Il futuro di MV Agusta è in mano a Mercedes

È una fase molto delicata per la Casa di Schiranna. Dopo l'uscita del vicepresidente esecutivo Giorgio Girelli a fine novembre e il congelamento del progetto di quotazione in borsa, ora a Varese attendono le decisioni di Mercedes in merito ad un rafforzamento della presenza in MV Agusta o addirittura all'uscita dalla società. Da tutto ciò dipende il futuro del finanziamento da parte di BPM...

Mercedes: lasci o raddoppi?

Sono giorni molto delicati per quanto concerne il futuro di MV Agusta. In seguito alle dimissioni date dal Vicepresidente Giorgio Girelli a fine novembre, il consiglio di amministrazione del Marchio varesino si è riunito d’urgenza lil primo dicembre 2015. Stando a quanto si apprende, tra Mercedes-AMG e Girelli ci sarebbero state ampie divergenze riguardo ad alcune strategie e piani di crescita (vedi paragrafo successivo), e che tale situazione avrebbe condotto il manager all’addio per evitare tensioni con la proprietà. Uno dei punti del contendere sarebbe stato il progetto di quotazione in borsa, che non avrebbe convinto i tedeschi a tal punto da suggerire a Girelli di porre fine alla questione dando le dimissioni. A seguito di queste, la posizione di Mercedes si dovrebbe rafforzare in MV Agusta, ma il Colosso tedesco, nel corso del board, avrebbe dato una disponibilità di massima ad apportare 10 milioni di euro, quanto basta per coprire le scadenze a breve termine dell’azienda Varesina. Il cuore della questione, però, è un altro: Mercedes nei prossimi mesi dovrà decidere se acquisire il pieno controllo di MV Agusta oppure mollare tutto e uscire dal progetto. A seconda della decisione, si creerebbero due scenari opposti tra loro, che cambierebbero drasticamente il futuro dell’Azienda gestita dalla famiglia Castiglioni.

Se Mercedes-AMG dicesse "sì"
Nel caso Mercedes-AMG decidesse di rimanere, ci sarebbe un grosso finanziamento per un importante piano di sviluppo e crescita, che consiste nella piena acquisizione di MV Agusta e, dunque, nella sottoscrizione di un importante aumento di capitale; passando dal 25% alla maggioranza. L’aspetto più rilevante riguarda il rapporto con le banche: la presenza di Mercedes-AMG ha rappresentato una garanzia cruciale per il finanziamento richiesto nel novembre 2014 a Banca Popolare di Milano, e sarà una garanzia importante anche per eventuali finanziamenti futuri, soprattutto in funzione della crescita. Un passo obbligatorio, se si consulta il bilancio del 2014 del gruppo: una perdita (in euro) di 23 milioni a fronte di un fatturato di 74 milioni (+ 34%) e 26 milioni di debiti (di cui 15 con BPM). Queste cifre, altresì, testimoniano il rafforzamento del trend di crescita di MV Agusta, che sul mercato non sta andando per nulla male: qui gli ultimi dati di vendita italiani, anche se è soprattutto in Inghilterra e Spagna che MV Agusta ha fatto l'exploit (vendite triplicate nel Regno Unito).

Se Mercedes-AMG dicesse "no"
Se invece Mercedes-AMG dovesse ritirarsi dai giochi, ci sarebbero numerose ripercussioni sulla struttura finanziaria della Casa di Schiranna. Sarà molto più difficile continuare il piano di sviluppo ideato e iniziato dal Partner tedesco, per via della mancanza di fondi, e così sarà necessaria una nuova ricapitalizzazione. E in questo contesto dovrebbe concretizzarsi il piano di quotazione in borsa. In questo scenario, però, entrerebbe in gioco il finanziamento da 15 milioni di euro firmato con BPM nel novembre 2014; più precisamente una clausola del contratto che stabilisce che se AMG cessa di essere titolare di almeno il 20% del capitale sociale, MV Agusta dovrà rimborsare anticipatamente e obbligatoriamente quanto dovuto alla Banca Popolare di Milano, a meno che la quota di AMG non venga ceduta ad un terzo soggetto ritenuto “dello stesso standard” della casa tedesca. E con il bilancio alla mano, ciò si tradurrebbe in un colpo basso per MV Agusta, soprattutto ora che Giorgio Girelli non è più nella posizione di continuare il suo progetto.

Ci sarebbe in verità una terza opzione: quella in cui Mercedes non comprerebbe ne uscirebbe, apportando invece un'iniezione di liquidità a cui si aggiungerebbe il sostegno da parte della famiglia Castiglioni stessa. Pare che sia proprio questa la via più probabile.

Il progetto di Giorgio Girelli che non è piaciuto ai tedeschi

Giorgio Girelli è stato uno dei fautori della rinascita di MV Agusta negli ultimi anni, soprattutto dello straordinario +86% di vendite fatto registrare nel 2014. L'obiettivo di Girelli era quello di creare un marchio italiano forte e indipendente, e tale forza sarebbe tornata utile per la quotazione dell'Azienda, in modo da generare le risorse necessarie per la crescita della Casa di Schiranna. In forte sintonia con la famiglia Castiglioni, il piano di Girelli prevedeva un graduale distaccamento da Mercedes-AMG ed, eventualmente, una fusione con un marchio storico come Moto Guzzi o Ducati, sempre nel caso queste due fossero state cedute rispettivamente da Piaggio e Volkswagen. Questa linea di politica aziendale e tale assetto finanziario erano stati pienamente approvati da Giovanni Castiglioni. Un fattore che ha giocato a favore di Girelli, tale da guadagnarsi la fiducia dei Castiglioni, è stata proprio la sua esperienza tra il 2000 e il 2012, quando era Amministratore Delegato di Banche Generali ed ha portato a piazza affari l'istituto bancario più grande d'Italia. Con la quotazione in borsa, MV Agusta completerebbe il graduale distacco da Mercedes-AMG, in quanto i fondi del colosso tedesco non sarebbero più necessari. A quanto pare, dev'essere stata questa la divergenza tra il socio tedesco e il manager italiano. Ovviamente, le dimissioni di Girelli fanno ipotizzare sempre più ad un graduale allontanamento dall'ipotesi "quotazione" e ad un graduale avvicinamento all'ipotesi "acquisizione totale" da parte della Casa tedesca. Non resta che attendere ulteriori notizie. 

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