11 January 2015

Le disavventure degli italiani alla Dakar 2015

Dopo le prime sei tappe del rally più duro al mondo, quattro italiani hanno dovuto abbandonare la gara. Cadute, incidenti e persino… le fiamme hanno interrotto la loro corsa. Uno dei piloti azzurri è stato fermato dalla polizia!

Le disavventure degli italiani alla dakar 2015

La Dakar 2015 è arrivata al giro di boa, dopo le prime sei tappe Barreda comanda la classifica generale davanti a Coma (+12’27”) e Goncalves (+17’12). Dei dieci italiani che hanno preso il via da Buenos Aires sono rimasti in gara: Botturi (11°), Ceci (24°) Brioschi A. (77°), Toia (83°), Brioschi M. (79°) e Casuccio (94°). Per gli altri piloti azzurri le cose non sono andate come si aspettavano: cadute, incidenti e persino… le fiamme hanno fermato la loro corsa. Uno di loro è stato anche portato alla centrale di polizia per un interogatorio! Qui sotto vi raccontiamo ciò che è capitato a Seminara, Zacchetti, Catanese e Casuccio e nella gallery trovate le foto dei quattro piloti italiani alla Dakar.

 

Seminara: sfortunato fin dall’inizio

La sfortuna si accanisce fin dall’inizio su Carlo Seminara: due cadute nel corso della prima tappa rompono il tappo della benzina della sua moto. Carlo è costretto a cercare la benzina tra gli spettatori per concludere la prima speciale e, non senza difficoltà, riesce a finire la prova. Al via della seconda tappa, la Yamaha di Seminara ha ancora problemi, questa volta è la pompa della benzina che perde. Il pilota non si demoralizza e continua la sua corsa finché… una brutta caduta a 150 km/h lo ferma. Carlo è dolorante alla spalla sinistra e viene trasportato in ospedale in elicottero per accertamenti. La sua Dakar termina qui.

 

Zacchetti: dakar… infuocata

La Dakar di Zacchetti finisce nel corso della seconda tappa: Cesare comincia bene la speciale cercando di portarsi il più avanti possibile, ma al 75° km finisce fuori strada e la moto si incastra nei cespugli; dei ragazzi lo aiutano a liberarla ma il vantaggio che è riuscito ad accumulare va perso. Tutto da rifare. Zacchetti inizia a tirare cercando di recuperare ma, superando un quad, cade di nuovo: un dente e il casco rotto. Cesare non molla nonostante il caldo, il dolore e la disidratazione e riparte; arriva sul fesh fesh e un'altra caduta lo ferma. Questa volta è in crisi profonda; altri piloti lo aiutano con i viveri e con la moto che non vuole saperne di ripartire: il pilota italiano decide di salire in sella di nuovo. Al km 407 (dei 421 in programma) il tracciato è completamente distrutto dal passaggio delle auto e Cesare decide di percorrere gli ultimi chilometri nel bush (la boscaglia). Ogni chilometro Zacchetti è costretto a fermarsi per rimuovere le sterpaglie incastrate, ma ad un certo punto finisce nei cespugli e la sua KTM... prende fuoco. La sua Dakar termina qui. Qui sotto trovate una video intervista di WRR WorldRallyRaid nella quale Cesare ci racconta come sono andate le cose.

 

 

Catanese: tappa no!

Nel corso della quarta tappa, un camion butta fuori strada Catanese provocandogli un infortunio al polso sinistro (probabilmente frattura dello scafoide). Il “Catano” è un osso duro, risale in sella e percorre i 600 km di trasferimento con il polso dolorante. Dopo un’ora e mezza di sosta per motivi organizzativi, Franceso parte per i 315 km di prova speciale. A 20 km dalla fine arriva il buio: Catanese è solo nel deserto, al freddo, è buio e con il braccio sinistro non riesce più a tenere il manubrio. Per fortuna verso le 23 un ragazzo su un pick-up lo aiuta ad arrivare al bivacco. Così facendo Francesco salta due waypoints più del consentito e la mattina dopo gli organizzatori gli impediscono di partire per la tappa successiva. Dakar finita per lui. Qui trovate maggiori approfondimenti riguardo alla Dakar di Francesco Catanese e nella gallery le sue foto.

 

Casuccio: polizia alla dakar

Alla fine della quinta tappa Matteo Casuccio (e con lui il pilota di quad Kees Kolen) viene raggiunto al bivacco da uno squadrone di poliziotti. Alla presenza del ministro dei beni culturali e in diretta TV il pilota viene condotto presso la stazione di polizia di Antofagasta per un interrogatorio. L’accusa è quella di aver danneggiato un sito archeologico durante la gara. Dopo tre ore di interrogatorio Casuccio viene rilasciato e il giorno successivo può prendere parte alla sesta tappa. Non è da escludere però che l’autorità giudiziaria cilena gli vieti di lasciare il Paese, impedendogli così di rientrare in Bolivia e continuare la Dakar. Matteo sulla sua pagina Facebook dice che si trattava solo di “quattro sassi” e ci sarebbe transitato sopra solo per non essere travolto da un’auto che lo stava sorpassando. Pur considerando giusto che un Paese "difenda" la propria storia e voglia proteggere siti che per noi possono anche sembrare solo "quatttro sassi" ma per altri possono avere un significato immenso, noi vogliamo credere alla buona fede di Matteo e speriamo che anche la polizia cilena la pensi così.

 

I video highlights della dakar 2015

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