La Dakar africana era tutt’altra cosa…

La vera Dakar per molti rimane quella che per quasi 30 anni (dal 1979 al 2008) ha visto il rally più famoso e duro del mondo svolgersi nei deserti africani. Oggi la Dakar si corre in Sudamerica e sembrano persi per sempre lo spirito e le atmosfere degli anni d’oro che questa foto racconta alla perfezione
Claudio Terruzzi è in difficoltà alla Dakar 1988: ha finito la benzina nella tappa che porta a Djado, in Niger. Davanti a lui il maestoso altopiano del Tassili in Algeria

Indietro non si torna...

1/34 Dakar 2017, Day7: Michael Metge (Honda) in un passaggio suggestivo
Oggi la maratona della maratone non passa più per l’Africa. Affronta altri deserti e dune in Sud America (nella gallery le foto più belle dell’edizione 2017). Qualcuno dice che lo spirito delle prime edizioni del rally inventato nel 1979 dal francese Thierry Sabine si è progressivamente perso, trasformando quella che era una vera avventura in una corsa uguale a tante altre.
Può anche essere. È significativo il fatto che l’incessante lavoro di tutti gli organizzatori che hanno preso il posto di Sabine (morto a bordo di un elicottero caduto in una tempesta di sabbia in Mali nell’edizione 1986) sia quello di creare una gara sempre difficile, sempre al limite dell’impossibile: insomma, una vera “Dakar”. Il giovane rally in Sud America può contare sulla novità del suo percorso dagli spettacolari paesaggi, così diversi e unici.
Difficilmente, però, può replicare la magia del panorama che Claudio Terruzzi sta guardando nella foto che apre questo articolo.

Miraggio o realtà?

L’immagine è stata scattata dal grande fotografo Gigi Soldano, nella tappa tra Djanet (Algeria) e Djado (Niger). È il 1988 e la decima edizione della Dakar. Terruzzi, esuberante pilota milanese, è rimasto a secco di carburante con la sua Honda NXR 750 e sarà Aldo Winkler a trarlo d’impaccio. Ci piace pensare che il Terruzzi sia rimasto affascinato, magari solo per un attimo, davanti al miraggio dell’altopiano del Tassili N’Ajjer al confine tra Algeria e Libia: le sue guglie sono maestose, irreali cattedrali che si ergono nel deserto.

Trionfo italiano in un'edizione maledetta

Edi Orioli, vincitore della Parigi-Dakar 1988 su Honda NXR750
Fu un’edizione massacrante quella del 1988: 34 moto all’arrivo sul Lago Rosa in Senegal su 183 partite da Parigi. È stata una competizione funestata da sei lutti, tre i morti tra gli abitanti dei villaggi attraversati dalla gara e altrettanti tra i partecipanti al raid. Inoltre, ci fu la caduta del crossista André Malherbe, tre volte mondiale 500, che si spaccò la colonna vertebrale e restò paralizzato. Vinse Edi Orioli con la Honda bicilindrica NXR750, davanti a Franco Picco (con la sperimentale Yamaha YZE 750 a cinque valvole) e Gilles Lalay (Honda NXR750). Terruzzi, che guidava la stessa moto di Orioli, giunse quinto, mentre il generoso Winkler finì 19°, sempre con una Honda, la monocilindrica 650.

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