GoldWing d’epoca reinterpretata: bobber o muscle naked?

Dalla Russia, una giapponese turistica d’antan reinterpretata con gusto e qualche idea originale: il design non è stravolto e i dettagli sono curatissimi. È stata protagonista del Custom e Tuning Show di Mosca, tappa russa dell'AMD World Championship, il campionato mondiale per costruttori custom
 

A volte ritornano

Ne avevo già parlato, della mia prima maximoto. Una Honda GL1000 GoldWing del 1976. Moto fantastica; ne avevo accennato proprio in relazione di alcune special che si sono viste circolare su alcuni siti un paio di anni fa (cliccate qui). Customizzare però una classica del genere, oltre che non facile per via di ovvi vincoli dettati dalla struttura di motore e telaio, è per molti un atto profano. Oggi, nella mia quotidiana ricerca di notizie “custom” dal mondo, mi sono imbattuto in un’altra GoldWing special. 

Nel grande freddo

Questa volta è la GL1100, seconda di una serie che ancora oggi, a quaranta anni dal suo inizio, rappresenta il non plus ultra in tema di luxury touring. Realizzata da AMC -Art Motorcycle Custom- un’officina di Mosca, è stata presentata al grande pubblico lo scorso febbraio, in occasione del Custom & Tuning Show della capitale russa (una tappa dell’AMD World Championship, il campionato mondiale per costruttori custom), ospitato all’interno del salone Moto Park Expo, l’evento più importante del mondo due ruote dell’ex repubblica sovietica (in Italia l’AMD World Championship sarà all’interno della Bike Fest di Lignano Sabbiadoro il 19-22 maggio). Altre volte abbiamo presentato special provenienti dalla Russia, tutte abbastanza estreme ed eccessive. Questa volta invece il rigido inverno del nord ha partorito una elegante maxi, muscolosa e sofisticata (guardate le foto).

Elegante e fedele all’origine

Primo step: La moto, che nasce carenata e dotata di tris di valigie, è stata completamente spogliata. Alexander Domaevu, boss di AMC, non è stato sedotto dalla possibilità di realizzare una custom pacchiana e piena di orpelli. Ha invece lavorato di fino per costruire una muscle naked che mantiene intatto il sapore originale del modello, enfatizzandone alcuni aspetti. Il serbatoio di serie, che nasconde filtro aria e impianto elettrico, è stato completamente reinventato, mantenendo però la sua originaria funzione di portastrumenti. Nell’originale spiccava l’indicatore analogico del livello carburante. Ora invece una serie di display digitali che sembrano pezzi di modernariato offrono informazioni su velocità, livello carburante, temperatura dell’acqua e marcia inserita. Il contakm però rimane curiosamente analogico. La sella ridisegnata e i parafanghi accorciati imprimono un look più moderno e muscoloso, mettendo in bella mostra il gruppo motore/serbatoio. Una verniciata nera con eleganti filetti simili agli originali completano un’estetica sobria e vicina a quella della prima versione di 1.000 cc.

Ciclistica rinnovata

Il motore della GoldWing è favoloso, oggi come quaranta anni fa. La potenza è cresciuta, il cambio si è ammorbidito, le prestazioni generali migliorate. Ma il carattere è lo stesso. Un’erogazione fluidissima e ricca di coppia. Per questo Alexander non lo ha modificato e si è concentrato invece sulla ciclistica. Le ruote originali in lega spariscono e sono soppiantate da una raffinata coppia di cerchi a raggi da 16” con gomme a spalla bianca, molto vintage. Gli ammortizzatori mollaccioni di serie sostituiti da una coppia di elementi in ergal regolabili nel precarico e nell’idraulica in estensione. Anche la forcella è nuova: arriva da una Suzuki e porta in dote delle pinze a quattro pistoncini, più potenti di quelle flottanti a pistoncino singolo della GL1100. Proprio bella: mi piace molto questa GoldWing. Certo, l’originale del 1976 era già un gioiello di per sé, ma devo ammettere che, tra le proposte custom viste finora, è quella che mi colpisce di più. Voi che cosa ne pensate?

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