di Gualtiero Repossi - 24 dicembre 2018

I segreti del motore della Kawasaki GPz 900 R

Entriamo nei dettagli della supersportiva che ha dato vita all’escalation prestazionale dei decenni successivi, la Kawasaki GPz 900 R. Per i patiti di meccanica, andiamo a rivedere com'era fatto il suo 4 cilindri
  • Salva
  • Condividi
  • 1/29 Kawasaki GPz 900 R (1983-2003): foto scattata alla pista Pirelli di Vizzola Ticino (VA)

    Dopo avervi raccontato come è nata la Kawasaki GPz 900 R, entriamo nei dettagli di quella che è stata la supersportiva che ha innescato l’escalation prestazionale dei decenni successivi,. Per i patiti di meccanica, andiamo a rivedere com'era fatto il 4 cilindri a della GPz 900 R.

    Il quattro cilindri bialbero che equipaggia la GPz 900 R stabilisce due importanti primati in casa Kawasaki: è il primo motore con testa a 4 valvole per cilindri ed è anche il primo 4 cilindri ad essere dotato di raffreddamento a liquido. Di dimensioni superquadre (alesaggio per corse 72,2x55 mm per una cilindrata effettiva di 908 cc), all'epoca colpisce soprattutto per le dimensioni molto compatte e per il ridottissimo ingombro (è largo appena 45 cm). Grazie allo spostamento dell'alternatore e del motorino di avviamento dietro alla bancata e alla collocazione della catena di distribuzione sul lato sinistro del motore anziché al centro. Il 4 cilindri della GP è men ingombrante dei suoi predecessori raffreddati ad aria. All'epoca della sua presentazione venne confrontato con quello della Z1 900 di dieci anni primi, risultando essere più corto di 5, più stretto di 12 e più basso di quasi 3 cm e più leggero di 5 kg. È anche il primo motore giapponese dotato di un contralbero per smorzare le vibrazioni e uno dei primi di cilindrata così elevata ad adottare un cambio a sei marce. Oggi tutte queste soluzioni appaiono scontate (anzi, per compattare ancora di più le dimensioni, sui moderni motori frazionati a far compagnia all'alternatore e al motorino di avviamento dietro al blocco cilindri è finito anche il cambio) ma nella prima metà degli anni Ottanta erano invece primizie che in pochi potevano vantare, Robustissimo e costruito con materiali di prim'ordine, il motore della GPz 900 R può vantare anche il comando idraulico della frizione. La scelta di spostare la catena di distribuzione sul lato sinistro del motore e al di fuori della bancata, ha permesso inoltre di avere i condotti di aspirazione più corti e lineari, a vantaggio del rendimento. Con la riduzione degli interassi dei condotti, si restringono di 19 mm anche i carburatori (che sono i Kelhin CVK da 34 mm a depressione) rispetto a una normale batteria del medesimo diametro. Il circuito di lubrificazione funziona con una pompa di mandata e recupero che assicura una pressione massima dell'impianto di 5 kg/cm2. Il radiatore dell'olio e i relativi condotti servono anche da "serbatoio di stoccaggio" per una parte del lubrificante, riducendo così la capacità, nonché le dimensioni della coppa.

    Kawasaki GPz 900 R (1983-2003): motore 4 cilindri con ridotto ingombro trasversale (-12 cm rispetto al 900 della Z1), grazie al raffreddamento ad acqua ed al dislocamento dietro ai cilindri di alternatore ed avviamento. Distribuzione bialbero a 16 valvole e catena a sinistra, i carburatori sono a depressione. C'è il contralbero antivibrazioni (è la prima moto giapponese ad averlo).
    Il blocco cilindri della Kawasaki GPz 900 R (1983-2003)

    Il blocco cilindri è in lega leggera con canne riportate in ghisa "a contatto" tra loro. Viene fissato al basamento e alla testa con dieci prigionieri e con l'interposizione di due guarnizioni in acciaio (laminato nel caso della testa). I pistoni stampati e con il mantello ribassato hanno due segmenti di tenuta e un raschiaolio. Il cielo dei pistoni presenta delle profonde incavature necessarie per non creare interferenze con le valvole, vista la loro abbondante alzata di 9,3 mm. Le bielle sono in acciaio forgiato.

    La testa in lega leggere a 4 valvole per cilindro, inclinate fra loro di quasi 35° (18,5° quelle di aspirazione e 16,4° quelle di scarico), con camera di scoppio molto compatta per migliorare la combustione, Le valvole di aspirazione hanno un diametro di 29 mm, quelle di scarico di 24,7 mm. Gioco valvole: aspirazione 0,13-0,18 mm; scarico 0,18-0,23 mm. Le camme azionano bilancieri sdoppiati, muniti di vite e controdado per riprendere i giochi di azionamento. La tenuta del coperchio della testa è assicurata da una guarnizione in gomma riutilizzabile. L'albero motore monolitico poggia su cinque supporti di banco e lavora su altrettanti cuscinetti lisci. È dotato di un contralbero di bilanciamento per eliminare le vibrazioni. I due ingranaggi calettati alle estremità comandano gli organi della distribuzione (quello a destra) e l'alternatore (quello a sinistra).

    L'albero motore monolitico della Kawasaki GPz 900 R
    © RIPRODUZIONE RISERVATA