di Nicolò Codognola - 16 March 2018

Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon: il nostro test

Tre nuove varianti per la Guzzi più apprezzata degli ultimi anni: cambiano l’estetica e la dotazione, ma rimangono il gusto e il piacere di una guida facile, supportata da un motore brioso e senza eccessi, oltre che...
  • Salva
  • Condividi
  • 1/13 Moto Guzzi V7 III Milano, Carbon e Rough

    Le abbiamo viste a Eicma 2017 le tre nuove versioni della famiglia Moto Guzzi V7 III: Rough, Milano e Carbon, che si aggiungono alle già note Stone, Special e Racer. Allestimenti personali, ma la base è sempre la stessa: telaio tubolare a doppia culla scomponibile in acciaio che ospita al suo interno il bicilindrico trasversale “small block” di 744 cc, con distribuzione ad aste e bilancieri, 2 valvole per cilindro, raffreddamento ad aria; la potenza massima dichiarata è di 52 CV (38 kW) a 6.200 giri/min, la coppia tocca invece i 60 Nm a 4.900 giri/min.

    La Rough, si pronuncia più o meno “Raf” e in italiano si traduce in “Ruvida”. Ci domandiamo perché il marketing Guzzi non abbia deciso di chiamarla proprio così, perché una moto italiana con nome italiano ha sempre più appeal, soprattutto all’estero. La versione dall’aspetto più scrambleristico, si distingue per pneumatici tassellati e cerchi a raggi. La sella ha impunture e cinghia per il passeggero, i fianchetti sono in alluminio, così come i parafanghi. La cornice del faro è verniciata in nero, mentre gli steli della forcella sono protetti dai soffietti in gomma. È la più accessibile del gruppo: 9.240 euro indicativi c.i.m.*

    Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon: il nostro test
    Moto Guzzi V7 III Rough
    Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon: il nostro test
    Moto Guzzi V7 III Milano

    In omaggio alla moda e allo stile, ecco la Milano, derivata dalla V7 III Special, ha la strumentazione a doppio quadrante circolare, numerose parti cromate, il maniglione per il passeggero e i cerchi a razze, oltre al serbatoio grigio lucido (opaco sulla Rough). Costa 9.250 euro c.i.m.*

    La “top di gamma”, realizzata in 1921 esemplari (numero che ricorda l’anno di fondazione della Moto Guzzi), è la Carbon, con parafanghi accorciati e fianchetti laterali in fibra di carbonio. Vestita completamente di nero opaco, ha alcuni dettagli in rosso (coperchi teste, pinza freno anteriore e loghi). La sella vanta un rivestimento in Alcantara idrorepellente ed è rifinita con impunture rosse. Bello il tappo del serbatoio in alluminio ricavato dal pieno anodizzato nero. È in vendita a 10.240 euro c.i.m.*

    *:il prezzo “chiavi in mano” si ottiene aggiungendo al prezzo “franco concessionario” le spese per la messa in strada, che Motociclismo quantifica forfettariamente in 250 euro.

    Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon: il nostro test
    Moto Guzzi V7 III Carbon

    Onesta, amichevole e spensierata V7

    Sotto un vestito diverso però, si trova sempre la stessa, onesta, amichevole e spensierata V7. Ha dimensioni compatte, è bassa e snella; per questo piace a neofiti, ragazze e in genere da chi, spaventato dalla mole di certe moto moderne, trova in una moto con sella rasoterra e fianchi stretti la confidenza necessaria per muoversi anche da fermo e a basse andature senza troppo patemi. La V7 accoglie bene il pilota, con manubrio e pedane distanziati il giusto. Se però siete alti come il sottoscritto (oltre i 180 cm), per non toccare le teste sporgenti dei cilindri con le gionocchia, vi troverete con il sedere un po’ arretrato e il busto appena inclinato in avanti. Tuttavia la sensazione di controllo è totale e ciò consente di affrontare con la massima disinvoltura qualunque strada.

    Da condurre è una gioia: le basta guizzare rapida in una “esse” stretta per scrollarsi di dosso la sensazione dei chili di troppo ravvisata da fermi (sono 209 per la Rough e la Carbon, 213 per la Milano). Facile e intuitiva, soddisfa anche i motociclisti più scafati con una guida sincera e precisa. Non è naked da ginocchio a terra, ma la ciclistica solida sostiene anche le andature più vivaci. Che poi, diciamoci la verità, chi acquista la V7 mica lo fa per le sue prestazioni. Lo stile, prima di tutto, conquista nuove generazioni di guzzisti. In quest’ottica, e con 52 CV all’albero, il controllo di trazione regolabile su due livelli può sembrare un puro vezzo tecnologico, ma in ottica della sicurezza – e tenendo a mente che chi prende in mano questa moto è probabilmente alle prime armi – è un apprezzabile plus. Su asfalto viscido o sul brecciolino – e solo in queste condizioni - insistendo senza remore sul comando del gas, si ravvisa l’intervento del controllo di trazione, settato su 2, il livello più “attento”. Altrimenti, anche ruotando a fondo la manopola destra in uscita di curva, è davvero difficile (quasi impossibile) farsi mettere in crisi dalla spinta briosa (e nulla più) del bicilindrico trasversale. Un po’ troppo ovattato il sound del motore e solo discreta la dose di vibrazioni (mai davvero fastidiose, invero): il settemmezzo di Mandello frulla con buona spinta ai medi, ma senza una “schiena” poderosa e con poco allungo. Ben dosabile la frenata, adeguatamente potente, ma un po’ spugnosa all’anteriore. Un po’ secca la risposta degli ammortizzatori sulle sconnessioni più pronunciate, ma buona per filtrare le piccole asperità nella guida disimpegnata.

    Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon: il nostro test
    Moto Guzzi V7 III Carbon
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Le ultime prove