a cura della redazione - 31 gennaio 2020

I monopattini cinesi invadono l’Europa

Nel 2019 è arrivato in Europa un numero di monopattini cinesi di oltre tre volte superiore a quello delle e-bike. ANCMA chiede una regolamentazione seria per consentire un utilizzo sicuro dei dispositivi di micromobilità

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Secondo i dati forniti da EBMA (European Bicycle Manufacturers Association) nel 2019 sono stati importati dalla Cina nei diversi mercati europei ben 625 mila monopattini, con un incremento del 37% rispetto all’anno precedente. Giusto per avere un confronto, nello stesso periodo l’importazione in Europa di e-bike cinesi - anche per effetto dei dazi – si sono attestate sulle 195 mila unità.

I dati dell’import confermano la grande diffusione della micromobilità nelle città europee e pongono l’attenzione sul tema della sicurezza. La recente equiparazione dei monopattini alle biciclette – disposta da un emendamento alla legge di bilancio 2020 – non sembra tenere conto di alcune differenze sostanziali tra le due tipologie di mezzi. Le biciclette, infatti, per poter essere commercializzate all’interno del mercato europeo, devono soddisfare i requisiti di sicurezza previsti da alcune norme tecniche comunitarie, in particolare la UNI ISO 4210 su progettazione e assemblaggio dei veicoli e la UNI EN 15194 specifica sulle biciclette a pedalata assistita; lo stesso non si può dire per i dispositivi di micromobilità rispetto ai quali è in corso un processo di normazione a livello europeo, che tuttavia non ha ancora portato alla definizione di uno standard comunitario.

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Inoltre, la maggior parte dei monopattini oggi in commercio vengono venduti attraverso i canali online e i grandi marketplace elettronici, dove una verifica preventiva dei requisiti di sicurezza di questi dispositivi, prodotti quasi esclusivamente da aziende extra-europee, è pressoché impossibile: diverso è il caso delle biciclette, per le quali il ruolo dell’industria, prevalentemente europea e del rivenditore svolgono un’importante funzione di accompagnamento verso scelte più consapevoli.

A tal proposito Paolo Magri, Presidente di Confindustria ANCMA, ha dichiarato: “Riteniamo di condividere le perplessità espresse dal Sottosegretario Traversi, ospite qualche giorno fa del nostro Osservatorio Focus2R e auspichiamo una riformulazione della misura che consenta di riprendere l’attività sperimentale promossa nella scorsa primavera dal Ministero dei Trasporti: solo in questo modo sarà possibile arrivare ad un corretto inquadramento di questi veicoli – che rappresentano senza dubbio un importante contributo alla mobilità sostenibile – all’interno del codice della strada”.

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