma per me è stato impossibile tenere il focus sulla gara. Fosse stato per me non sarei partito, ma questo è il nostro lavoro e va portato a termine. Per me è stato uno dei giorni più brutti della mia carriera. Finire primo, decimo o a terra al Mugello, stavolta, non era importante. Ci sono cose che vengono prima. È un giorno triste per questo sport. Mi sento in difficoltà anche a parlarne”.

“È un momento triste, ma conosciamo questo sport. Dalle cadute non si impara mai abbastanza. Così ci troviamo in certe situazioni, ma è pericoloso e ne siamo consapevoli. In Moto3 sono spesso molto vicini, lavorano con le scie, e questo complica le cose quando si cade. Con Jason c’era una sorta di connessione, perché aveva anche origini portoghesi. Seguivo la sua carriera e aveva fatto dei bei passi avanti quest’anno. Il mio pensiero va alla famiglia e a tutto il suo team. Ora non possiamo che attraversare questo momento, ma senza pensarci troppo. Se ci fermiamo a pensare non corriamo più”.

"Mi sono chiesto che senso avesse scendere in pista. Voglio fare le mie condoglianze alla famiglia di Jason e agli amici, al team. Purtroppo la situazione era davvero disperata e non ce l'ha fatta. Sapendo che è morto un pilota ti chiedi se abbia senso continuare la gara. Io da una parte penso che non abbia senso partire in questi casi, ma allo stesso tempo credo che abbia senso correre, perchè evitare di gareggiare non avrebbe comunque cambiato le cose. Mettersi il casco in testa e partire è davvero difficile in certi momenti, così come trovare la motivazione".

"Ero contrario alla gara, non bisognava correre. Prima che piloti siamo esseri umani ed è una questione di rispetto. Comandano business, sponsor, spumanti stappati. Almeno stavolta hanno avuto la decenza di non aprire le bottiglie sul podio. Noi domenica prossima siamo a Barcellona perchè c'è un'altra gara, ma Jason adesso è all'obitorio e presto sarà sotto terra. Non lo conoscevo di persona, ma a correre mi sono sentito sporco dentro. C'era ancora il sangue visibile sull'asfalto! Era così difficile correre un giorno dopo?"

“È un disastro. Ero nervoso già sabato perché vedere un pilota a terra, immobile, è davvero brutto. Ho pregato in ogni modo affinché ce la facesse. Era nel fiore della sua carriera e non aveva ancora espresso le sue capacità. Perdere un pilota del paddock è una tragedia per noi e per questo sport. Le mie condoglianze vanno alla famiglia, perdere un figlio che cerca di realizzare il suo sogno è una cosa terribile. Mi dispiace moltissimo. La vita sa essere davvero dura a volte”.

“Già dopo aver visto l’incidente è stata dura salire in sella. Davanti alla sua moto, durante il minuto di silenzio, ho pianto. Dopo pochi minuti avevo il casco in testa per partire. Non so davvero come si possa trovare la concentrazione giusta per correre in questi momenti. È difficile da accettare, anche se sappiamo quanto il nostro sport sia pericoloso. Quando perdi un ragazzo così giovane è durissima”.

“Ho provato molte emozioni al Mugello. La morte di un ragazzo è durissima da accettare e sono triste per quello che è successo. Mettersi il casco e andare avanti è dura. Siamo esseri umani e facciamo parte di una famiglia all’interno del paddock. È stato il podio più triste della mia intera carica e penso che lo stesso valga anche per Fabio e Miguel. Le mie più calorose condoglianze alla famiglia, al team e agli amici di Jason”.

"Un week end pieno di emozioni dove era davvero difficile stare concentrati. A ogni giro ho pensato a lui, distogliendo per un attimo la testa dalla corsa. Ho corso per lui, e credo che tutti lo abbiano fatto. Tutti i miei pensieri oggi vanno alla famiglia, al team e agli amici di Jason".

“Sabato abbiamo visto come la situazione fosse critica. Ero preoccupato. È stato molto difficile trovare la concentrazione per salire in sella. Quando abbiamo saputo della morte di Jason il minimo che si poteva fare era il minuto di silenzio. In quel momento sono stato preso da un mix di sensazioni: vuoi piangere, ma non puoi e devi stare concentrato per la gara. È doloroso. Conosciamo il nostro sport, ci piace, ma allo stesso tempo può farci male. Sono in difficoltà anche a parlarne”.

"Non sapevo fosse scomparso. Poi ci hanno avvisati e ci hanno detto del minuto di silenzio. Tra una cosa e l'altra mi sono trovato in pista, a pochi minuti dalla gara, in piedi, davanti alla sua moto: è stata dura. Ho mandato le mie condoglianze alla famiglia di Jason e al team".

“Abbiamo perso un giovane talento, un amico, un pilota del nostro paddock. Morire così è terribile. Ho mandato un messaggio alla famiglia e al team per fargli arrivare il mio supporto. Purtroppo il nostro sport sa essere duro a volte e sappiamo quanto sia pericoloso correre”.

“Trovare la concentrazione giusta per scendere in pista e correre era impossibile. Notizie tristi come quella che ci è arrivata poco prima della partenza condizionano i nostri pensieri. Questo sport è duro, pericoloso, e lo sappiamo. Purtroppo a volte ci si mette a che la sfortuna. Ora è importante provare a voltare pagina e provare ad assorbire questo duro colpo. Non è il primo, purtroppo, ma occorre cercare di andare avanti con le stesse energie”.

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