Smanettoni: ecco 10 cose da fare almeno una volta nella vita (parte 2)

Con gli ultimi 5 “must do” dei motociclisti sportivi, il nostro Meloni conclude la sua immaginaria lista dei desideri adrenalinici: Tourist Trophy, Aprilia RSV4, Bimota BB3, Portimão, Yamaha Vmax…

Smanettoni: ecco 10 cose da fare almeno una volta nella vita (parte 2)

Come vi dicevo nella prima parte di questo articolo, mi sono reso conto che manca una lista delle esperienze indimenticabili da vivere in moto, al contrario di quello che accade per molte altre passioni. I viaggi da sogno e le auto più esclusive, solo per fare due esempi: quanti volumi avranno dedicati? Eccomi quindi a colmare in piccolissima parte questa lacuna, con una lista di 10 esperienze che, secondo me, ogni smanettone dovrebbe inserire nella sua personale lista dei desideri (ci sono anche le foto). Troppo esotiche, dite? Forse non andrò mai a Bora Bora, ma continuo a sognare di farlo. È a questo che serve una lista dei desideri! Ma veniamo al sodo.

 

Sull’isola, almeno una volta

Senza un preciso ordine inizierei col dire che, almeno una volta, bisognerebbe andare sull’Isola di Man a vedere il Tourist Trophy. Arrivi, ti sistemi e corri a bordo pista (pista? strada, volevo dire) aspettando l’inizio delle prove. Attorno a te un mucchio di appassionati, un pubblico da grandi occasioni, tutti con lo sguardo rivolto lontano, dove scompare la strada. Poi senti l’urlo di un motore, e il vociare cessa. Chi c’è in sella tira tutte le marce al limitatore, manco fosse a Monza. Solo che davanti a te c’è una stradina a due corsie che serpeggia tra muretti e marciapiedi. Sarà su un rettilineo, ora rallenta, ti dici. No. Intravedi una macchia di colore che precipita giù per la strada, scuotendosi, impennando, sbacchettando e facendo il pelo ai bordi della strada. Smetti di respirare. Il sangue ti si condensa nelle vene. Il cuore ti salta in gola. Ha perso il controllo, ti dici. E di nuovo, no. Ti passa davanti al naso a 200 e chissà quanto all’ora e scompare dietro un curvone. E così passi la giornata a guardare questi eroi, spostandoti da un punto all’altro, godendoti ogni passaggio con la stessa emozione. Per non parlare di quando iniziano le gare, con la bagarre a rendere ancora più meravigliosamente folle tutto questo. E dopo questa overdose di emozioni, la sera, a Douglas, si fa festa. Wow! (Fabio ha vissuto l’esperienza al TT 2013, con tanto di giro di pista. Oops, strada… n.d.r.).

 

Aprilia rsv4: una vera moto da corsa

Nel “da fare” bisogna mettere anche il provare una moto da corsa, non pensate? Ne ho ben due da proporvi. E non sono nemmeno da corsa! Così, almeno in un caso, aumentano non poco le probabilità di farci un giro. La prima delle due è la Aprilia RSV4. Scordatevi qualunque moto abbiate mai guidato: girare con lei è qualcosa di diverso. Ricordo ancora una comparativa delle supersportive fatta a Monza qualche anno fa (era il 2009, per l’ultima edizione cliccate qui, n.d.r.), per la quale avevamo invitato anche Roberto Rolfo. Provò via via tutte le moto, e quando scese dall’Aprilia disse: “questa è una moto da gara”. Per dire che non sono l’unico a pensarla così. Rigida, corta, snella, la RSV4 ha la sua forza nel riuscire a percorrere traiettorie impossibili per qualunque altra moto - e con una incredibile rapidità nei movimenti. Molli il freno, guardi l’interno della curva e ti trovi già col ginocchio sul cordolo interno. Oppure ci sei saltato sopra, tale è la velocità con cui si è inserita. E questa leggerezza la sfrutti anche nei cambi di direzione, dove salti da una piega all’altra come un ninja (non la Kawa, ma il guerriero mascherato) e mantieni velocità di percorrenza da 250GP - leggenda vuole che nelle quote della RSV4 ci sia qualcosa delle vecchie, meravigliose e spernacchianti 2T da gara. Infine il motore. Il V4 ha un’erogazione spettacolare, una voce altrettanto. E sposato a questa ciclistica ti permette di gestire e sentire ogni singolo CV attraverso la manopola destra, con una connessione polso-spinta a dir poco godibile. Questa moto è già nella leggenda, qui il test dell’ultima versione.

 

Bimota bb3: non c’è modo di metterla in crisi

E ce n’è un’altra che meriterebbe di entrarci, anche se forse non ce la farà per motivi che non dipendono da lei (leggi: periodo un po’ travagliato per la Casa. Beh, neanche il prezzo è dalla sua…). È la Bimota BB3, una delle moto più belle che io abbia mai guidato. Andiamo ripetendo da anni quale creatura eccezionale sarebbe una supersportiva con la ciclistica Aprilia e il motore BMW, e la BB3 è quanto di più vicino esista a questo ideale. Non ricordo un’altra moto che trasmette una tale sensazione di confidenza quando guidi forte. Puoi scatenarti quanto ti pare, frenare come un pazzo, piegare fino a grattare ginocchio gomito spalla e casco, accelerare con maleducazione. Lei? Lei ti asseconda. Ti porta in giro per la pista per mano, sorridendo mentre tu fai il diavolo a quattro. Non c’è modo di metterla in crisi - magari Marquez riuscirebbe. Bilanciamento, frenata, ciclistica; tutto ha una potenzialità smisurata. E tra le gambe c’è quello che probabilmente è il più bel quattro-in-linea in circolazione. Con un surplus di coppia ai medi, come se ne avesse bisogno, e così quale sia il regime hai dinamite nel polso destro, un esercito di rugbisti incazzati che ti prende a calci. È una supermoto che ti rende un superpilota. Ed è semplicemente bellissima. Un’opera d’arte di alluminio, carbonio e varie altre “sciccherie”.

 

Portimão: una pista da farsela addosso!

Continuate a prendere nota. Penultima cosa da fare: girare a Portimão almeno una volta. Sono pochi i piloti che reputano questa pista come una delle più belle del Mondo, e forse, dal punto di vista puramente della guida hanno ragione. Però tutti sono d’accordo nel dire è pazzesca. E non avete idea di quanto lo sia (potete farvene una qui con l’on board con la Ducati Panigale 1299). Già nella prima parte ti mette alla prova con una curva cieca in salita, dove trovare la linea ideale è un casino. poi una frenata (cieca) in discesa, e un curvone da fare a tutto gas a moto bella piegata. Cieco… Ed eccoci al delirio. Qualcuno ha asfaltato la parete verticale di una montagna e ha deciso che bisognava passare di lì. Quindi tu vai su, su, su e tutto quello che vedi è il cielo. Arrivi in cima e il cambio di pendenza - da salitona a piatto - è tale che impenneresti anche con un 50ino 4T. Fai qualche metro e poi l’asfalto precipita in verticale verso il basso. Hanno asfaltato pure l’altro versante della montagna. Ti fiondi in discesa raggiungendo i 478 km/h e sai cosa ti aspetta sul fondo? Una compressione che ti rispara verso l’alto generando una forza di 5g che ti annebbia la vista. Ti tocca di riprenderti in fretta perché hai una staccata cieca e a moto piegata, un altro discesone e poco dopo l’ultima, mostruosa, curva. È come trovarsi in cima all’onda più grossa mai affrontata su una tavola da surf, sapere che ti sta per inghiottire e vedere l’uscita, la fine luminosa del tunnel d’acqua laggiù in fondo, sulla destra. Ti ci butti, pieghi come un matto e cerchi di essere il più veloce possibile. C’è tanto carico sull’avantreno, la forza centrifuga ti vuole sparare nella via di fuga. È da farsela addosso. Viva Portimão.

 

Yamaha vmax (1.700 cc): ti trasforma nell’uomo cannone

E infine non potete non sognare di beccare una lunga, lunghissima serie di semafori rossi. In sella ad una Yamaha Vmax, intendo. Così potete ripartire a cannone.

L’accelerazione di questa moto è in-di-men-ti-ca-bi-le. Ci sono tante moto potenti, ce ne sono tante altre con un sacco di coppia. Ma coi 200 CV e i 17 kgm sputati dal suo V4 di 1.700 cc, lei è entrambe le cose (alla faccia di chi dice che le giapponesi non hanno carattere!). Quando molli la frizione e dai gas ti trasformi all’istante nell’uomo cannone. Una forza mostruosa ti esplode alle spalle, ma non esaurisce la sua forza nel giro di poco, tutt’altro, si fa sempre più incontenibile, come in quei film in cui scoppia la macchina alla pompa della benzina e poi salta per aria tutto il distributore, lanciando pezzi di metallo e vetro e altre cose fino in orbita. Tu sei uno di quei pezzi. È una sensazione che crea dipendenza. Non vedi l’ora di beccare un altro rosso (guardate questo video per capire - in minima parte - quello che intendo, poi continuate a divertirvi guardando quest’altro…).

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