di Marco Gualdani - 11 gennaio 2019

Dutto fuori dalla Dakar! Ecco perché

La straordinaria avventura di Dutto alla Dakar 2019 termina qui. Una discutibile decisione dell’organizzazione mette fine alla gara di Nicola. In un modo che fa gridare allo scandalo
1/20 Nicola Dutto
La Dakar di Nicola Dutto si chiude in modo amaro e non certo per una sua decisione, tantomeno per l’impossibilità di continuare. Lo stop è arrivato direttamente dall’organizzazione che lo ha punito per non aver rispettato le regole, a loro dire, salvo poi fare un passo indietro e dargli la possibilità di prendere il via nella tappa di oggi, quando però, era ormai impossibile.

Andiamo con ordine. Ieri si è corsa la prima parte della tappa Marathon, caratterizzata da un trasferimento di 80 km e una speciale di 400, tutta nella sabbia soffice del deserto peruviano che, in gergo, si definisce fesh fesh. Una condizione che mette a dura prova uomini e mezzi e, infatti, dopo pochi km la moto di Victor Rivera (uno dei tre gost rider che lo seguivano) ha un problema. Per risistemarla il gruppo di Dutto impiega più di due ore, verrebbe da dire inutilmente dato che, pochi km dopo aver risolto la cosa, Rivera è costretto ad abbandonare definitivamente per una rottura non rimediabile.

Un nuovo problema tecnico

Nicola prosegue comunque, forte di altri due ghost rider, il numero minimo per garantire la sua incolumità. Purtroppo, poco dopo, anche la moto di Villarrubbia inizia a fare i capricci e Nicola decide di sfruttare la possibilità (offerta a tutti, per una sola volta durante la gara, almeno così era stato comunicato), di uscire dal percorso e tirare dritto verso il bivacco, dove riparare la moto di Villarrubia e poter ripartire per la tappa di oggi. Al controllo viene chiesto all’organizzazione se ciò fosse possibile e la cosa viene tranquillamente permessa. Non solo, viene ulteriormente ribadita con una seconda telefonata alla direzione gara che conferma la legittimità della scelta.

Sei fuori!

Una volta al bivacco, però, l’incontro con il direttore di gara Lavigne è sorprendente nella sua crudeltà: “Chi ti ha detto di far così? Non potevi, sei fuori”. Inutili i tentativi di spiegare la situazione, la decisione resta confermata. Pare anche con modalità decisamente fuori luogo, vista la situazione. Dutto e i suoi compagni sono squalificati, non c’è più niente da fare. La direzione gara inizialmente smentisce che qualcuno possa aver loro comunicato di poter lasciare il percorso di gara; ma se anche fosse successo, comunque la decisione era presa.

Ma non c'era solo lui...

Però qui sorge un problema: la comunicazione (e la conferma) non è stata data solo a Dutto, ma anche ad altri partecipanti, tra cui un camion, che ha seguito Nicola nel rientro. Durante la notte si è tenuto un briefing della direzione gara in cui la cosa deve essere venuta a galla e, non potendo evidentemente più sostenere la tesi del “dolo volontario” di Dutto, l’organizzazione ha fatto un passo indietro.

Magicamente questa mattina è comparsa una nota che ha del miracoloso: “Nicola Dutto è ancora in gara”, con annessa una serie di complimenti al suo operato fin qui. Peccato, però, che le moto di Dutto e degli altri fossero già sul camion e quindi impossibilitati a prendere il via regolarmente, come avrebbero tranquillamente fatto se la comunicazione fosse arrivata in tempo.

Pensavano che fossi venuto per perdere tempo

Le parole di Nicola sono giustamente farcite da una delusione cocente, perché chiudere in questo modo un’avventura dal significato così profondo è troppo difficile da digerire.

Probabilmente pensavano che sarei arrivato qua per ritirarmi subito dopo il prologo, con la coda tra le gambe – ha detto Dutto in un video su FB - Invece così non è. Quello che abbiamo fatto qua è stato grande, pur con mille difficoltà stavamo andando avanti e avevamo tante possibilità di arrivare al traguardo. Mi sono allenato tanto, ero in forma, guidavo bene e finivo le tappe. La volontà di arrivare alla fine era tanta. Invece è così”.

A chi dava fastidio?

Nicola non parla mai di favoritismi, non cerca scuse, non ha mai chiesto di avere un trattamento privilegiato vista la sua condizione. Anzi, per poter avere a disposizione tre ghost rider ha dovuto pagare l’iscrizione a tutti e avrebbe anche accettato di buon grado una penalizzazione pesante dopo quanto successo, proprio perché l’obiettivo della sua missione era quello di portare a termine la gara, indipendentemente dal risultato. “A chi diamo fastidio?”. È una delle frasi che si sono sentite pronunciare nel suo entourage e forse è lecito chiederselo. Che la Dakar sia una manifestazione che non fa sconti a nessuno è ben chiaro ed è il suo bello. Del resto è la gara più dura al mondo. Lo sarebbe stata di meno, se un pilota paraplegico fosse arrivato al traguardo?
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