Meraviglia Marche

Uno slalom lungo oltre 700 km: dal mare pesarese alla costa picena, toccando decine di piccoli borghi e gli Appennini più selvaggi. Una terra plurale di nome e di fatto: varia, sfaccettata, che risplende di una bellezza semplice, come i suoi campi di girasole al tramonto

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Partenza da Pesaro, in sella a due nuove globetrotter Benelli, ritrovo in viale Mameli 22. Puntando questo indirizzo sul GPS arriverete in un parcheggio asfaltato, circondati dai palazzoni anni ’80 di un vecchio centro direzionale oramai tramontato, che ha spazzato via un “prima” glorioso: esattamente dove abbiamo appoggiato i cavalletti, fino all’81 c’erano 30.000 mq di fabbrica, che sfornava non stop migliaia di moto per campioni e comuni mortali, mentre a 1 km da qui, tra gli anni 50 e 70, uscivano anche le mitiche MotoBi, costola della stessa Casa. Dall’altra parte del parcheggio, su un vecchio capannone giallo ristrutturato, luccica una targa con un muso di leone stilizzato, dove si legge “Officine Benelli”. Infatti, proprio tra queste mura poco appariscenti si aprono le danze: siamo nella Mototeca della Casa pesarese dove, tra la collezione di quasi 200 moto Benelli e MotoBi, quadri, vecchie pubblicità e video si può assaggiare il sapore della velocità, la magia dell’ingegneria meccanica, la radice di una tradizione piena di passione e vittorie. Oggi Benelli è un po’ diversa, si sa, ma la sua essenza si ritrova qui, genuina e pulsante, tenuta in vita da un Motoclub che merita una visita. La nostra prima strada è la Panoramica di San Bartolo: un vero classico, ma spesso trafficato. Dal porto turistico prendiamo la SP44 per giocare con le curve vista mare per 30 km, facendo solo una pausa caffé, nel borgo medievale di Fiorenzuola di Focara, tra decine di ciclisti; state attenti, perché questa strada è condivisa da centauri e pedalatori, e il rispetto reciproco è d’obbligo.

Finite le curve vista mare puntiamo l’anteriore verso l’entroterra, seguendo il profumo del tartufo e il fresco delle montagne. Passata Gradara, tra colline e dolci saliscendi, superiamo il cartello Tavullia, illeggibile da quanto è tappezzato di adesivi di motoclub di tutto il mondo. D’altra parte siamo nel piccolo regno di Valentino Rossi, dove chi ama le corse può fare un salto nel Motoclub VR46 o curiosare se ci sono eventi nel famoso Ranch. Riaccendiamo il motore per tornare sulle colline percorrendo la SP 59, per poi costeggiare il fiume Foglia, fino al lago di Mercatale, dove fare una sosta e godere la vista sul borgo di Sassocorvaro, che domina la valle con la sua Rocca Ubaldinesca. Proseguendo verso ovest sulla Provinciale 6 raggiungiamo Carpegna, porta di ingresso al Parco Naturale Regionale del Sasso Simone e Simoncello, ma nota soprattutto per uno dei prosciutti crudi dolci più rinomati. Una piccola cittadina di mezza montagna, nella cui piazza svetta un edificio dalla stazza e dalle finiture decisamente appariscenti: è il Palazzo dei Principi, progettato da un architetto romano per un cardinale alla fine del ‘600 come residenza estiva. Continuiamo a serpeggiare sulle colline del Montefeltro, prima sulla SP 18 e poi sulla SP147, fino a Urbania, la Città delle Ceramiche, che domina la valle del Metauro. Qui vale la pena fermarsi per visitare il Palazzo Ducale, li Teatro di Bramante e la Chiesa dei Morti, con una curiosa collezione di mummie all’interno. La cittadina è collegata con la sorella maggiore Urbino dalla SS73 bis detta “Strada delle Capute”, un nastro d’asfalto tutto da spennellare, molto caro ai centauri della zona. Urbino, patrimonio UNESCO, non ha bisogno di presentazioni: una città verticale piena di scale, rampe elicolidali e passaggi segreti. I capolavori di Raffaello (nato proprio qui), il Teatro Sanzio, che si erge sul bastione del Palazzo Ducale, gli affreschi dell’Oratorio di San GIovanni meritano tempo e attenzione, traducibili in un giorno di stop, che può essere impreziosito da specialità come la porchetta di coniglio, crescia sfogliata e passatelli.

Torniamo in sella per ributtarci nella Valle del Metauro, tra coltivazioni e boschi, percorrendo la SP51 fino a Cartoceto, un piccolo borgo raccolto abbarbicato su un’altura, fatto tutto di stretti vicoli contorti tra le mura. Durante un viaggio in terra marchigiana capita spesso di attraversare borghi bellissimi come questo, infilandosi in un labirinto di stradine tra case di pietra, chiese dalle facciate ferite dal terremoto e antiche rocche dai possenti torrioni che si possono vedere da chilometri di distanza. Varcate le mura, vi verrà sicuramente voglia di raggiungere la piazza per prendere un caffè e osservare il mondo che gira: guardatevi per bene intorno, perché probabilmente tra le insegne troverete anche la scritta “Teatro”, magari un po’ nascosta dalla patina del tempo. Le Marche sono infatti chiamate “Terra dei cento teatri”, perché costellate di piccoli palcoscenici storici risalenti al ‘700 e all’800, alcuni dei quali recuperati e attivi. Noi lungo l’itinerario ne abbiamo trovati ben 6, ma sta a voi esplorare i posti e scovarne qualcuno in più, magari anche visitabile. A Penna Sangiovanni, ad esempio, c’è uno dei più piccoli teatri d’Italia, tornato da poco in vita in tutto il suo splendore barocco. Troverete anche tanti teatri e anfiteatri romani, risalenti all’epoca in cui nelle Marche esistevano 35 Municipi e, ognuno, era dotato di una scena. E per non interrompere la collezione di teatri storici ci rimettiamo in moto per l’entroterra di Senigallia, in direzione Corinaldo, altro borgo da cartolina immerso tra vigneti, circondato da una cinta muraria medievale ben conservata, ritenuto uno dei più bei borghi d’Italia. Non lasciatevi sfuggire una passeggiata in centro, perché, tra tutti i must-see marchigiani, questo è veramente imperdibile. A soli 10 km un’altra sosta d’obbligo è Mondavio, gioiellino architettonico con tanto di teatro e fortezza rinascimentale. La tappa successiva è il Monte Nerone, quindi ci muoviamo verso ovest attraversando la Riserva Naturale delle Gole del Furlo senza mai lasciare la via Flaminia, evitando la SP3. Il tratto prima del Furlo è spettacolare, tra strette gole e altissime pareti di rocce a picco sulla strada e sul fiume.

Per chi ama guidare, vedere panorami, respirare aria di avventura, questa montagna è da mettere sul podio delle destinazioni di qualsiasi giro nelle Marche in moto. Il bello è che ci si potrebbe dedicare uno o più giorni, perché salirci è ogni volta un viaggio differente. Negli ultimi anni, con varie moto, abbiamo raggiunto la cima in più occasioni, ogni volta con una strada diversa tra salita e discesa, spesso con meteo ostile o addirittura neve sugli ultimi tornanti in pieno maggio. La vetta (a 1.525 m) è spettacolare e si può conquistare in moto, dove c’è il centro RAI. Questa Stazione radiotelevisiva fu realizzata negli anni 50 per regalare un segnale TV a migliaia di residenti del Centro Italia. Parallelamente furono costruite nuove strade per la gestione della Stazione, e le istituzioni del tempo fecero a gara su chi avrebbe concluso prima il collegamento migliore: una da Serravalle di Carda, costruita dalla Provincia e un’altra da Pianello di Cagli, realizzata dal Consorzio di Bonifica. Una vera sfida politica per chi sarebbe riuscito ad aprire la miglior via per arrivare sulla vetta, mentre la RAI e la ditta costruttrice dell’impianto, scelsero una terza opzione “chiavi in mano”, passando con campagnole e camion fuoristrada sulle sterrate già esistenti. Una scelta che mette una gran voglia di far lasciare l’asfalto anche alle nostre Benelli crossover. Noi, in questo giro, abbiamo scelto delle varianti un po’ alternative: salita da Piobbico prendendo la SP82 fino a Acquanera, per poi girare subito a destra sulla stretta e malmessa SP140 schivando le fronde che invadono la strada e sentendoci un po’ rallisti sui tratti senza più asfalto. Per scendere, invece, abbiamo optato per la strada che finisce a Pianello toccando Cerreto. Una volta sbucati sulla SP28 verrebbe voglia di tornare in cima proprio dalla sterrata che inizia a pochi metri da lì, a Massa, e che sbuca quasi in vetta, sulla SP15, regalando un bel mix di panorami e guida avventurosa…ma la lasciamo provare a voi.

Per lasciarci alle spalle il Nerone percorriamo la SP142 verso est e poi la SP16, raggiungendo Cagli e Sassoferrato, due località curiose per gli appassionati di storia e archeologia: nella prima potete fermarvi a visitare un altro teatro storico e le fortificazioni dominate dal Torrione Martiniano, mentre nella seconda il Parco Archeologico dell'antica città romana di Sentinum offre l’occasione per una bella passeggiata nel passato, o scambiare il casco con un caschetto per scendere nelle viscere della terra ed esplorare la Miniera di Zolfo Cabernardi. Il tratto di strada successivo si avvicina di nuovo a rocce, caverne e minerali, soprattutto dopo Genga, dove la strada entra nella Gola di Frasassi, circondata da grotte e altissime rocce frastagliate. Qui, appena vedete sulla sinistra un parcheggio con i cartelli “Tempio di Valadier e Eremo di Santa Maria Infra saxa”, parcheggiate e lasciate tutto quel che non vi serve per affrontate i 700 metri di salita fino al tempio e al santuario, due dei posti più suggestivi e fotogenici dell’itinerario (gratuiti). Proseguendo in moto nella Gola si raggiungono i parcheggi per accedere alle spettacolari Grotte di Frasassi e ai trekking nel Parco Naturale Cola della Rossa e di Frasassi. Il percorso classico nelle grotte dura circa 75 minuti, è lungo 1.500 metri e il biglietto intero costa 18 euro (acquistabile online).

Da San Vittore di Chiuse, per andare verso i Monti Sibillini, se non si ha fretta, meglio evitare la statale SS256 e fare strade alternative passando dal borgo di Esanatoglia, PIoraco, Sefro, fino a Serravalle di Chienti, dove con la statale SS77 si prosegue su strade ad alto godimento. Passato il Lago di Polverina, la SP98 ci accompagna al Lago di Fiastra, che appare come un mare caraibico circondato da strane rocce grigie che sembrano graffiate, chiamate “lame”. Da qui si entra nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, che oltre ad offrire strade invitanti per noi motociclisti, regala scorci e brevi trekking imperdibili, come l’itinerario delle Lame Rosse (una camminata di 7 km con 200 metri di dislivello fattibile in 3 ore, con partenza dal parcheggio della diga del lago), un paesaggio da film di fantascienza con torri di ghiaia e argilla, pinnacoli, rocce rosse. Noi scegliamo di girare la chiave delle TRK, e assaggiare i Sibillini seduti in sella percorrendo tutta la SP47 fino a Bolognola, poi la SP120 che passa per la Sella della Maddalena, infilando una bella serie di curve e tornanti fino a Piobbico e Stinco. Da qui riprendiamo la collezione di borghi da cartolina passando per Sarnano, San Ginesio e Urbisaglia, entrando in tutti i centri storici ma senza mai fermarci, sempre tenendo buono il gas. Non si capisce mai se questi “confettini” architettonici siano più belli da attraversare o da ammirare dalle colline circostanti, disegnate dall’agricoltura. Un pattern di girasoli, terra smossa, ulivi e praterie. Siamo curiosi e golosi, quindi ci informiamo e scegliamo di visitare due aziende agricole della zona. A Urbisaglia ci troviamo con Mattia, giovanissimo apicoltore, che da oltre 10 anni porta avanti da solo l’azienda San Giorgio, dove potete trovare mieli di castagno, millefiori e acacia. Visto all’opera, mentre apre qualche arnia, e armato con tutti gli strumenti del mestiere, è uno spettacolo da guardare.

Arrivati a Corridonia, prima di ributtarci in un bel tratto guidato in direzione sud, rispondiamo al richiamo del mare e facciamo un salto sul Conero, affacciandoci su uno dei tratti di costa più belli della regione. Meglio mettersi il costume sotto l’abbigliamento da moto, ed essere pronti per un tuffo in mare a Numana, Sirolo o dalla Spiaggia delle Due Sorelle, nota per i suoi faraglioni bianchi che spuntano da un mare azzurrissimo. La SP1, che da Porto Recanati conduce ad Ancona, è una panoramica di tutto rispetto, che vale questa deviazione anche solo per una cremolata (tipica granita marchigiana) mordi e fuggi. Evitiamo di entrare nel traffico della città-capoluogo e torniamo a sud superando Osimo e Recanati, paese natale di Leopardi, per poi procedere solo su strade secondarie, rimanendo tra natura, campagna e paesini arroccati sui colli: passiamo Macina, Montegiorgio e Faleria, fino a tornare ad aprire un po’ di più il gas sulla Statale 210 che finisce a Amandola, altra porta di accesso al Parco dei Sibillini. Passata Comunanza, deviamo tra i vigneti di Pecorino, Passerina e Rosso Piceno, fino a Rotella, dove visitiamo un allevamento di capre con caseificio artigianale, ai piedi del Monte Ascensione. Il nome dell’azienda agricola Le Capre di Caprodosso sembra un gioco di parole, invece è solo un caso, o forse un destino. Qui da più generazioni si fanno formaggi di capra da leccarsi i baffi: tomini, erborinati e stagionati, vi faranno sperare di avere abbastanza spazio nelle borse per portare qualche piccola forma a casa. Superata Offida, altro borgo pieno di meraviglie, ci godiamo gli ultimi km fino alla costa, pronti a fare una passeggiata a Grottammare, assaporare la vita da spiaggia a Cupra e finire la giornata guardando il tramonto dal cuore di Grottammare Alta, affacciati al loggiato del Teatro dell’Arancio, ultimo palcoscenico di questo viaggio.

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