Tester di moto: timorosi o spavaldi?

Ci sono due grandi categorie di tester, chi ha paura ed è superprudente, e chi non sa nemmeno cosa sia la prudenza. Ecco la storia di due estremi nella stessa redazione, quella di Super Wheels

Tester di moto: timorosi o spavaldi?

Voi ci vedete tutti sorridenti in sella alle moto più belle del mondo sui circuiti più belli del mondo, ovvio che come minimo ci mandate un accidente per il bel lavoro che facciamo. In realtà il tempo che passiamo in sella è solo la minima parte di quello che spendiamo in redazione, seduti al computer a scrivere o attaccati al telefono per organizzare il lavoro o richiedere delle informazioni. Adesso potrei fare l'elenco delle altre mille cose noiose del nostro lavoro di giornalisti/motociclisti ma non servirebbe a nulla: l'invidia resta. Eccome.
Avete ragione. Se ami le moto il tester/giornalista è davvero il lavoro più bello del mondo. E ora non voglio certo cercare di farvi cambiare idea. Però vi racconto una cosa sull'ansia da servizio

RELAX ZERO
Quando si prova un nuovo modello, soprattutto in pista, non si è mai rilassati. Voi pensate che il problema più grosso siano i danni causati alla moto per via di una caduta, ma non è così, quello è il meno. Ovvio, i responsabili delle Case non sono certo felici se gli sdrai l'ultima loro supersportiva da 20mila euro, ma quello è un rischio che va in conto: non si gioca a bocce, si va in moto e si deve guidare anche discretamente, la scivolata ci può stare. Ben altri sono i danni. Per esempio ti fai male e resti a casa per un bel po' dal lavoro. Oppure non riesci a concludere il servizio perché l'abbigliamento è distrutto, la moto era l'unica disponibile, oppure quello era l'ultimo turno utile per le foto. Ecco, le foto. In pista non puoi certo guidare come se andassi a passeggio, salterebbero fuori delle immagini ridicole. Devi stare un carena, fare una bella piega, devi sapere dov'è il fotografo per metterti in posa, devi sapere anche quando e dove scatta. Tutto questo mentre provi anche la moto, e a volte in una pista che non hai mai visto. 

TESTER AGLI ESTREMI
Ma chi si lamenta? Nessuno. Non mi sto mica lamentando, dico queste cose solo per spiegare che durante un servizio non guidi mai rilassato, a mente libera. Ma non tutti siamo così. C'è chi è responsabile, cioè uno come me, per esempio, che in pista gli viene il mal di stomaco (tempo fa giravo col Maalox nella borsa); c'è invece chi non sente assolutamente nulla ma piglia, va e piega la prima moto che gli capita tra le manone e se ne frega di tutto. Tra tutti i tester che ci sono al mondo, ci sono quindi due estremi, e tutti gli altri stanno nel mezzo. Io sono verso il timoroso; Marco Poli invece è il più scriteriato del mondo. E allora adesso vi racconto una storia.   

QUELLA VOLTA CON LA R1: IL PRUDENTE
Febbraio 2002, dobbiamo fare il servizio sulla nuova R1 ad iniezione ma non c'è tempo per aspettare la moto ufficiale, perché è ancora a Barcellona impegnata per il lancio stampa. Noi però dobbiamo consegnare il pezzo per la stampa completo di immagini e testo entro ieri l'altro e allora andiamo da Giovanni Buratti (Motoshop Parma, un grande), gli freghiamo una R1 appena arrivata dal Giappone e la portiamo a Varano. Quando la tiriamo fuori dalla cassa questa benedetta moto ha fatto 1 chilometro uno. In pratica è andata dalla catena di montaggio allo scatolone, insomma, è vergine che manco la Maria Goretti. A chi tocca scaldarla, rodarla, con le gomme nuove, ghiacciate e ancora coi pirulini e la cera, che faceva pure freddo, era umido e vaffambagno? A me. Mancava solo la grandine. Faccio qualche giro ai 30 con pieghe che facevi fatica a distinguerle dal rettilineo, semmai mi fossi sdraiato con una R1 nuova di pacca: avrei guidato scooter a Codice per il resto della mia vita.

QUELLA VOLTA CON LA R1: LO SPAVALDO
Dopo una decina di giri esco e consegno la Santissima R1 Vergine a Poli. Esatto, proprio a Lui, il nostro tester più raffinato, tanto che lo chiamiamo (a scelta) il Villano o il Verro di Castenuovo. Beh, lo Zotico ci salta su, inizia a spremere quel povero motore fin dai box, e poi ci schiaffa subito due pieghe da infarto al Tornantino e al Ferro con le gomme semifredde. Gomito a terra, naturalmente. Io avevo paura a metterla sulla stampella che mi pareva troppo inclinata, lui finisce le pedane in due turni.

BEATA IGNORANZA
Ma ha ragione lui. Se in moto hai paura, sei teso, guidi malissimo ed è più facile cadere; se invece sei tranquillo tutto scorre liscio. Poi, ovvio, se stai a casa a giocare a briscola sicuro che non succede niente, ma le moto sono così. Poi, diciamola tutta, se capita una scivolata, che sarà mai, due pezzi di plastica e tutto torna a porto. Ragazzi, le moto so' pezzi de fero, fatevene una ragione.
Poli ha anche dato dei consigli preziosi ai progettisti: "Dovete sistemare quella luce bianca sul cruscotto, sta sempre accesa". Marco, la "luce bianca" si chiama flash di cambio marcia. E la moto sarebbe in rodaggio. 

Aldo Ballerini

P.S.: Volete sentire i consigli di Poli sulla guida in pista? Cliccate qui 
 

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LA STORIA DELLE MAXI SPORTIVE VOL.1 1996-1999

LA STORIA DELLE MAXI SPORTIVE VOL.2 2000-2003

 

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