di Nicolò Codognola - 18 marzo 2019

Ducati Diavel 1260 S: diabolica sorpresa

La Diavel 1260 S è un tripudio di tecnologia al servizio del pilota. La potenza è strabordante, ma sempre gestibile grazie all’elettronica. La ciclistica è una sorpresa: nel misto la Diavel si rivela insospettabilmente agile. Non facilissima, ma di gran gusto la guida, che sarebbe ancora più gustosa se non fosse afflitta da un certo effetto on/off nella prima apertura del gas
1/12 Ducati Diavel 1260 S (foto ufficiale della Casa)
A otto anni di distanza dal suo debutto, in occasione di Eicma 2018 Ducati ha tolto i veli alla nuova Diavel 1260, la seconda generazione della muscle cruiser di Borgo Panigale. Il suo carattere e il suo stile inconfondibile rimangono, ma il look è completamente rinnovato così come il motore: il bicilindrico di 1.200 cc viene sostituito dal Testastretta DVT 1262 (già presente sulla XDiavel), incastonato in un nuovo telaio a traliccio di tubi in acciaio. La potenza sale a 159 CV e la coppia massima è ora di 129 Nm. La posizione in sella è rimasta la medesima, così come il comfort sia del guidatore che del passeggero. Il pacchetto elettronico presente sulla Diavel 1260 2019 è di prim’ordine e si abbina al nuovo reparto sospensivo.

Per i più esigenti c’è anche la versione S, con sospensioni Öhlins, impianto frenante “maggiorato”, quickshifter up & down, Ducati Multimedia system, ruote lavorate a macchina, proiettore anteriore a LED… per tutti i dettagli della moto vi rimandiamo al nostro articolo di presentazione; ora è arrivato il momento di salire in sella.
Qui sotto trovate le prime impressioni di guida della nuova Ducati Diavel 1260 S. Il test completo, con tutti i dettagli, le interviste e gli approfondimenti tecnici, lo trovate su Motociclismo di aprile, in edicola tra pochi giorni.
1/51 Ducati Diavel 1260 2019

Come va

La nuova Diavel si presenta profondamente rinnovata e, con il modello precedente, condivide quasi nulla se non lo spirito e pochissimi dettagli tecnici. Uno di questi è la gomma posteriore, imprescindibile punto fermo del progetto sin dal suo primo sketch nel 2008 (il modello di serie arrivò poi nel 2011): la 240/45-17” realizzata appositamente da Pirelli per questa moto e che ne è diventata componente iconica e riconoscibilissima caratteristica. La ciclistica però è stata completamente riprogettata, a partire dal telaio: non c’è più il traliccio portante che unisce sterzo e pivot forcellone, ma appare una compatta struttura anteriore che abbraccia il motore, che ora funge da elemento stressato. Il forcellone monobraccio è infulcrato direttamente nel carter e sempre sul basamento si aggancia il telaietto posteriore in alluminio. I radiatori, prima piazzati lateralmente, finiscono davanti al motore e lo scarico, che sul primo modello ostentava un gagliardo giro di collettori sul lato destro, è ora quasi del tutto nascosto e lontano dai polpacci. La linea della moto si presenta quindi più sottile, elegante e “pulita”, con il bicilindrico in bella vista. Cambiano anche le quote: si chiude l’inclinazione del cannotto di sterzo (da 28° a 27°), è ridotta l’avancorsa (da 130 a 120 mm), cresce di poco l’interasse (da 1.590 a 1.600 mm). Anche le sospensioni (Ohlins sulla 1260S, la versione in prova; Marzocchi sulla base) guadagnano in escursione: il posteriore passa da 120 a 130 mm. Praticamente inalterata invece l’ergonomia, con sella bassa, pedane centrali e manubrio alto, che ti fa sentire “inserito” nella moto e consente di assumerne il pieno controllo in qualunque situazione.
1/28 Ducati Diavel 1260 S 2019
Il motore è il Testastretta a fasatura variabile (sia in aspirazione, sia allo scarico) di 1.262 cc già utilizzato su altri modelli di Borgo Panigale (XDiavel e Multistrada), ma in questa configurazione ha particolari specifici, come l’aspirazione, lo scarico e – ovviamente – l’elettronica. La potenza dichiarata è di 159 CV a 9.5oo giri/min e la coppia massima raggiunge un picco di 129 Nm a 7.500 giri/min. Ride by wire e piattaforma inerziale a 6 assi della Bosch sovrintendono alle mappature (tre: Urban, limitata a 100 CV, Touring e Sport, a potenza piena, tutte personalizzabili), al controllo di trazione e al Wheelie Control (entrambi settabili su 8 livelli), al Cornering ABS (3 livelli) e al Launch Control, oltre che – di serie su questa versione S, non c’è invece sulla base – il Quick Shift bidirezionale. L’accesso al menu e alle varie funzioni, tutte riportate sulla strumentazione TFT a colori da 3,5”, si comanda dal manubrio con pratici pulsanti retroilluminati (e ci sono anche quelli del Cruise Control). Da qui è possibile anche modificare il layout del display stesso su 4 differenti impostazioni: Core (quella standard), City (con velocità istantanea in evidenza e niente contagiri), Track (con contagiri, tachimetro e contamarce in bella vista e le altre informazioni più piccole) e Full (con una miriade di dati relativi alla moto e alla marcia).
Da guidare è una sorpresa, così come lo era stata l’antenata. Nel 2011 Ducati ci invitò a testare la neonata Diavel sulle tortuose strade spagnole tra Marbella e Ronda. Oggi, con la Diavel 1260 S siamo a ripercorrere il medesimo tracciato per riscoprire un esagerato gusto di guida. Se la vedi ferma non ci credi che possa essere così efficace tra le curve. Mettiamo subito in chiaro: nei tornanti stretti non è un furetto. Ma in qualunque altro tipo di percorso – misto guidato e veloce, rettilinei o curvoni da quarta piena – non ha nulla da invidiare a naked sportive. In un confronto “in casa” pensiamo senza timore di essere smentiti che potrebbe tranquillamente tenere il passo di una Monster 1200. L’avantreno è leggero, ma preciso. La maneggevolezza incredibile. La stabilità ottima. Fa impressione la rapidità con cui si tuffa nei pif paf o in inserimento curva. Ti accorgi di avere una gomma da 240 lì dietro solo quando insisti nella piega, quando la vuoi buttare giù fino al limite e senti un po’ di resistenza. Ma nella prima parte di inclinazione è una saetta. Quando poi le curve sono pennellate belle larghe, ti senti sicuro come con poche altre moto e insisti con il gas e un accenno di ginocchio fuori, che tanto lei sta lì sulla traiettoria impostata e il gommone dietro sostiene con tanto appoggio e scarica tutti i CV a disposizione. Se poi finisci su una striscia bianca o una chiazza di asfalto umido, puoi contare sull’eccellente lavoro del TC, presente e attento, ma mai invasivo. Il pelo nell’uovo lo troviamo nello stretto o quando si vuole andare a passeggio: nell’apri/chiudi si avverte un certo effetto on/off che toglie fluidità alla guida. E nelle riprese da bassissimi regimi (sotto i 3.000 giri/min per intenderci) il Testastretta pistona vigorosamente. Per il resto però, solo lodi per questo motore: ha una schiena impressionante e un vigore da fare spavento, se tirato al limitatore. Vibrazioni ne ha poche e persino il calore emanato (con i radiatori e i collettori lontani dalle gambe) sembra mitigato rispetto alla “vecchia” Diavel.

Colori, prezzi e disponibilità

La nuova Ducati Diavel 1260 2019, nel colore Sandstone Grey, è in vendita a 20.240 euro c.i.m.*; per la versione S, nei colori Sandstone Grey o Thrilling Black & Dark Stealth, servono 3.000 euro in più.

* Il prezzo che trovate in questo articolo è da considerarsi "chiavi in mano", ottenuto aggiungendo al prezzo di listino "franco concessionario" le spese per la messa in strada, che Motociclismo quantifica in 250 euro.
1/3
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimi articoli