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Tourist Trophy 2013: il nostro giorno più bello

Martedì è giorno di sosta per le gare sull’Isola di Man, eppure il nostro Fabio Meloni ricorderà per sempre questa giornata. Per più ragioni

Tourist trophy 2013: il nostro giorno più bello

di Fabio Meloni

 

Come sapete, Motociclismo sta seguendo il Tourist Trophy 2013, il nostro inviato sull’Isola di Man è Fabio Meloni, gran manetta che sapevamo avrebbe gradito la trasferta. Come infatti è stato e avete potuto notare dalle belle foto che ci sta ogni giorno mandando dal TT (cliccate qui per la gallery) insieme ai suoi report (cliccate qui per quello che parla dei trionfi di Michael Dunlop, ad esempio). Ma il martedì è stato giorno di pausa, in attesa della gara delle elettriche (cliccate qui per conoscere il TT Zero), così sapevamo che il contributo di Fabio sarebbe stato più sul colore che sullo sport. Mai avremmo pensato, però, che il giorno più bello per Meloni al TT sarebbe stasto quello… senza gare! Fine dell’intro: buona lettura (in attesa del prossimo report, perché oggi si ricomincia a correre).

 

 

Martedì 4 giugno

Nessuna gara oggi, eppure credo ricorderò per sempre questa giornata. Per più ragioni.

Stamattina ho fatto un giro del tracciato. Il mio primo giro.

Mi alzo di buon'ora, e alle 7 sono in sella alla CBR (fornita dalla Honda direttamente sull’Isola, ndr). Temo di dovermi fermare ogni due per tre per controllare la cartina ma scopro presto che non serve: basta seguire le tribune sparse qua e là, andare dove vedo le protezioni (servirebbero le virgolette: qualche salsicciotto di gomma attorno ai pali, un paio di balle di fieno qui, un paio là) e se non bastasse agli incroci ci sono cartelli che indicano il tragitto della gara e ti dicono dove sei. Braddan Hill. Union Mills. Ballagarey. Crosby. Greeba Castle. Non sbaglio, è onore quello che provo. Attorno a me riconosco luoghi visti in chissà quanti filmati. Qui è dove fanno il salto! E questa è la esse pazzesca in mezzo alle case! Vado piano, e godo di ogni istante. Metro dopo metro scopro che il percorso è piuttosto "guidato", sicuramente più di quanto mi aspettassi. Sono più che altro curve dolci, che spesso si raccordano con altre curve, suggerendoti di disegnare belle traiettorie. Ce ne sono da seconda, da terza, da quarta, quante e come ne vuoi. L'unica costante è che non si vede mai quello che c'è dietro. Se non fossi in estasi troverei tutto questo davvero invitante per una sparata. Ci sono tratti un po' sconnessi ma perlopiù l'asfalto è uniforme; i marciapiedi sono colorati come fossero cordoli e c'è un certo ritmo nel susseguirsi di curve, rettilinei, esse, scollinamenti. Però non voglio perdermi il contorno per concentrarmi sulla strada. Attraverso paesi immacolati che sembrano usciti da un'altra epoca, prati verdi, viali alberati. Vedo ville grandi come castelli arroccate su morbidi rilievi, il mare in lontanza. Sono felice.

C'è polizia ovunque, e altrettanti cartelli che ricordano di andare piano, andare piano, andare piano. I tanti motociclisti che incontro nonostante l'ora sono rispettosi fino all'eccesso. Non superano i limiti, e nemmeno le macchine.

 

SCATENANO L’INFERNO

Passo Ballaugh Bridge (il famosissimo salto!), Sulby Straight, arrivo a Ramsey. Qui inizia il Mountain, il tratto che corre sul fianco dello Snaefell, il monte più alto, o meglio, l'unico monte dell'isola. Un cartello avvisa che la circolazione è a senso unico. Un altro, che da qui in avanti non c'è limite di velocità. Non ho idea di come accada - i tranquilloni di prima sono in realtà dei pazzi scatenati? - ma nel giro di un istante mi trovo in mezzo a un'orda di barbari. Mille moto, sportive, naked, da turismo, vecchie, nuove, nere, bianche, blu, insomma uno sciame multiforme di incapaci mi infila da tutte le parti, rettilineo curva destra sinistra, a velocità warp. Sono basito. Ma che c***o hanno in mente, questi? Siamo in un posto meraviglioso - abbiamo lasciato gli alberi alle spalle; la vegetazione è bassa, come in alta quota sulle Alpi, e si colora d'oro con la luce del mattino; si vede per intero lo Snaefell, morbido gigante, che degrada dolcemente verso il mare - ma sembra gli importi solo di sfidare la sorte. Con un occhio mi godo il paesaggio, con l'altro controllo gli specchietti, e con la mente mi immagino i vari Rutter, Martin, McGuinness, Dunlop correre qua sopra, infilare queste meravigliose, velocissime curve sfruttando ogni centimetro di asfalto. Si vedono chiaramente le righe nere lasciate dalle loro moto in accelerazione. Sì, sono felice. A Creg-ny-baa torno in una dimensione normale. Il Mountain è finito, la strada è di nuovo a doppio senso, i pazzi sono scomparsi. Raggiungo rapidamente Douglas, passo il Grandstand, la zona del traguardo. Non posso fare a meno di sorridere.

 

CHI ESAGERA PAGA

Rifarei tutto, subito, ma devo riconsegnare la CBR. Dopo poche ore sono di nuovo in sella: Yamaha mi mette a disposizione una FZ8 con tanto di scarico Akrapovic dalle 14.00 alle 16.00: giusto il tempo che serve per fare un giro del circuito compreso di soste per qualche foto. Mi tuffo giù per Bray Hill (a 30 mph). Dopo Quarter Bridge Corner metto tutte le marce (50 mph). Raggiungo Glen Helen. Poi Kirk Michael. Penso costantemente a Loro, ai piloti. Quanto passeranno forte, di qui? Che traiettoria faranno qua? Penso a Loro finché un poliziotto non mi ferma sbracciandosi. Sono a Ramsey, all'inizio del Mountain. Road closed, come back. C'è stato un incidente. L'ennesimo incidente. Mortale. Torno indietro. Mi sembra assurdo che venga tollerato quello che succede lassù.

 

CHE PILOTA, CHE UOMO!

Poche ore prima, mentre aspettavo che i ragazzi di Yamaha mi dessero la FZ8, accadeva l'altro evento che ha reso speciale la mia giornata. Ho conosciuto e intervistato un mito. 41 anni sulle spalle, 19 vittorie al TT in tasca, un sorriso sgangherato in faccia: John McGuinness. Il testo completo della nostra chiaccherata sarà nell'articolo sul Tourist Trophy in edicola col numero di Motociclismo di luglio, ma qualcosa ve lo voglio anticipare. Una sua dichiarazione: “lotterò per la vittoria, nelle prossime gare”. E ci tenevo anche a dire che è stato gentilissimo. Disponibile. Ha parlato con me di moto e di gare come avrebbe potuto fare con un suo amico al bar, sincero in un modo genuino. È un grande. Alla fine non mi sono fatto mancare neanche un giro nel paddock e tra i camion dei team, così, tanto per vedere come trascorreva questa giornata di "riposo". Beh, direi solito clima fantastico. Tutti i team sono al lavoro in bella vista sotto i tendoni, smontano, tagliandano e rimontano le moto. Il pubblico gira tranquillamente, senza bisogno di alcun Pass. Ci si ferma a chiaccherare coi meccanici, si chiedono informazioni sulle moto. Sentite questa. Ho visto un responsabile del super professionale Team Mugen invitare all'interno del "box" una coppia di turisti tedeschi che si era fermata ad osservare e a domandare, incuriosita dalla (incredibilmente ben fatta) moto elettrica. Dove altro succede?

Che bella giornata.

 

A proposito di John McGuinness, ecco il bel video in cui si spiega la genesi della sua livrea speciale “Memorial Joey Dunlop”

 

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