H-D 2018: otto nuovi modelli per la gamma Softail

Il motore Milwaukee-Eight, nelle cilindrate 107 e 114 pollici cubi, equipaggia le moto con telaio “finto rigido”. Importanti novità anche alla ciclistica. Disponibili dai concessionari a fine ottobre. Il test di Street Bob, Heritage Classic, Breakout e Fat Bob
1/31 Il tester di Motociclismo in sella alla nuova Harley-Davidson Breakout 2018

Crescita controllata

Una svolta epocale. In Harley-Davidson vogliono lanciare cento nuovi modelli nei prossimi dieci anni, per mettere in sella due milioni di nuovi harleysti e far crescere i volumi di vendita del 50%. Prima mossa di questa ambiziosa strategia è il completo rinnovamento della gamma Softail, quella con il telaio finto rigido, per intenderci, con otto esemplari nuovi. Ma dove una famiglia cresce, altre spariscono: le Dyna (quelle con i telai più sportivi) e le V-Rod (con motore raffreddato a liquido, nate nel 2001) escono definitivamente dal listino della Casa americana. Non rimpiangetele: le Softail sono migliorate nel motore e nella ciclistica per mantenere prestazioni e guidabilità. Partiamo dal big twin: ad equipaggiare le Softail c’è il Milwaukee-Eight, ultima evoluzione del bicilindrico americano che già da un anno spinge le moto della gamma Touring. 107 pollici cubi (1.745 cc) per tutte; e per quattro di loro (Fat Bob, Breakout, Fat Boy ed Heritage Classic) si può scegliere di avere anche il 114 pollici (1.868 cc) che aggiunge altri 10 Nm alla coppia già taurina del modello “base” per un totale di 155 Nm erogati a soli 3.000 giri/min.
Harley-Davidson 2018 (dall'alto a sx in senso orario): Heritage Classic, Breakout, Street Bob e Fat Bob

Più leggere, più maneggevoli

Anche il telaio cambia, ed è forse la notizia più importante. Per chi non conoscesse modelli e storia Harley, le Softail esordiscono nel 1984 con la Fat Boy: tratto distintivo è il telaio che sembra avere il posteriore rigido, come le moto d’una volta. Invece la triangolatura posteriore è un forcellone oscillante, con due ammortizzatori nascosti, piazzati orizzontalmente in basso, praticamente sotto il cambio. Adesso, dopo oltre trent’anni in cui è rimasto praticamente immutato, il telaio è più stretto e compatto, più aderente al motore (che non ha più montaggi elastici, ma due contralberi per ridurre le vibrazioni) e il forcellone, pur mantenendo l’aspetto “finto rigido”, lavora comprimendo un singolo ammortizzatore (regolabile nel precarico) messo sotto la sella, in posizione obliqua. Davanti invece, la forcella utilizza la tecnologia Dual Bending Valve, con una corsa dichiarata di 130 mm. Il telaio, in base ai modelli, è più leggero dal 15% al 20% in meno rispetto al passato. E, contando meno componenti e saldature, anche più rigido del 65%. Tradotto: maggiore maneggevolezza e controllo.
Harley-Davidson Street Bob 2018: il telaio è più stretto e compatto, più aderente al motore (che non ha più montaggi elastici, ma due contralberi per ridurre le vibrazioni) e il forcellone, pur mantenendo l’aspetto “finto rigido”, lavora comprimendo un singolo ammortizzatore (regolabile nel precarico) messo sotto la sella, in posizione obliqua.

Street Bob, la facile; Heritage Classic, la turistica

La nostra prova (qui le foto) inizia in sella alla Street Bob, la più semplice e meno costosa della gamma. Motore, ruote, serbatoio e sella: nessun fronzolo inutile per una bobber compatta. L’ergonomia è quasi chopperistica: manubrio ape-hanger con le manopole quasi all’altezza delle spalle, sella a due palmi da terra. E pedane rialzate che impongono una posizione piuttosto rannicchiata. Il motore romba sornione e trasmette vibrazioni contenute. Ma c’è tanta coppia a disposizione e dosare il gas con parsimonia è necessario: basta un’apertura un po’ più brusca del dovuto per far slittare la ruota posteriore su fondi umidi o con poco grip. Per fortuna l’erogazione, corposa e possente, è anche dolce e progressiva. Il bello della Street Bob è che non è più impegnativa di una Sportster: maneggevole e leggera (si fa per dire: 297 kg in ordine di marcia, ma non si sentono in movimento). Il passaggio alla Heritage Classic è di quelli forti: cambia tutto. Motore 114 (ancora più grintoso, ma egualmente regolare) e comfort regale. Quasi come su una Road King. Con lei è bello andare a passeggio: apri il gas poco sopra i 1.000 giri/min, in qualunque rapporto, godi di poche e vigorose pistonate, e comincia la goduria. Trotterellare percorrendo strade secondarie o macinare chilometri in autostrada: cambia poco. In sella alla Heritage tutto scorre con dolcezza. Il parabrezza non è troppo alto, ma protegge egregiamente, lasciando esposta alle turbolenze solo la sommità del casco a velocità autostradale. Belle anche le borse di serie, rivestite di cuoio per un look classico, ma con struttura rigida e dotate di serratura. La capienza è buona e gli ingombri contenuti: ci sta quello che serve per un lungo weekend in due e anche qualcosa di più. Migliorabile, per la Heritage Classic come per la Street Bob, la frenata anteriore affidata ad un solo disco, un po' debole quando si viaggia allegri o a pieno carico.
Harley-Davidson Street Bob 2018

Breakout e Fat Bob: cattiveria pura

Se vi piace mettervi in mostra, spaventare tutti in accelerazione al semaforo e fare qualche sparata su strade scorrevoli, allora la Breakout potrebbe essere la moto per voi. Ma se cercate maneggevolezza, comfort, luce a terra, poco impegno alla guida, allora lasciate stare. Esagerata: la Breakout può essere definita solo così. Lunga e rasoterra, ha un interasse che sfiora il metro e settanta, l'inclinazione del cannotto di sterzo esageratamente aperta fino a 34°, ruota anteriore da 21" e gomma posteriore da 240. Non è proprio il ritratto dell'agilità, lo avrete capito. Le stesse curve dove con Street Bob e Heritage Classic si pennellano con traiettorie pulite e senza alcun impegno, diventano - a bordo di questa specie di dragster con la targa - una palestra di intensa attività fisica che impegna le braccia e le gambe.
Tutta altra storia la Fat Bob, modello che già nell’aspetto si discosta molto dai canoni cruiser classici: è una specie di bobber anabolizzata, una muscle bike moderna con contaminazioni da board tracker. Difficile inquadrarla in un segmento preciso. Sembra la più special di tutte, con quegli scarichi affiancati su un lato e sparati in alto, i collettori protetti ed enfatizzati da cover brunite, la forcella massiccia (l’unica delle Softail con steli rovesciati e doppio disco) e agguantata da piastre larghe e piatte come piastrelle, la coda tronca e sospesa sulla ruota dall'intaglio quasi "scrambleristico". Con lei, la guida si fa più sportiva e aggressiva. Le ruote ciccione a spalla alta (l'anteriore è un generoso 150/80) offrono un sincero appoggio in piega e una buona maneggevolezza. A questa contribuiscono sicuramente, oltre alle quote generali più "svelte", anche il diametro ridotto e la minor massa dei cerchi in alluminio, in luogo di quelli in acciaio a raggi delle sorelle. La frenata potente, ma è evidente la tendenza auto raddrizzante: se si entra in curva "con i freni in mano", diventa più dura buttarla in piega, e va indirizzata con maggiore decisione. Il motore è una catapulta, se non si dosano delicatamente i Nm con il polso destro. E, con asfalto granuloso e asciutto, la Fat Bob diventa uno strumento di divertimento puro.
Harley-Davidson Breakout 2018

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