di Marco Riccardi - 22 November 2017

Eravamo 4 amici in pista

Giacomo Agostini, Mike Hailwood, Bill Ivy, Phil Read. Storie d’altri tempi e di 32 titoli mondiali vinti complessivamente da quattro giganti della storia del motociclismo
Eravamo 4 amici in pista
Da sinistra in senso orario, Agostini, Hailwood, Ivy e Read. Mollemente distesi sul prato, in attesa delle prove del GP di Finlandia 1966, immortalati ci sono 32 titoli mondiali e 272 vittorie complessive

Veramente amici amici, proprio non lo erano questi quattro, eccezionali campioni. Tra Giacomo Agostini e Mike Hailwood esisteva un rapporto di mutuo rispetto, per non dire di grande considerazione per le straordinarie capacità di guida di ognuno. Tra Bill Ivy e Phil Read la convivenza è difficile, ma si sa, il tuo compagno di squadra è il più temibile degli avversari.

Nel 1968 la Yamaha, visto l’esito più che favorevole del campionato, decide che Read vinca la 125 e Ivy la 250. Ma Read, “Il principe della velocità” come lo definivano i cronisti inglesi, non risparmia niente e nessuno e fa di tutto per mettere in difficoltà il compagno, che sbaglia. Dice: “Se vuoi smontare psicologicamente un altro pilota devi essere aggressivo. Lo devi provocare, dentro e fuori la pista”. Teorema perfettamente applicato: in quel 1968 Read si aggiudica 125 e 250 (e in totale ne farà 7). Il piccolo Bill, generoso nella manetta e terribilmente sfortunato, vince un solo mondiale (125 nel 1967) e muore nel 1969, a 27 anni in sella a una Jawa 350, per una banale caduta durante le prove del GP della DDR al Sachsenring. Tra Hailwood e Ivy esiste una vera amicizia. A Mallory Park nel 1965, Mike sulla MV Agusta 500 fatica a passare Bill che ha una meno potente Matchless: Hailwood fa salire Ivy sul gradino più alto del podio e, nel tripudio generale della folla, gli dona la corona di fiori del vincitore.

Hailwood andava ben oltre la capacità di girare la manopola dell’acceleratore, era un personaggio dal carisma magnetico. Dicevano che il suo biglietto da visita non lo qualificasse come “pilota”, ma “mercenario, playboy e soldato di ventura”. Humour britannico fino al midollo, il che fa il paio con la maglietta che indossa a Imatra, dove si legge “Pommy Bastards”. Nello slang australiano sta per “bastardo di un inglese”... Che ha vinto 9 mondiali! Il bel Mino contende a Mike il primo posto assoluto in fatto di bravura e popolarità. Banalmente, ma non troppo, non si vincono 15 titoli mondiali, 123 GP e 10 Tourist Trophy se non si ha una smodata quantità di coraggio, intelligenza e talento mischiati tutti insieme. Per inciso, a trionfare a Imatra furono tre di questi “amici”: Agostini nella 500, Hailwood nella 250 e pure nella 350, Read nella 125

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