27 November 2009

Lomellina: in Lombardia un triangolo di terra fra Po e Ticino, famoso per i suoi castelli

Partendo da Milano, abbiamo seguito il corso del canale Naviglio, sino a raggiungere il Ticino. Da qui ci siamo diretti a Vigevano, per poi arrivare sino agli argini del Po.

TERRA VISCONTEA


TERRA VISCONTEA La Lomellina è quel triangolo di terra compreso tra Po e Ticino, oggi un angolo di Lombardia dimenticato, poiché difficilmente ci si va. Ma è un peccato: certo non offre le bellezze paesaggistiche dei laghi e della montagna, ci sono campi coltivati e, ancora, campi coltivati, fossi e cascine così grandi che comprendono addirittura la chiesa. Poi, potete trovare elettrodotti, fiumi pigri e limacciosi, file di pioppi e i profili dei paesi su cui spicca il campanile. E strade diritte che tagliano le campagne come una rotta nel mare, un cielo grande appoggiato sulla foschia all’orizzonte e in estate, meno poetiche, zanzare a frotte. Ma non ci sono solo zanzare: potete ammirare anche i castelli, perché la Lomellina era terra di confine del Ducato di Milano e al di là del Po si erano insediati i marchesi del Monferrato, i quali non aspettavano altro che mettere le mani sui ricchi campi di cereali della Lomellina. Ogni paese aveva il suo castello, rigorosamente in mattoni perché qui di pietra neanche l’ombra: e ognuno col suo stemma visconteo e il suo fossato. Oggi ne sono rimasti molti e in genere ben conservati, non tutti però visitabili.

DA MILANO A VIGEVANO


DA MILANO A VIGEVANO Il nostro itinerario parte da Milano, dall’antica darsena di Porta Ticinese da dove si diramava la fitta rete dei canali cittadini: si imbocca la strada che segue il corso del Naviglio Grande e, passando da Corsico e Gaggiano, si prosegue sino ad Abbiategrasso, dove si trova un castello visconteo occupato dal municipio. Qui si abbandona il Naviglio che piega deciso a nord e, valicato il Ticino, si arriva a Vigevano, la capitale della Lomellina, oggi centro di industrie calzaturiere ma nel passato cittadina di rilievo, amata sia dai Visconti, che vi eressero un importante castello, sia dagli Sforza che la abbellirono rifacendo la piazza, forse progettata da Leonardo. Fatto sta che il centro storico, centrato sulla splendida piazza Ducale, chiusa da portici su tre lati e dal Duomo sul quarto, è ancora ricco di antichi edifici e ben conservato. Se non l’avete mai vista non perdetevi piazza Ducale, è una sorpresa, come sorprendono le piazze medievali di Lodi, di Cremona o di Crema, belle e quasi sconosciute agli stessi lombardi.

DA VIGEVANO A SCALDASOLE


DA VIGEVANO A SCALDASOLE Si lascia quindi Vigevano imboccando la strada per Pavia e qui bisogna dare un avvertimento: occhio al contachilometri, le strade diritte nei campi minimizzano la sensazione di velocità, un attimo e ci si ritrova a 140 km/h, velocità azzardata e divoratrice di punti patente. Dopo circa 3 km si passa accanto alla Sforzesca, una cascina agricola che fu residenza di caccia di Ludovico il Moro. Neanche un chilometro dopo la Sforzesca girate a destra per una stradina secondaria sino a Gambolò (castello, ben conservate le mura) e proseguite per Tromello, Garlasco, Dorno sino a raggiungere Scaldasole dove si trova un altro imponente castello (dotato di ricetto, un recinto più ampio per ricoverarvi gli animali), anche questo non visitabile.

DA SCALDASOLE A LOMELLO


DA SCALDASOLE A LOMELLO Ora le strade corrono nella campagna piatta, tutta coltivata e modificata da secoli di lavoro: è difficile immaginare come fosse l’originario paesaggio della Pianura Padana, una grande estensione di boschi di quercia inframmezzati da acquitrini, con un’abbondante fauna di orsi, lupi, cinghiali e cervi. Poi il disboscamento in epoca neolitica per ricavare i primi campi, la centuriazione romana con l’assegnazione delle terre più ricche ai veterani e la prima seria regolazione delle acque, i forti disboscamenti in epoca medievale, i nuovi canali scavati a partire dal secolo XIII e poi ogni generazione che spianava una motta di terra, scavava un canale, abbatteva un pezzo di bosco. Qui c’è il duro lavoro di decine di generazioni, ed ecco la Lomellina di oggi. Da Scaldasole si raggiunge in breve Lomello, altro importante centro nel passato che diede il nome alla regione, e anche qui: castello! Ma la cosa importante di Lomello è il battistero di S. Giovanni ad Fontes, fondato nel sec. V e rifatto nel sec. VII, che conserva l’antica vasca per il battesimo in immersione.

SULL’ARGINE DEL PO


SULL’ARGINE DEL PO Lasciata Lomello ci si dirige verso Pieve del Cairo dove si imbocca la strada sterrata che corre sull’argine del Po: a destra le campagne ordinate, a sinistra il grande fiume che scorre placido, con tante stradine che scendono ai vasti ghiaieti sulle rive, tra pioppeti e rive incolte, un bel paesaggio solitario. Si prosegue percorrendo l’argine e per sterrati sul fiume (molti finiscono ma è bello fare un po’ di esplorazione) sino a Frascarolo o al ponte con la strada che collega la Lomellina con Alessandria. Raggiunta tale strada si piega a destra per Sartirana dove si trova, indovinate?, uno dei più bei castelli di Lomellina, ma questa volta lo si può visitare in occasione delle mostre che vi sono allestite; interessante di fronte al castello la quattrocentesca casa dell’ambasciatore, dotata di finestre con ghiera in cotto.

DA SARTIRANA A MORTARA


DA SARTIRANA A MORTARA Da Sartirana si prende una piccola strada secondaria tra campi e risaie che per Semiana, Velezzo (poco distante dal centro è l’antica chiesa di Pieve, del sec. VIII) e Olevano raggiunge Mortara, il secondo centro della Lomellina per importanza. È una vivace cittadina di provincia, con un animato centro storico di case basse e tante biciclette che vanno e vengono. In centro c’è S. Lorenzo, chiesa tardo gotica in cotto che vale la pena di esaminare - tanto più che accanto c’è una discreta pasticceria - per le pregevoli tele di autori lombardi quali il Lanino, il Nuvolone e il Cerano. Da Mortara si punta dritti su Vigevano dove si conclude questo itinerario alla riscoperta del cortile dietro casa.

BLOC NOTES


Dove mangiare

- MORTARA
Guallina, via Molino Faenza 19, tel. 0384/91962; cucina tipica della Lomellina in una piccola apprezzata trattoria (meglio prenotare) che cucina rane in estate e oca in inverno.

- PARONA
Cichin, via Case sparse per Mortara 2, tel. 0384/253342; la specialità è il riso ambrogin, con zafferano e salsiccia, ma anche oca in mille modi e asparagi in primavera.

- VELEZZO
Al centro del minuscolo paesino c’è un circolo a gestione familiare, cucina tradizionale, buoni prezzi; posti così ne sono rimasti pochi.

Dove dormire

- MORTARA
S. Michele, corso Garibaldi 20, tel. 0384/99106, a gestione familiare, vicino alla stazione.

- VIGEVANO
Nuovo, corso Togliatti 21, tel. 0381/325026

Da non perdere

- VIGEVANO
Piazza Ducale e il castello

- LOMELLO
Il battistero di S.Giovanni e la basilica di S.Maria Maggiore

- SARTIRANA
Il castello
Gli argini sul Po

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