a cura della redazione - 26 maggio 2019

I segreti dell'impianto frenante: il liquido

Come funziona e da quali componenti è costituito il sistema frenante delle nostre moto? Meglio una pinza assiale o una radiale? Un disco fisso o flottante? E perché? Vi spieghiamo, pezzo per pezzo, l'impianto cui affidiamo la nostra sicurezza ad ogni staccata. Oggi parliamo del liquido
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Liquido: il problema dell’igroscopia

Come funziona e da quali componenti è costituito il sistema frenante delle nostre moto? Meglio una pinza assiale o una radiale? Un disco fisso o flottante? E perché? Vi spieghiamo, pezzo per pezzo, l'impianto cui affidiamo la nostra sicurezza ad ogni staccata. Dopo avervi parlato delle pompe, oggi vi parliamo del liquido.

Il fluido usato negli impianti frenanti è un liquido, minerale o sintetico, che ha il difetto essere molto igroscopico, ovvero di assorbire umidità dall'aria. Ma perché è così dannoso avere anche solo piccole quantità d'acqua disciolte nel fluido dei freni? Per un semplice motivo: il punto di ebollizione dell'acqua (a pressione ambiente) è prossimo ai 100 °C, mentre quello di un buon fluido DOT4 supera i 250 °C. Il punto di ebollizione diminuisce all'aumentare della concentrazione dell'acqua in esso contenuta. La questione diventa catastrofica nel momento in cui, dopo una serie di frenate impegnative, l'impianto frenante raggiunge elevate temperature di esercizio. Il calore dei dischi e delle pastiglie viene trasmesso ai pistoncini e quindi al liquido contenuto nella pinza. Quando il fluido supera la temperatura di ebollizione, localmente si creano piccole "bolle" di vapore che rendono spugnosa la leva del freno ed inefficace la frenata. Il vapore infatti è comprimibile, mentre un liquido è incomprimibile. Nel caso di un fluido (liquido + vapore) comprimibile, parte della corsa della leva freno viene sprecata per "pressare" le bolle di vapore e far raggiungere una pressione uguale a tutto il fluido. Questo spiega l'aumento della corsa della leva freno a parità di frenata (leva spugnosa). Il fenomeno può presentarsi anche a freddo, ma in tal caso è dovuto alla presenza bolle di aria all'interno dell'impianto (ad esempio, in caso di una procedura di spurgo eseguita in modo errato o incompleto).
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