di Andrea Cavalleri - 06 dicembre 2018

Benelli Leoncino Trail: il nostro test

La versione scrambler della bicilindrica pesarese, con ruota anteriore da 19”, è pronta ad affrontare anche le strade bianche. Equilibrata, rassicurante e accessibile, accusa un po’ di chili di troppo. Vi raccontiamo come va e vi sveliamo pregi e difetti
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  • 1/20 Benelli Leoncino Trail 2018. il test di Motociclismo

    Downshifting. Letteralmente significa “scalando una marcia” ed è una delle correnti di pensiero più significative degli ultimi anni. Si tratta di scegliere uno stile di vita più semplice, meno dispendioso e più a misura d’uomo, rinunciando a gratificazioni consumistiche per rivolgere le proprie attenzioni alle cose davvero importanti. Ci piace pensare che la recente ondata di moto di media cilindrata semplici, facili e con il prezzo “giusto” sia una conseguenza di questa filosofia, e la Benelli Leoncino Trail ne è un esempio.

    Bella anche con il tassello

    Alzi la mano chi, anni fa, ha accolto la notizia dell’acquisizione cinese di Benelli con entusiasmo. Un’azienda storica, fiore all’occhiello dell’industria motociclistica italiana da più di 100 anni, relegata a colonia di un rampante colosso economico del Far East, pensavano in molti. E invece, Q.J. ha stupito tutti imprimendo una direzione ben precisa alla casa di Pesaro, spingendo forte su prodotti di qualità e personalità e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La Leoncino è stata accolta benissimo dal mercato tant’è che nella classifica di vendita, tra le medie cilindrate, si piazza al quarto posto nei dati dei primi otto mesi del 2018, con ben 1.156 unità immatricolate. Benelli ora cerca di capitalizzare il momento favorevole proponendone la versione Trail. Partiamo subito col dire che le differenze ci sono, ma non stravolgono la Leoncino stradale: la Trail monta ruote a raggi invece di quelle in lega, l’anteriore è il più fuoristradico 19” in luogo del 17”, l'escursione delle sospensioni è leggermente maggiore e le gomme mostrano fiere dei bei tasselloni. Come la sorella è utilizzabile anche dai possessori di patente A2. Il primo pregio della Trail salta subito all’occhio: è bella, molto bella. Compatta, filante, proporzionata e vestita di una livrea nero-grigia elegante e grintosa. Il giudizio positivo generale viene completato soffermandosi sui particolari: splendide le luci di posizione a LED, con quella anteriore che disegna un arco, poi ripreso in moltissimi altri dettagli; affascina il telaio a traliccio in tubi d’acciaio che si estende senza soluzione di continuità al forcellone e poi al supporto portatarga.

    Menzione d’obbligo per il piccolo leone metallico stilizzato sul parafango anteriore: un dettaglio inusitato su una moto moderna, ma che noi troviamo molto azzeccato. Un giro di chiave (tipo a serramanico, con la parte metallica ripegabile nell'impugnatura) e il cruscotto LCD prende vita: niente da eccepire, ci sono tutte le informazioni che possono interessare il pilota e sono visualizzate in modo chiaro. La sella è piuttosto inserita nella moto e di conseguenza la seduta risulta bassa: anche i piloti meno alti toccheranno a terra senza problemi. Il busto è dritto e le braccia raggiungono facilmente il largo manubrio. Nonostante le dimensioni compatte la triangolazione sella-manubriopedane è ottimale. Solo gli spilungoni soffriranno per l'angolo piuttosto acuto delle ginocchia e dovranno arretrare sulla sella, cosa poco agevole per la presenza dello scalino che divide la porzione destinata al passeggero. Ottimo pure l’appoggio dei piedi che si trovano ben saldi su pedane larghe e di buona fattura. Tirare la frizione ed innestare la prima è come affondare un cucchiaio nel budino: una sensazione morbida e piacevole. Il cambio mantiene anche negli altri rapporti precisione, facilità e silenziosità, mentre l’impianto frenante, nonostante si affidi a due grossi dischi a margherita, non eccelle per potenza decelerante e costringe a strizzare energicamente la leva per ottenere i migliori risultati.

    Guida facile, davvero per tutti

    Il comportamento della Leoncino Trail su strada si può riassumere con un solo aggettivo: rassicurante. Si viaggia con un discreto livello di comfort grazie al sostegno delle sospensioni: la forcella upside down, con steli da ben 50 mm, copia molto bene le asperità ed ha una limitata tendenza all’affondamento in frenata, a tutto favore della precisione di guida. Il monoammortizzatore, fissato alla capriata destra del forcellone, lavora con la stessa qualità della sospensione anteriore, ed è dotato di un comodo pomello per le regolazioni del precarico. Se volete affrontare allegramente una serie di curve a media velocità, la Leoncino non si tira indietro. La stabilità è ottima e anche le gomme di primo equipaggiamento - Metzeler Tourance - nonostante la tassellatura lieve, permettono pieghe di tutto rispetto. Anche nei curvoni veloci la precisione è ineccepibile. Dove invece la Trail segna il passo rispetto alla Leoncino stradale è il misto stretto: la ruota anteriore da 19” richiede più sforzo in ingresso curva e di conseguenza la maggiore inerzia non permette cambi di direzione fulminei, ma si tratta di sfumature che non tolgono piacere e facilità di guida a questo modello, che nasce oltretutto ammiccando al fuoristrada. Proviamo dunque la Trail lanciandoci senza troppe remore in una invitante strada bianca. La posizione di guida è tutt’altro che enduristica e lo dimostra il fatto che la guida in piedi è ostica e poco efficace: il manubrio è troppo in basso e ci si trova completamente sbilanciati in avanti. Meglio rimettersi a sedere e divertirsi a derapare, sfruttando la facilità nel mettere i piedi a terra per controbilanciare il sovrasterzo. L’ABS è facilmente disinseribile con un pulsante a portata di pollice, e in questo modo si è liberi di cercare ingressi in curva di traverso aiutandosi con il freno posteriore.

    Nota di merito anche alla frizione, tanto morbida quanto solida nel sopportare gli strapazzi richiesti dallo sterrato. Piuttosto è il limitato angolo dello sterzo (e un eccessivo serraggio dello stesso sul nostro esemplare, non riscontrato su altre Leoncino in prova) che impone qualche sforzo di manovra nelle svolte più anguste, situazioni dove anche il peso si fa sentire. Insomma, la Trail non è certo una leggera enduro da mulattiera, ma con le dovute precauzioni ci si diverte parecchio. Buona parte del merito è sicuramente del motore: il bicilindrico frontemarcia è uno dei maggiori punti di forza della moto. Il sound è accattivante e coinvolgente: civile e sibilante ai bassi, ma graffiante se si apre con decisione il gas. Accetta la piena apertura dai 1.500 giri/min e poi spinge con buona forza fino agli 8.000, con una progressione molto lineare e senza vibrazioni. Se non si pretende una grinta da moto sportiva, il propulsore è parecchio gustoso ai medi e, nonostante la cubatura limitata, si difende pure in autostrada, consentendo sorpassi agevoli anche riprendendo dai 120-130 km/h. Guidando in souplesse verso la redazione ci viene da pensare che questa è davvero un’ottima moto e vale fino all'ultimo dei 6.240 euro necessari per mettersela in garage. Terminata la prova e riallacciandoci all'inizio dell'articolo, ci sentiamo di sposare in pieno la filosofia della Leoncino Trail: si può scalare una marcia o fare a meno di una manciata di centimetri cubici, ma senza rinunciare a stile e divertimento. Anche su sterrato.

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