Honda VT750 Shadow vs Kawasaki VN900

Tra le proposte del Sol Levante abbiamo messo a confronto un successo consolidato quale è la Kawasaki VN900 Classic con una nuova versione della Honda VT750 Shadow, la Spirit. Le due cruiser denotano caratteristiche tecniche ed estetiche simili, con ricorso ad elementi distintivi tipici di questa famiglia di moto.

Come sono




COME SONO Tra le proposte del Sol Levante abbiamo messo a confronto un successo consolidato quale è la Kawasaki VN900 Classic con una nuova versione della Honda VT750 Shadow, la Spirit. Le due cruiser denotano caratteristiche tecniche ed estetiche simili, con ricorso ad elementi distintivi tipici di questa famiglia di moto. Innanzitutto le dimensioni: basta la misura di interasse (1.653 per la Honda e 1.650 mm per la Kawasaki) a fare intendere che a generosità non si scherza. E poi cromature e fregi in abbondanza, serbatoio a goccia ben pasciuto, il doppio terminale di scarico sovrapposto, ampio manubrio proteso verso il guidatore, sella che più bassa non si può, pedane avanzate, cerchi a raggi, motore bicilindrico a V longitudinale che fa sempre tanto “sognando la California”. Ad un esame più attento però colpiscono le misure di cerchi e pneumatici. Per la VN900 Classic il posteriore è caratterizzato da sezione sportiva - 180/70 - su cerchio da 15”; all’anteriore ben si accompagna un altrettanto corposo pneumatico da 130/90 su cerchio d 16”. Nella Shadow Spirit invece il contrasto è netto: misura “umana” al posteriore ma cerchio  da 21” all’anteriore e sezione esile da 90/90. Un tocco quasi chopper che snellisce l’immagine complessiva della moto e fa risaltare ancor di più la pronunciata inclinazione della forcella (34° al cannotto di sterzo, 2 gradi in più rispetto alla concorrente). Le differenze non si fermano qui. La sospensione posteriore nella Kawasaki si avvale del sistema Uni-Trak abilmente mascherato da un telaio finto rigido su cui lavora un monoammortizzatore con regolazione del precarico molla su 7 posizioni. Tradizionale forcellone oscillante con doppio ammortizzatore per la Honda, con molle bene in vista e regolazione del precarico su 5 posizioni. Diversa anche la scelta per la trasmissione finale, a cinghia gommata sulla Kawasaki e ad albero cardanico sulla Honda. La più corpulenta VN900 Classic adotta un freno a disco da 270 mm posteriormente, dove invece sulla Honda troviamo un meno rassicurante tamburo da 180 mm, esteticamente più in tono con lo stile vagamente easy rider della Shadow. La fitta alettatura dei cilindri non deve trarre in inganno perché entrambe adottano il raffreddamento a liquido, con radiatori mimetizzati tra i tubi discendenti dei classici telai a doppia culla chiusa.

Come vanno





PESO E MANEGGEVOLEZZA
L’aspetto massiccio della Kawasaki, a cui la Honda comunque rende 150 cc, è confermato dai nostri rilievi alla bilancia, dove spunta 268,8 kg contro i 236 kg della Shadow. Quasi 33 kg di differenza di peso si avvertono soprattutto nelle manovre da fermo, nella marcia nel traffico o quando si debba effettuare un’inversione, dove la Honda fa valere una maggiore agilità e maneggevolezza, grazie anche alla ridotta impronta a terra del pneumatico anteriore. Differenza che, come vedremo, sfuma nella marcia extraurbana. Il bicilindrici in esame hanno la distribuzione a singolo albero a camme in testa, ma quattro valvole per cilindro sulla Kawasaki e tre per cilindro sulla Honda.

IN SELLA
la comodità è d’obbligo con un distinguo tra le due per la forma del manubrio: più allargato sulla Kawasaki che impone una guida a busto eretto; meno allargato quello della Honda, con i riser che accentuano il grosso diametro del cerchio anteriore, “spingendo” il manubrio verso il pilota. Non si sta comunque appesi con le braccia, e anche le gambe si abituano subito alla posizione allungata. La sella è davvero rasoterra: nessun problema per mettere i piedi saldamente al suolo e agire sulle lunghe e robuste stampelle laterali. I comandi al manubrio sono ben posizionati e di facile utilizzo su entrambe le moto. I bicilindrici sono accomunati da una silenziosità meccanica esemplare e da vibrazioni ridottissime.

MOTORI
Il carattere tra i due motori è un po’ diverso, dati cilindrate e pesi in gioco: la VN900 Classic ha più “schiena” hai bassi e medi regimi, dimostrando buona propensione all’allungo senza dover tirare le marce. I dati della ripresa da 50 km/h nel rapporto più alto - tutte e due hanno il cambio a 5 marce - confermano questa sensazione con un vantaggio netto per la Kawasaki. La Honda riduce il gap nell’accelerazione da fermo, con un bicilindrico più propenso a “frullare” forte e avvantaggiata dal minor peso complessivo. La dolcezza dei comandi, ma soprattutto delle trasmissioni finali rende la guida piacevole anche negli on-off imposti dal traffico: nulla da eccepire sulla dolcezza della cinghia gommata della Kawasaki, ma anche il cardano della Honda, nonostante la rigidità strutturale, è dolce e silenzioso.

SUL MISTO
Sia VN900 che Shadow Spirit si lasciano condurre con facilità anche nel misto, dove il vero ostacolo alla guida disinvolta è rappresentato dalla ridotta luce a terra che fa strisciare di tutto e di più appena si azzarda qualche piega più decisa. La Kawasaki, per la dimensione di cerchi e pneumatici, ha una guida più neutra e più istintiva: non è ovviamente rapida nei cambi di direzione, ma imposta e mantiene la traiettoria come una stradale di dimensioni e peso più contenuti. La Honda ha il vantaggio di un peso complessivo inferiore che la rende più agile nello stretto: bisogna però fare l’abitudine alla ruota alta anteriore che dimostra un minimo di inerzia quando si imposta la curva.  

FRENI
Una nota di merito va fatta all’impianto frenante di entrambe: a voler essere pignoli, sulla Kawasaki avremmo preferito un po’ più di modulabilità all’anteriore poiché lo sforzo alla leva è importante; sulla Shadow Spirit la sorpresa è rappresentata dal tamburo posteriore molto efficace e ben dosabile.

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