27 May 2013

L’elettronica ci regala dei Monomarca e livella il talento

Quanto conta il pilota in SBK? A Donington, le Ducati e le Aprilia hanno lanciato un piccolo campanello d’allarme chiudendo coi propri “tridenti” in rigorosa fila indiana. Il valore del pilota, patrimonio della SBK, va difeso dall’intrusione dell’elettronica

L’elettronica ci regala dei monomarca e livella il talento

di Federico Aliverti

 

Quanto conta la moto in Superbike? Me lo sono domandato ieri di fronte a due fotografie, per me emblematiche, della quinta tappa del Mondiale SBK a Donington (cliccate qui per le classifiche). La prima immagine che mi ha colpito è quella delle Ducati in fila indiana che arrancano nelle retrovie a chiusura di gara-1. La seconda fotografia, ancora più sorprendente per la presenza di una moto “privata”, è il trenino di Aprilia che ha tenuto a vista l’imprendibile vincitore di gara-2 Tom Sykes. Ebbene, quelle tre Panigale e quelle tre RSV4 in lotta tra di loro per mezz’ora, fino all’ultima curva, mi hanno restituito la sensazione di assistere a un Trofeo monomarca all’interno di un Mondiale. La domanda è: l’elettronica ha appiattito la componente umana (anche) nelle derivate di serie? A giudicare dai risultati di ieri direi che l’indicazione, purtroppo, è questa.

 

IL PILOTA, NEL BENE (APRILIA) O NEL MALE (DUCATI), CONTA MENO DELLA MOTO

Le cavalcate del tridente Aprilia in gara 2 e del tridente Ducati in gara 1 sono l’esatta fotografia della situazione luci e ombre delle Case italiane in Superbike. La RSV4 è una moto vincente, la Panigale, per ora, no. Direi che su entrambi i fronti c’è soltanto un elemento comune: il pilota, nel bene e nel male, conta molto meno della moto. Per esempio in casa Ducati è sorprendente vedere come un campione del mondo del calibro di Checa arranchi nelle retrovie e non riesca a fare la differenza su due ottimi piloti, ma di una caratura secondo me inferiore, come Ayrton Badovini e Niccolò Canepa. È come se il limite della moto sia fissato a un determinato punto e, con l’avvento dell’elettronica, quel punto sia diventato più facilmente alla portata dei piloti.

 

LA CENTRALINA È UNA LIVELLA PER IL TALENTO

L’assistenza alla guida ha fatto come da livella al talento. Solo così si può spiegare come mai tre Panigale guidate da piloti di diversa estrazione, talento ed esperienza abbiano chiuso oltre mezz’ora di gara distanziate tra di loro di meno di mezzo secondo. Si dirà che in fin dei conti si tratta solo di una coincidenza, o di una delle tante volate tra compagni di Marca che ci ha regalato il motociclismo. Ma quando tutto si ripete con un’altra moto, altri piloti e per ben altre posizioni, allora viene da pensare che non è un caso. Vedere le Aprilia RSV4 di Sylvain Guintoli, Eugene Laverty e Davide Giugliano chiudere, nell’ordine, in 2°, 3° e 4° posizione di gara 2 è significativo. Sylvain è il più in palla, Eugene non ama Donington, Davide addirittura guida una moto “privata”, eppure hanno chiuso la gara uno dietro l’altro, con una differenza di 5 centesimi di secondo tra il miglior giro dell’uno e il peggiore dell’altro. C’è da domandarsi quanto la straordinaria elettronica della Aprilia abbia livellato situazioni e valori in campo così diversi tra loro.

 

TOM SYKES, L’ULTIMO DEI MOHICANI

Sarebbe riduttivo dire che con Aprilia vincerebbero tutti e che con la Ducati di ora non riuscirebbe   a vincere nessuno? Forse sì, perché esistono ancora piloti – pochi, a dire il vero – più forti dell’elettronica e capaci di restituire al nostro sport, e in particolare alla Superbike, il suo gusto più autentico. Ieri a Donington, a suon di derapate e di traversi, è andato in scena il Tom Sykes Show: il suo giovane, talentuosissimo compagno di squadra Loris Baz ha accumulato nelle due manche ben 40 secondi di distacco e in classifica generale ben 74 punti di ritardo. Difficile, finché c’è uno come lui in pista, vedere arrivare al traguardo un trenino di Kawasaki…

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