La moto deve essere adrenalina? No

Una moto DEVE essere per forza adrenalina pura? No. Non si può semplicemente apprezzare un motore, una paesaggio e l'aria in faccia? Sì

La moto deve essere adrenalina? no

Prendo spunto da un post inviato sulla pagina Facebook di Motociclismo. Si chiede Andrea: "Una moto DEVE essere per forza adrenalina pura? Ma non si può semplicemente apprezzare un motore, una paesaggio e l'aria in faccia? Mah, forse una vita noiosa porta a questi estremi...".

La domanda rivela qual è il pensiero di chi l'ha posta e mi trovo d'accordo. La moto è passione, emozione e le sensazioni non sono di certo legate ai numeri, alle prestazioni, alla velocità.

È vero che la massima espressione della moto è la guida in pista con una maxi sportiva, ma questo è solo un aspetto - tra l'altro anche fin troppo estremizzato - del mondo delle moto. Chi lo confonde con la vera passione è limitato (sfogliate la gallery per esempi dell’uno e dell’altro modo di vivere la moto).

 

IN MOTO SI TORNA INDIETRO

Conosco tante persone che vanno in moto da oltre quarant'anni. Piloti appassionati ed esperti, che hanno iniziato a guidare le prime maxi arrivate in Italia, Laverda, Triumph, Norton, Guzzi, Ducati, Honda, Kawasaki...  Poi sono passati a quelle di oggi, BMW, Ducati... 180, 190, 200 CV, in un inarrestabile crescendo di prestazioni. Secondo alcuni, visto che costoro hanno provato l'ebbrezza del rapporto peso/potenza = 1, dovrebbero essere insensibili alle moto meno potenti, 150, 100 CV, figuriamoci una da 50 CV. Non è così. Vi garantisco che molti piloti navigati riscoprono il piacere della guida proprio con moto meno dotate. Uno di questi mi ha "confessato" (manco fosse uno dei peccati capitali motociclistici) di non essersi mai divertito tanto come quella volta che ha guidato sulla Futa una vecchia Morini 175, una moto d'epoca con poco più di 10 CV. "Perché - mi ha spiegato - la potenza è poca e quindi devi sfruttare al massimo il motore, curvare rotondo, tenerlo ai regimi più favorevoli... Se poi sei in compagnia, con moto simili è il massimo". Aveva scoperto, insomma, un nuovo modo di guidare sportivo, splendido, stimolante e nemmeno rischioso. Sulla Futa con una maxi da 180 CV, dove vai?

 

SEMPRE PIÙ VELOCI

Anche io ho iniziato per gradi, come quasi tutti. Dopo la trafila cinquantino-125 sono passato alla mitica prima Ténéré 600, poi a una ultramitica Kawasaki GPZ900R, infine alla sensualissima Suzuki GSX-R 1100. Più andavo avanti con le prestazioni, più ne cercavo. La nuova moto che volevo acquistare doveva per forza essere più veloce della precedente. Oggi, dopo un tot di anni di lavoro nel settore, che mi hanno permesso di guidare in pista le maxi sportive più nuove e potenti, riesco però a ragionare, a fermarmi e apprezzare anche moto ben più tranquille. Assaporando il piacere di guidare - finalmente - senza stress, senza l'oppressione della prestazione e del cronometro, una piccola o media cilindrata da 30-50 CV. Un mondo nuovo. Ma non per questo meno stimolante.

 

E PENSARE CHE C'É CHI PREFERISCE L'AUTO

Tra motociclisti veri e (presunti) piloti cambia il modo di intendere il viaggio. Qual è quello ideale per un appassionato di moto sportiva? Godersi il passo appenninico, raggiungere il Mugello, fare due turni in pista e poi tornare a casa per la stessa strada? No. È arrivare al circuito in auto con la moto sul carrello (non ha la targa né le gomme adatte alla strada), fare sei turni con il naso incollato al serbatoio e poi farsi trasportare a casa (perché troppo stanchi per guidare).  Non è una critica allo smanettone, è solo una descrizione di due modi di intendere la moto.  Per noi il bello inizia da quando si esce dal garage; per altri inizia quando si esce dai box.

 

QUANDO LA POTENZA È TROPPA

Ora qualcuno criticherà queste mie affermazioni, dicendo che, dopo aver provato il massimo, una moto inferiore non dice niente. Un po' come sciare: le prime volte vai nella pista azzurra e ti diverti, dopo qualche anno se ti propongono di andare in una pista azzurra dici no grazie, resto in baita a mangiare la polenta. Certo, belle le moto veloci, emozionante la potenza, non si discute, ma quando diventa eccessiva - e 200 CV lo sono - ti fa perdere il senso della moto. In sella alle supersportive devi pensare solo a ciò che stai facendo, non vedi più cosa ti sta attorno, e se le vuoi sfruttare veramente sei costretto ad andare in circuito. E poi c'è un altro problema, queste moto sono troppo evolute. Alla fine della giornata ti può venire il dubbio: senza elettronica sarei stato in grado di guidarla così? Rispondo io: no.

 

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